CONTENTI DEL RIDIMENSIONAMENTO?

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Gennaio tempo di mercato e di sogni, sogni di riparazione però! Le società che vi ricorrono massicciamente, infatti, lo fanno per correggere gli errori commessi in estate, altre per migliorare la rosa, altre, approfittando di qualche situazione difficile, portano a termine buoni affari a poco prezzo.




Risparmiare, sembra diventata la parola d’ordine di tutte le nostre società! Da qualche anno, ormai, di soldi se ne vedono pochi sul mercato italiano. Opera solamente chi prima riesce a cedere qualche giocatore a quelle che, ormai, sono diventate le supersquadre d’Europa, o perché sostenute da assetti societari importanti, come Real Madrid e Barcellona, o perché proprietà di personaggi estremamente facoltosi, come Chelsea, Manchester City o Paris Saint Germain. Dall’inizio della crisi economica che dal 2008 ha colpito il mondo (e soprattutto l’Italia) queste società dettano legge sul mercato, presentando assegni di svariate decine di milioni di euro per il cartellino, proponendo ai calciatori contratti faraonici.
A tal proposito fa riflettere l’ammissione del general manager della Juventus “Beppe” Marotta, il quale, parlando della possibile cessione del gioiellino francese Paul Pogba, ammette che il Campionato Italiano, una volta il più bello e più ricco del mondo, è diventato un trampolino di lancio per i giocatori, verso club capaci di esborsi da capogiro. Effettivamente, da cinque anni a questa parte, il numero dei fuoriclasse che hanno lasciato l’Italia per ragioni puramente economiche, è aumentato in modo impressionante; fino al 2009 il solo Luciano Moggi aveva ceduto Zinedine Zidane per far cassa, soldi che gli sono serviti per portare in bianconero uomini del calibro di Gian Luigi Buffon, Fabio Cannavaro, Lillian Turham e Pavel Nedved: una squadra per un giocatore. Ora le cessioni eccellenti sono all’ordine del giorno. Specialista di questa pratica, dopo aver rovesciato il mercato in entrata, è diventato il Milan, il quale ha tratto grandi benefici economici dalle cessioni di Ricardo Kaka, Zlatan Ibrahimovic, preso praticamente in saldo dal Barcellona e Tiago Silva. Pure il Napoli, con le cessioni al Paris Saint Germain di Lavezzi e Cavani, ha detto la sua. Le nostre società di punta, ad esempio, non sono riuscite a competere quando Udinese e Palermo hanno messo sul mercato talenti del calibro di Alexis Sanchez e Diego Pastore, partiti rispettivamente per Barcellona e Parigi. Non sono solamente le offerte alle società a far la differenza, ma anche gli ingaggi offerti agli atleti stessi. Raramente le nostre società offrono più di cinque milioni di euro a stagione (già uno sproposito per molti). All’estero, in regime fiscale più favorevole, gli ingaggi sono ben più importanti. Da tutto ciò deriva un impoverimento tecnico che sta spingendo l’Italia ai margini del grande calcio. Il raggiungimento dei quarti di finale della massima competizione continentale, un tempo considerato un vero fallimento, ora è visto come un buon traguardo! Ciò non di meno, voci critiche si elevano vibranti attorno ad un movimento sempre più di secondo livello. Il problema è che, a lagnarsi, spesso sono proprio gli stessi detrattori dell’era d’oro, quando le squadre italiane dominavano la scena continentale, perché costruite con grandi capitali. Ci riferiamo agli anni Novanta e alla prima metà del decennio scorso, quando la Serie A era la meta preferita di tutti i più grandi calciatori in circolazione. “Ridimensionamento” era l’auspicio ed eccoli accontentati questi “novelli frati francescani”! Ora che godano!!!

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