CENT'ANNI DI STORIA D'ITALIA RACCONTATI DAL CALCIO

ROBERTO BAGGIO DIVENTA RE DI FIRENZE

Evitata la retrocessione in serie B, c’è aria di rinnovamento a Firenze; i conti Pontello, proprietari della società, affidano la presidenza a Pier Cesare Beretti, mentre in panchina arriva Sven Goran Erikson. Parte un nuovo progetto tecnico teso alla valorizzazione dei tanti “gioiellini” presenti nella rosa viola. Tra loro, naturalmente, c’è proprio il ventenne Roberto Baggio.




In riva all’Arno d’argento si cerca l’erede di Giancarlo Antognoni, andato a spendere gli ultimi sprazzi di classe cristallina tra i monti della città svizzera di Losanna. La gente sembra aver adottato proprio Roberto Baggio, non fosse altro che per la sua vicenda umana, segnata da tanto dolore nelle ultime due travagliate stagioni. Non sembra essere così per Eriksson, il quale vorrebbe addirittura mandarlo in prestito al Cesena, allo scopo di fargli fare esperienza. Incassato il diniego di società e giocatore, intendimento dello svedese sarebbe quello di schierarlo sulla fascia, per sfruttarne a pieno lo scatto e la sua velocità d’esecuzione. Sebbene timido e riservato, Roberto Baggio non manca di farsi sentire: lui di giocare sulla fascia non ci sente, e per quell’anno preferisce contendersi il posto con i vari Ramon Diaz, Stefano Rebonato, reduce dal gran campionato cadetto disputato con la maglia del Pescara ed Alberto Di Chiara. La stagione si snoda tra alti e bassi, con la squadra che viaggia a metà classifica, levandosi la soddisfazione di passare sul terreno del Milan del neo arrivato Arrigo Sacchi e della Juventus, successi firmati dal ragazzo di Caldogno.
Nel privato, formalizza la sua fede buddista; dall’1 gennaio del 1988 aderisce alla Soka Gakkai. Più volte spiegherà di aver trovato all’interno di questa fede le chiavi per sopportare le fatiche e i dolori legati alla sua attività. I numerosi infortuni patiti si fanno già sentire: allenamento dopo allenamento, partita dopo partita, ma la forza di volontà gli permette di entrare in campo ed incantare. L’anno successivo, assieme a Stefano Borgonovo, trova l’intesa per creare una coppia devastante. Nonostante la sostanziale pochezza tecnica della squadra alle loro spalle, i due realizzano ben 29 reti in 34 partite e trascinano i viola allo spareggio per l’accesso alla Coppa UEFA 1989-90, vinto contro la Roma, grazie ad una rete dell’ex capitolino Roberto Pruzzo, ispirato proprio da un assist di Baggio. Per lui arriva anche l’esordio con la maglia azzurra, nella partita del novembre 1988 giocata contro l’Olanda, mentre il terreno dello stadio Bentegodi di Verona lo vede realizzare la prima rete azzurra contro l’Uruguay, nella gara disputata il 24 aprile del 1989.
L’estate del 1989 è segnata dalla tragica scomparsa del presidente Beretti e con lui sembra anche andarsene l’entusiasmo per un progetto che iniziavaa dare i propri frutti. Lasciano la squadra il tecnico Erikson, il difensore svedese Hysen e, soprattutto, il compagno di reparto e di scorribande Stefano Borgonovo, richiamato al Milan, assieme ai difensori Stefano Carobbi e Stefano Salvatori. La società completa la rosa con l’ingaggio del cecoslovacco Lubos Kubik, l’argentino Derticia e, soprattutto, pescando a piene mani tra i giocatori del Verona, costretto a smobilitare per gravissimi problemi economici. La squadra non gira, nonostante le giocate da antologia di Baggio, tra cui si ricorda l’inutile doppietta realizzata alla 5a giornata sul campo del Napoli del rientrante Diego Armando Maradona. Sul piano personale il ragazzo vive un periodo estremamente felice; pure con la maglia azzurra non lesina le giocate, candidandosi come grande concorrente per le maglie solitamente indossate da Roberto Donadoni o Roberto Mancini. Per lui arrivano anche le nozze con Andreina, sua coetanea e sua vicina di casa, con la quale ha superato i problemi legati alle differenze religiose. I due convolano a nozze secondo rito cattolico, pratica contemplata in una religione tollerante come quella abbracciata da Roberto Baggio.
Il campionato ’89-90 lo vede esprimersi costantemente ad altissimi livelli, andando a segno con grande regolarità, ma per la sua Fiorentina è un’altra stagione di patimento in serie A, con una salvezza messa in cassaforte solo all’ultima giornata, grazie al 4 a 1 rifilato all’Atalanta. A tutto questo fa da contrappunto lo splendido cammino in Coppa UEFA, dove i viola raggiungono la finale da disputare contro la Juventus.





I tifosi gigliati lo hanno eletto a loro idolo e Baggio ricambia, memore altresì dell’affetto ricevuto nei difficilissimi periodi della rieducazione. Tuttavia si rincorrono voci poco rassicuranti sul futuro del giocatore: i Pontello sono alla continua ricerca di fondi e, da più parti, si vocifera dell’immissione sul mercato di Roberto Baggio, sul quale si sarebbe avventata l’odiatissima Juventus. Il tutto diventa più che una voce proprio in occasione dell’ultima partita vinta in casa contro l’Atalanta, con un Baggio, festante sotto la curva dei suoi tifosi, pronto a lanciarsi in dichiarazioni di fuoco contro il suo eventuale passaggio in bianconero. Intanto a Torino va la Coppa UEFA e, qualche giorno più tardi, la tanto temuta notizia arriva: nella stagione calcistica 1990-91 Roberto Baggio dovrà vestire la maglia della Juventus: la Fiorentina ha perso il suo re!

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