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FABIO CAPELLO ALLA SPAL

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E così, nell’autunno del 1962, si concretizza il passaggio di Fabio Capello alla Spal, per la somma di due milioni, versati da Paolo Mazza nelle casse del Pieris.
A Ferrara trova ad allenarlo Giovan Battista Fabbri, talentuosa mezz’ala dinamica e dalle buone capacità realizzative, che tra la fine degli anni quaranta e gli anni cinquanta ha collezionato una cinquantina di presenze nella massima categoria, di cui diventerà grande protagonista alla fine degli anni settanta sulle panchine di Lanerossi Vicenza ed Ascoli. Per il momento al giovane Fabbri, solo omonimo dell’Edmondo che sta per prendere la guida della nazionale azzurra, spetta il compito di forgiare e migliorare le attitudini di Fabio Capello.
Frattanto, la prima squadra disputa un eccellente campionato, terminando all’ottavo posto in classsifica, guadagnando così il diritto all’ennesima permanenza consecutiva nella massima serie calcistica italiana. Nel 1963-64 le cose non vanno per il verso giusto: sotto la guida di Giacomo Blason la Spal parte discretamente, ma entra in crisi, scivolando all’ultimo posto in graduatoria. A fine marzo la società tenta la carta della disperazione, esonerando il tecnico, chiamando in panchina proprio GB Fabbri. Questi, a sua volta, decide di gettare nella mischia i giovani Pasinati e, per l’appunto, Fabio Capello. È il 29 marzo, la Spal perde sul campo della Sampdoria per 3 a 1, ma il nostro Fabio è diventato ormai un calciatore professionista, tra un allenamento ed una interrogazione all’Istituto per Geometri di Ferrara.




Fabio Capello alla Spal: DALLA SERIE B A UOMO MERCATO 1967

Nell’estate del 1964, agli ordini di Giovan Battista Fabbri, Fabio Capello parte per il ritiro estivo in preparazione della stagione 1964-65. Poche le facce nuove per raggiungere l’obbiettivo dell’immediato ritorno in serie A: dal Catanzaro è arrivato Osvaldo Bagnoli, centrocampista scuola Milan, diventato un esperto della serie B. L’inizio non è esaltante, tanto che, dopo nove giornate, la società decide di rimuovere Fabbri chiamando l’esperto Francesco Petagna, attaccante della Triestina degli anni Trenta, nonché tecnico di lungo corso. Friulano come Capello, il nuovo tecnico mette ordine e guida la rimonta spallina fino a conquistare la terza piazza dietro Brescia e Napoli. Capello è uno dei protagonisti della cavalcata, tutto tra una lezione a scuola ed incontri galanti in corriera. Proprio lì avviene l’incontro con Laura Ghisi, destinata a diventare la donna della sua vita.
A 19 anni Fabio Capello ritorna in serie A, questa volta da protagonista! Osvaldo Bagnoli viene arretrato nel ruolo di libero, proprio per fargli posto a centrocampo. Nonostante la giovane età non è per nulla intimorito di fronte ai grandi campioni: è un ragazzo solido mentalmente, tanto da diventare il rigorista della squadra. È la mente pensante di un gruppo capace di conquistare un’onorevole salvezza, tanto da non lasciar indifferente nemmeno il “mago” Helenio Herrera.
Nella stagione calcistica 1966-67, partita tra le polemiche per la disfatta azzurra contro la Corea del Nord, Fabio Capello è alle prese con un ginocchio che ne limita il suo apporto alla Spal. La sua assenza si fa sentire e la squadra si trova impelagata nelle posizioni che scottano. Il friulano riesce a rientrare per il finale di stagione e a garantire il proprio apporto nei momenti decisivi. La squadra è salva, ma la storia di Capello alla Spal è destinata a terminare. Paolo Mazza decide di accettare l’offerta della Roma; Luigi Brunella, terzino dei giallo-rossi campioni d’Italia 1941-42 ne caldeggia l’aquisto al punto da convincere l’allora Presidente Evangelisti a spendere più di duecento milioni per questo ragazzo. Come fece in passato papà Guerino, Paolo Mazza non si rimangia la parola, nemmeno davanti all’offerta superiore dell’Inter arrivata per mano di Helenio Herrera e, dopo aver sposato Laura, parte per affrontare l’avventura nella Capitale.

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