CENT'ANNI DI STORIA D'ITALIA RACCONTATI DAL CALCIO

LE GRANDI SFIDE DI SERIE A E TUTTA LA CHAMPION'S LEAGUE SU MEDIASET PREMIUM

FABIO CAPELLO ALLA ROMA

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather
Il passaggio di Fabio Capello alla Roma avviene nei giorni in cui appassionati ed addetti ai lavori s’interrogano sull’incredibile caduta dell’Inter di Helenio Herrera, capace di gettare al vento Coppa dei Campioni e scudetto in meno di una settimana. Nella Milano ner’azzurra inizia una resa dei conti che porta la società a cedere alcuni giocatori. Tra loro Jair da Costa,colpo copertina di mercato proprio della Roma, nella capitale assieme ad altre promesse come il centrocampista Franco Cordova (proveniente dal Brescia) e all’attaccante Giuliano Taccola, mentre la difesa è rinforzata ingaggiando dal Milan il terzino Pelagalli. In panchina, ancora una volta, Oronzo Pugliese, il mago di Turi, uno dei personaggi più caratteristici della storia del calcio italiano, maestro nel motivare i propri giocatori.




Non è semplice il primo anno di Fabio Capello alla Roma; il ginocchio continua a dargli problemi: vede il campo solamente 11 volte, sufficienti tuttavia per togliersi la soddisfazione di realizzare il gol decisivo col quale i giallo-rossi battono la Juventus, mantenendosi al comando della classifica. La squadra, però non riesce a tenere il passo: il Milan domina il campionato, mentre la Roma chiude a centro classifica.

Capello alla Roma: ARRIVA IL “MAGO” HERRERA

Nel 1968 Helenio Herrera lascia l’Inter dopo 8 stagioni di successi, accettando l’offerta della Roma. Chiede di svecchiare l’organico, puntando sui giovani di qualità già presenti in rosa, ai quali affianca i difensori Aldo Bet e Sergio Santarini, fatti acquistare dall’Inter, dove ha rispedito Jair Da Costa. Tra loro, naturalmente, c’è proprio quel Fabio Capello che lui avrebbe voluto con sè a Milano. Il “mago” mette nelle mani del friulano le chiavi del suo gioco: in lui ritrova alcuni aspetti del gioco di Luis Suarez: propensione al sacrificio, visione di gioco e la capacità di pescare i compagni a quaranta metri di distanza con lanci millimetrici Il ragazzo, dal canto suo, ha la personalità giusta per assolvere ad un compito simile: «Era un ragioniere del centrocampo», ricorda Fausto Landini una delle promesse di quella Roma, «aveva piedi perfetti e un carattere forte che ne fece un leader da subito, nonostante la giovane età. Scen­deva sempre in campo per vince­re, e per stimolare i compagni non esitava a discutere con loro durante la partita. Fuori, natu­ralmente, tornava il ragazzo più tranquillo di questo mondo».
Nel primo anno di gestione Herrera la squadra naviga nelle posizioni di rincalzo, ma deve fare i conti con i postumi della tragedia di Cagliari, quando su un lettino da massaggio, negli spogliatoi del vecchio “Ansicora”, moriva il giovane Giuliano Taccola, in circostanze mai del tutto chiarite. Le soddisfazioni per i giallorossi arrivano dalla Coppa Italia, dove Capello, risolti finalmente i guai fisici che ne avevano compromesso il rendimento nelle due stagioni precedenti, si rivela decisivo realizzando la doppietta nel 3 a 1 col quale i Capitolini battono il Foggia nell’ultima partita del girone di finale della Coppa Italia 1968-69. È questo l’unico trofeo sollevato da Fabio Capello alla Roma, ma per lui non è altro che il primo di una lunghissima serie.
La stagione 1969-70 vede ancora la Roma navigare a centro-classifica in campionato, ma in Coppa delle Coppe si comporta da “grande”. I “giovanotti” guidati in panchina da Herrera e diretti in campo da Fabio Capello, diventato da poco padre, arrivanofino alla semifinale contro i polacchi del Gornik Zabrze, rappresentanti un movimento in grande crescita. Dopo tre battaglie chiuse in perfetto equilibrio, non essendo previsti i calci di rigore, un sorteggio maligno spezza il sogno. Quanto fatto dai giallo-rossi non passa inosservato: da quel gruppo di giovani promesse potrebbe nascere una squadra vincente. Ne è convinto Gianpiero Boniperti, che mette sul piatto soldi, tanti e utili per le asfittiche casse capitoline, e giocatori da rilanciare. Il neo presidente Alvaro Marchini prende la palla al balzo ed il mercato 1970 si chiude col passaggio di Luciano Spinosi, Fausto Landini e Fabio Capello alla Juventus, affidata al giovane tecnico emergente Armando Picchi.

PAGINA SUCCESSIVA PAGINA PRECEDENTE Facebooktwittergoogle_pluslinkedinrssyoutubeby feather

LASCIA UN Commento