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FABIO CAPELLO ALLENATORE E APPRENDISTA LEGGENDA DEL CALCIO

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La carriera di Fabio Capello allenatore inizia ufficialmente in una calda domenica di maggio. Sul terreno dello Stadio Olimpico, Lazio e Milan hanno appena terminato l’ultima partita del campionato 1979-80. Alla mestizia per un destino segnato da vicende extra-campo, negli spogliatoi rossoneri si contrappone quella vagamente gioiosa di chi saluta un bravo collega: Fabio Capello ha appena giocato gli ultimi venti minuti della sua carriera da calciatore. Gianni Rivera, da un anno vicepresidente ed il direttore sportivo Giorgio Vitali chiedono al tecnico Massimo Giacomini un parere su un eventuale Fabio Capello allenatore. Il responso è favorevole: la risposta non sorprende Gianni Rivera, il quale più volte ha sentito il “barone” Niels Liedholm profettizzare al friulano un futuro da bravo allenatore.




Fabio Capello allenatore: LE GIOVANILI AL MILAN E IL LAVORO DA COMMENTATORE Tv

Milanello rimane la sua sede di lavoro, ma inizia a vestire la tuta da tecnico. Mentre frequenta il Supercorso di Coverciano, inizia a lavorare con i giovani, fino a diventare responsabile della squadra Primavera nel 1982. Sono questi anni travagliati per la società rossonera, passata per una retrocessione d’ufficio, una sul campo ed un cambio di proprietà: da Felice Colombo a Giussi Farina. Il settore giovanile rappresenta l’unica nota lieta: in prima squadra sono già arrivati elementi promettenti come Alberigo Evani, Andrea Icardi e Giuseppe Incocciati. Capello non smentisce le attese: plasma buoni giocatori come i difensori Russo e Cimmino, ma, soprattutto lancia nella mischia il poco più che adolescente Paolo Maldini, assieme al promettente collega di reparto Alessandro Costacurta. Arriva pure un trofeo: la Coppa Italia Primavera 1994-95.
In questi anni però, il grande pubblico non conosce il Fabio Capello allenatore formatore di grandi talenti, ma un vivace commentatore televisivo al fianco dell’elegantissimo Luigi Colombo, che, attraverso gli schermi di Telemontecarlo, regalano agli appassionati la visione di grandi match internazionali. Diretto ed essenziale, proprio come quando giocava, il friulano rafforza anche attraverso il microfono la sua idea del calcio, apprendendo anche i segreti del mondo dei media legati al gioco del pallone.

Fabio Capello allenatore: SILVIO BERLUSCONI E L’APPRODO IN PRIMA SQUADRA

Terminato il mondiale del Messico, vissuto da Capello nel ruolo di commentatore, per l’uomo venuto da Pieris inizia una nuova avventura. Il nuovo presidente del Milan, Silvio Berlusconi, lo vuole in prima squadra accanto a Niel Liedholm, l’uomo che gli aveva predetto un grande futuro da tecnico. Capello ritrova alcuni giocatori che ha visto crescere nelle giovanili, il grande Franco Baresi, esordiente quando lui stava giocando le ultime partite da professionista, assieme ad altri campioni arrivati dopo una campagna acquisti faraonica. Tante le aspettative attorno ad un gruppo costruito con investimenti mai visti, ma i risultati non arrivano. Ad un certo punto l’obbiettivo minimo sembra sfumare: il tecnico svedese non ha più il controllo sulla squadra, anche per una delegittimazione arrivata dall’alto. L’interessamento nei confronti dell’emergente Arrigo Sacchi, coetaneo di Capello, senza passato calcistico, non sono per nulla nascosti.
Dopo la sconfitta per 2 a 1 sul campo di Avellino, Niels Liedholm viene rimosso dall’incarico e al suo posto viene chiamato proprio Fabio Capello. Il friulano inizia a lavorare sulla “testa” dei giocatori a sua disposizione. La squadra non brilla a livello di gioco, ma riprende a lottare. Con un discreto finale di stagione, di cui si ricorda il perentorio 4 a 1 rifilato alla Roma in un vero e proprio scontro diretto, il Milan chiude a quota 35, a pari merito con la Sampdoria, autentica “bestia nera” stagionale, avendo vinto la partita di Genova per 3 a 0, ribadendo la superiorità a San Siro per 2 a 0.
Nell’ultimo sabato di maggio del 1987 le due squadre si incontrano a Torino per un drammatico match di spareggio. Contrariamente a quanto avvenuto in campionato, il Milan blocca sul nascere le trame veloci e ficcanti dei ragazzi allenati da Vujadin Boskov, capaci di momenti di gioco devastante. La partita si trascina fino al 90′, con un Milan che fa del possesso palla la sua principale arma difensiva. Si arriva ai tempi supplementari, nei quali Daniele Massaro dà la zampata decisiva che manda il Milan in Europa, estromettendo la brillantissima Samp di Vialli e Mancini dalle competizioni europee 1987-88. Le immagini di Fabio Capello allenatore festante con i suoi ragazzi, sono la chiara testimonianza di una filosofia: quella del gruppo, quella del “trainer” assieme ai suoi ragazzi: nel bene e nel male. In questo richiama decisamente alla memoria il suo conterraneo Nereo Rocco.

Fabio Capello allenatore: GLI ANNI DIETRO LA SCRIVANIA

Centrato l’obbiettivo, Fabio Capello torna dietro le quinte, questa volta non in veste di allenatore, ma di dirigente. Berlusconi sta facendo del Milan una vera e propria polisportiva, con una società che si occupa anche di rugby, hokey su ghiaccio e palla a volo, facendo indossare a tutti la casacca a striscie verticali rossonere. Un progetto simile ha bisogno di molte menti pensanti, qualità che non fa certo difetto a Fabio Capello, da sempre persona curiosae duttile a livello intellettuale. Il friulano impara presto, sopratttutto l’arte di gestire gli uomini, capacità destinata a tornargli estremamente utile quando tornerà a sedersi in panchina, trovando un ambiente estremamente cambiato.

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