CENT'ANNI DI STORIA D'ITALIA RACCONTATI DAL CALCIO

PIETRO VIERCHOWOD

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Al momento è l’anima della squadra, il capitano, assieme a Beppe Dossena e Toninho Cerezo l’uomo di maggior personalità, in quanto sono gli unici ad essere giunti in blu-cerchiato già carichi di gloria.
Originario di Calcinate, località in provincia di Bergamo, nasce il 6 aprile 1959 da madre italiana e padre di origine Ucraina. Ivan Lubjanovic Verchowod è un soldato dell’ex armata rossa, fatto prigioniero e deportato nei campi di Bolzano e Pisa che, terminata la II guerra mondiale, ha rifiutato di rientrare in patria.




Cresce calcisticamente nella Romanese, con cui esordisce nnella stagione 1975-76 in serie D, attirando l’attenzione di alcune società lombarde, tra cui il Como che lo acquista nel 1976. Con i lariani parte dalla serie B, retrocede in serie C1 e, diventato titolare agli ordini del tecnico Pippo Marchioro, è uno dei protagonisti della doppia promozione che, nel volgere di due stagione, li vede di nuovo in serie A.
Il 14 settembre 1980 segna l’inizio del suo rapporto ventennale col grande calcio. Nonostante la sconfitta per 1 a 0 contro la Roma, Vierchowod mostra immediatamente di trovarsi a suo agio tra i grandi. Le sue grandi qualità di difensore: velocità, decisione negli interventi e grande senso dell’anticipo, vengono notate immediatamente da Enzo Bearzot, solitamente restio a convocazioni affrettate. Nel caso di Vierchovod, stante l’indisponibilità di alcuni grandi giocatori come il difensore milanista Fulvio Collovati, costretto alla serie B, il friulano fa volentieri un’eccezione, anche perché deve approntare la rosa per affrontare il Mundialito per nazioni previsto in Uruguay all’inizio del 1981. Esordisce nella partita pareggiata 1 a 1 contro l’Olanda e di lì in avanti, sarà un nome fisso nelle liste di convocazione redatte dall’allora commissario tecnico.
Terminato il campionato con la salvezza, Vierchowod è uno dei pezzi pregiati del mercato. La Sampdoria, società militante all’epoca in serie B, lo acquista. Lui non gradirebbe il ritorno nella seconda serie nazionale, in quanto gli precluderebbe la possibilità di giocarsi le proprie chances di prendere parte al Mundial Spagnolo, previsto al termine del campionato. La dirigenza blu-cerchiata lo accontenta, spedendolo in prestito alla Fiorentina, regina del mercato dell’estate 1981, in cambio di alcuni giocatori buoni per costruire una rosa adatta per lottare per la promozione. Con la maglia viola disputa un grande campionato sfiorando la conquista dello scudetto, perso per un punto contro la Juventus. Per lui non c’è tempo di rammaricarsi: è uno dei ventidue che compongono la rosa che l’11 luglio 1982, alza la ùCoppa del Mondo di calcio tra la sorpresa generale.
Torna in Italia e, invece di rientrare alla Sampdoria, sua società d’appartenenza, si trova ceduto in prestito alla Roma, in cambio di Dario Bonetti e Domenico Maggiora. Assieme a grandi campioni come Bruno Conti, Roberto Pruzzo, Paulo Roberto Falcao e Franco Tancredi, è una delle colonne che riportano lo scudetto nella Capitale.
Nel 1983 la Samp decide che è arrivato il momento di tenere per sè il suo gioiello. La società ha sfiorato la qualificazione UEFA l’anno precedente e quest’anno ha capito di poter fare sul serio. La lotta è strenua, ma qualche infortunio di troppo ai giocatori più forti, fanno mancare l’obbiettivo ai liguri. L’anno successivo è quello buono: anzi arriva addirittura il primo trofeo della storia blu-cerchiata: la Coppa Italia 1984-85. Vierchowod, nel frattempo, è diventato anche titolare inammovibile in nazionale. Ormai il salto nel grande calcio è definitivo. Diventa pure capitano della Samp con la quale, dopo 12 stagioni di militanza, avrà alzato 4 Coppe Italia, una Coppa delle Coppe, una supercoppa di lega ed un trofeo per la conquista dello scudetto. Si rammaricherà per le sconfitte in Coppa delle Coppe del 1989 e in Coppa dei Campioni nel 1992 contro il Barcellona, ma alla fine il suo bilancio è già ampiamente positivo.
A 36 anni, assieme ai compagni di squadra Attilio Lombardo e Vladimir Jugovic, si trasferisce alla Juventus. La società piemontese, reduce dallo scudetto vinto nel 1995, cerca uomini di personalità e di esperienza per completare la rosa con la quale tentare l’assalto alla Coppa dei Campioni (da qualche anno Champion’s League), la cui finale è programmata a Roma. Sul terreno dell’Olimpico gli uomini allenati da Marcello Lippi affrontano l’Ajax campione d’Europa in carica e Vierchowod è tra gli undici titolari. Alla fine è festa, ma ciò non gli garantisce la permanenza. Anzi: la dirigenza lo lascia libero e lui accetta la proposta del Perugia al suo ritorno in serie A dopo 15 anni d’oblio.
Il progetto tecnico è ambizioso. Assieme a lui sono giunti altri grandi nomi, ma lo “zar,” così lo hanno sempre ribattezzato per le sue origini ucraine, non trova l’accordo col tecnico Giovanni Galeone e rescinde il contratto. Non rimane fermo: il Milan si trova a corto di difensori, causa infortuni vari, e lo ingaggia per la stagione 1996-97. Al termine di un’annata balorda per i colori rosso-neri, Vierchowod passa al Piacenza, fungendo da punto di riferimento per una squadra capace di salvarsi più che onorevolmente per due campionati consecutivi, retrocedendo nel 2000, anno in cui, a 41 anni suonati e con 568 presenze in serie A, decide di appendere le scarpe al chiodo.
Il post carriera lo vede iniziare come allenatore, per poi passare al ruolo di commentatore televisivo in varie emittenti, sia pubbliche, sia private.

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LUCA PELLEGRINI I

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