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FABIO CAPELLO “CERVELLO” DELLA JUVENTUS E DELLA NAZIONALE!

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Nell’estate del 1970, a 24 anni e con oltre 100 presenze in serie A, inizia l’esperienza di Fabio Capello alla Juventus. Dopo le ultime deludenti stagioni, la società ha dato corso ad un profondo rinnovamento: Presidente è diventato Gianpiero Boniperti, mentre Italo Allodi è diventato il general manager. Egli ha voluto in panchina il giovane Armando Picchi, il capitano della “grande Inter”, da lui plasmata all’inizio del decennio precedente. Il giovane tecnico toscano deve allenare un gruppo di giovani promesse, dove il difensore Sandro Salvadore e il fantasista tedesco Helmut Haller fungeranno da chioccie.
In breve Fabio Capello diventa uno dei leader in un gruppo di giocatori che vanno dai ventenni (o poco più) Antonello Cuccureddu, Luciano Spinosi, Franco Causio e Roberto Bettega, ai circa ventiquattrenni “Beppe” Furino, Gian Pietro Marchetti, “Pietruzzo” Anastasi (il bomber) e Francesco Morini. Anche in maglia bianconera il friulano si fa apprezzare per il suo gioco essenziale e ragionato. In campionato la squadra veleggia nelle prime posizioni, mentre in Europa giunge fino alla finale dell’ultima edizione della Coppa delle Fiere (dall’anno successivo si chiamerà Coppa UEFA), ma una tragedia squoterà l’intero ambiente: a fine stagione, dopo lunga malattia, viene a mancare il tecnico Armando Picchi. I ragazzi risentono della perdita e non riescono a portare in Italia il trofeo, finito nella bacheca del Leads.




Capello alla Juventus: L’ERA VYCKPALEK

Cestmir Vyckpalek, asso cecoslovacco bianconero dell’immediato II dopoguerra, viene a colmare il vuoto lasciato da Armando Picchi. Grande psicologo, il nuovo trainer riporta tranquillità e fiducia nell’ambiente ed il gruppo inizia al meglio una battaglia destinata a rivelarsi furibonda. L’Inter neo campione in carica perde terreno, ma l’altra milanese non molla. Non bastasse a contendersi il primato c’è il sorprendente Torino dei vari Aldo Agroppi, Giorgio Ferrini, Angelo Cereser e Claudio Sala, guidati in panchina dal giovanissimo Gustavo Giagnoni. A questo si aggiunge il dramma occorso a Roberto Bettega, fuori causa per una terribile polmonite. Fabio Capello alla Juventus si scopre anche ottimo realizzatore e diventa decisivo nella volata che, a fine stagione, vede prevalere i bianconeri di un punto davanti al Milan e al Torino.
Di lui si accorge anche Ferruccio Valcareggi, pronto a schierarlo nella decisiva gara di ritorno contro il Belgio, valida per i 4i di finale del Campionato Europeo per Nazioni 1972. L’Italia deve vincere e “Zio Uccio” ha bisogno di piedi buoni in mezzo al campo, dato il calo di “Picchio” De Sisti e la lunga squalifica che sta costringendo ai box Gianni Rivera, col quale, tra l’altro, i rapporti non sono idilliaci. L’esordio non è fortunato, ma Capello convince anche il il Commissario Tecnico.
A 26 anni Fabio Capello è ormai una realtà nel panorama calcistico nazionale e da leader accoglie in bianconero l’arrivo del portiere Dino Zoff e del bomber Josè Altafini, acquistati dal Napoli per dare spessore alla rosa, in vista della nuova avventura in Coppa dei Campioni. È un altro campionato trilling, nel quale il doppio impegno sembra togliere energie essenziali. A cinque gare dalla fine la squadra è attardata, ma si è garantita l’accesso alla finale di Belgrado contro l’Ajax due volte campione uscente. L Vyckpalek compie un capolavoro di psicologia: invita la squadra a giocare una partita alla volta, concentrandosi sulla vittoria, per poi fare i conti il 20 maggio. Davanti Milan e Lazio rallentano ed i bianconeri si presentano all’ultimo appuntamento con un punto di svantaggio. In una delle domeniche più incredibili della storia del calcio italiano, il Milan crolla a Verona, la Lazio cade a Napoli e, quando tutti pensavano allo spareggio, Antonello Cuccureddu trova il goal che mantiene lo scudetto sulle maglie della Juventus.
La gioia non si ripete una decina di giorni più tardi. Qualche minuto dopo l’inizio della partita Jonny Repp infila la porta di Dino Zoff, la Juventus reagisce, ma non riesce a trovare la zampata decisiva, rimandando ancora una volta l’appuntamento con la “coppa dalle grandi aorecchie”. Per la Juventus targata Vyckpalek seguiranno la sconfitta nella finale di Coppa Italia ’73 contro il Milan, quella nella Coppa Intercontinentale con l’Indipendente e il secondo posto nel campionato 1973-74 dietro alla Lazio di Giorgio Chinaglia e Tommaso Maestrelli.

Capello alla Juventus: TITOLARE E “CERVELLO” IN NAZIONALE

Accanto alle soddisfazioni in bianconero, per Fabio Capello ci sono anche quelle con la maglia della nazionale, di cui è diventato elemento imprescindibile. La sua duttilità tattica gli permette la proficua coesistenza con Gianni Rivera, tornato in maglia azzurra a furor di popolo. I due s’intendono a meraviglia e creano gioco per una formazione che sembra imbattibile. La difesa, con Tarcisio Burgnich scopertosi libero di valore e Giacinto Facchetti, sempre padrone della fascia sinistra, non prende gol, mentre davanti i vari Riva, Anastasi, Boninsegna e Chinaglia mettono a frutto il lavoro di una delle coppie di mezz’ali più forti del momento. Nel 1973 cadono Inghilterra e Brasile, fino ad arrivare alla trasferta di Wembley dell’autunno di quell’anno, quando proprio un goal di Fabio Capello regala agli azzurri la prima storica vittoria in casa di quelli che sono sempre stati considerati come “i maestri”. La squadra si qualifica senza problema al mondiale di Germania, al quale si presenta da grande favorita. In terra tedesca, però, le cose non vanno per il verso giusto: una condizione fisica generale scadente, le grandi divisioni createsi nel gruppo, con la fazione dei laziali e quella degli altri ed un pizzico di sfortuna,hanno sancito l’eliminazione al primo turno della squadra azzurra. Di quel mondiale racconta Capello:

Ferruccio Valcareggi verrà rimosso dalla carica e molti “mostri sacri” non vestiranno più l’azzurro, mentre Fabio Capello rimarrà al suo posto, fungendo lui, questa volta, da chioccia per i giovani chiamati da Fulvio Bernardini.

Capello alla Juventus: L’ERA CARLO PAROLA

Terminato l’infausto mondiale 1974, l’avventura calcistica di Fabio Capello alla Juventus continua con l’arrivo in panchina di Carlo Parola, altra bandiera del passato, compagno di squadra di Gianpiero Boniperti, al quale si chiede di valorizzare giovani come Gaetano Scirea, Claudio Gentile ed Oscar Damiani. Capello continua ad agire da direttore d’orchestra di una squadra che non brilla particolarmente per il gioco espresso, ma per il pragmatismo col quale precede in classifica il Napoli nella stagione 1974-75, riconquistando lo scudetto. L’anno seguente, con l’innesto in rosa della promessa Marco Tardelli e dell’esperto Sergio Gori, la marcia bianconera si fa inarrestabile nel girone d’andata. Gli uomini allenati da Carlo Parola chiudono la fase ascendente del campionato conquistando ben 26 punti sui 30 a disposizione, facendo dimenticare la precoce eliminazione in Coppa dei Campioni. Tuttavia qualcosa s’inceppa nel meccanismo dei campioni d’Italia in carica: il Torino di Gigi Radice non sbaglia un colpo e porta a buon fine la rimonta, culminata con la sconfitta di Perugia che, il 16 maggio 1976 riporta il tricolore sulle maglie granata.
A giochi fatti inizia “la resa dei conti” a Torino. Ci sono cambiamenti in vista: sulla panchina arriva Giovanni Trapattoni, reduce dall’ottimo terzo posto conquistato alla guida del Milan di Gianni Rivera. Il tecnico di Cusano Milanino chiede un organico da battaglia. La società lo accontenta scambiando Pietro Anastasi con l’interista Roberto Boninsegna. Nel frattempo Fabio Capello, in un’intervista riguardante il momento della nazionale azzurra in procinto di affrontare il torneo statunitense del bicentenario, si lamenta della povertà del gioco juventino. La società ne ha “abbastanza” delle esternazioni di questo friulano, tanto disciplinato nel modo d’agire, tanto fuori dagli schemi in quello di pensare. Al Milan scoppia la grana Benetti, in rotta con Gianni Rivera, per la questione della fascia di Capitano che il mediano non ha voluto restituire al “golden boy” rientrato dopo la questione Buticch: logico a questo punto lo scambio, con buona pace di tutti: Capello passa al Milan, dove potrà giocare accanto a Gianni Rivera, ricostituendo una coppia di mezz’ali che tanto bene ha fatto in nazionale, mentre Benetti va a completare il progetto di squadra ideato dal duo Boniperti-Trapattoni.i
Non senza polemiche termina così l’avventura calcistica di Fabio Capello alla Juventus.
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