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FABIO CAPELLO AL MILAN

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Non senza polemiche, nell’estate del 1976 inizia la vicenda umana e sportiva di Fabio Capello al Milan. Il centrocampista giunge in rossonero carico di gloria e d’esperienza. A trent’anni si appresta ad aprire un capitolo destinato a segnare per sempre la sua esistenza.
Rientrato dal torneo esibizione del Bicentenario, affrontato negli Stati Uniti con la nazionale guidata dal duo Bernardini-Bearzot, trova sulla panchina del Milan “Pippo” Marchioro, con un nuovo progetto di gioco. La società ha cercato di fare le cose in grande: con lui sono arrivati Giorgio Morini, un giolly difensivo che lui ha conosciuto in nazionale, la promessa Simone Boldini, l’ala Giorgio Braglia, grande protagonista del secondo posto che il Napoli ha conquistato nella stagione 1974-75 e dall’Ascoli il brianzolo Massimo Silva, chiamato a rafforzare il reparto avanzato.




Fabio Capello al Milan: STAGIONE 1976-77 PAURA E TRIONFO

Contrariamente alle attese, però, il progetto Marchioro non decolla, la squadra a metà campionato viaggia sul fondo della classifica. La società decide di dare una scossa all’ambiente riportando in panchina, col ruolo di Direttore Tecnico, il triestino Nereo Rocco. “El Paròn” rimette ordine, Rivera torna ad incantare e a giugno inoltrato tutti festeggiano la conquista della Coppa Italia 1976-77, viatico per tenere i rosso-neri nelle coppe europee.

Fabio Capello al Milan: NIELS LIEDHOLM E LA STELLA

Quasi tre lustri di calcio giocato cominciano a farsi sentire sulle ginocchia, freno per l’apporto di Fabio Capello al Milan. Al nuovo tecnico, Niels Liedholm, tornato al Milan dopo più di dieci anni, piace poter contare su uomini d’esperienza in grado di aiutarlo a far crescere i numerosi giovani in rosa. La squadra parte bene, volando addirittura al comando, ma nel girone di ritorno i limiti vengono a galla ed il 4o posto finale può essere accolto come un buon risultato.
Capello, come molti italiani, segue da spettatore il mondiale argentino, per poi iniziare la nuova stagione. L’esplosione di Ruben Buriani e gli arrivi di Walter De Vecchi dal Monza e Walter Alfredo Novellino dal Perugia tolgono spazio a centrocampo. I rossoneri partono a razzo e per Fabio Capello non è facile inserirsi in un meccanismo che sembra perfetto. Le pessime condizioni fisiche di Rivera gli consentono qualche apparizione, ma in quella stagione conterà solamente 8 presenze. Tuttavia, il suo apporto si fa sentire soprattutto fuori dal campo, contribuendo in modo fattivo alla conquista dello scudetto della stella.

Fabio Capello al Milan: L’ULTIMO ANNO DA CALCIATORE

Festeggiato lo scudetto, il Milan subisce cambiamenti epocali: Gianni Rivera decide di ritirarsi dal calcio, mentre Niels Liedholm accetta la proposta del neo-presidente della Roma Dino Viola e torna nella Capitale. Sul fronte degli acquisti si segnala solamente l’ingaggio del giovanissimo Francesco Romano, mezz’ala di talento prelevata dalla Reggiana, alla quale Capello dovrebbe fare da chioccia.In panchina arriva Massimo Giacomini, reduce da una doppia promozione alla guida dell’Udinese, riportata nel grande calcio dopo ben 17 anni. Capello potrebbe risultare ancora molto utile alla causa, ma le condizioni fisiche gli permettono di vedere il campo solo in tre occasioni. Il friulano comprende che, alla soglia dei 34 anni, è forse giunto il momento di pensare ad altro. L’11 maggio 1980 si chiude il capitolo da calciatore di Fabio Capello al Milan, per aprirsene un altro che, negli anni a venire, lo consacrerà al rango di “mostro sacro” del mondo legato al “Dio Pallone”.

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