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IL PERSONAGGIO 1995-96: GEORGE WEAH

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Guarda il gol!

George Weah: L’INFANZIA E GLI INIZI DELLA CARRIERA CALCISTICA.

George Tawlon Manneh Oppong Ousman Weah nasce nella baraccopoli di Clara Town, nella capitale della Liberia Monrovia, l’1 ottobre 1966. Appartiene al gruppo etnico Kru, proveniente dalla Grande Contea Kru della Liberia sud-orientale, una delle zone più povere del paese. Figlio di William T. Weah e Anna Quayeweah, assieme agli altri 12 fratelli, ha nella nonna paterna, Emma Klonjlaleh Brown, la propria maggiore figura di riferimento.
Nei primi anni settanta il calcio è già diventato un fenomeno planetario, capace di affermarsi anche nei luoghi più remoti e poveri della Terra. Non fa eccezione la poverissima Liberia, dove troviamo il piccolo George Weah alle prese con palloni di fortuna, su terreni dissestati, impegnato in furibonde partite di calcio.
Frequenta la scuola media presso il Congresso musulmano e quella superiore presso la Wells Hairston High School. Il “pallone” non è altro che un passatempo da coordinare con l’impiego da centralinista presso la Liberia Telecommunications Corporation. In questo momento milita nell’Invincible Eleven, formazione comunque di dilettanti, ai vertici del movimento nazionale locale, che potrebbe spianargli la strada per un futuro ben diverso. Gli anni della crescita li ha trascorsi attraversando numerose sommosse e un colpo di stato militare: «In Liberia non c’era speranza, ma io ho voluto inventarmi un futuro per me e per le persone a me vicine. Il mio paese era in guerra, e nelle strade non c’erano più valori. Ma io ci credevo e lavoravo duro ogni giorno. Sono stato ispirato anche da le roi Pelé, dalla sua storia. Vedevo le sue cassette e volevo imitarlo».
Con l’altro cognome “Oppong” ottiene una certa notorietà locale e nel 1986 esordisce in Nazionale, partecipando poco dopo a una tournée in Brasile che gli fa un’impressione fortissima. «Tornato in patria—racconterà—il mio rapporto col calcio è cambiato completamente. Ho iniziato ad allenarmi molto più duramente e sono diventato il capitano e uno dei giocatori più importanti del mio club».
Intanto sposa Clar, una statunitense di origini giamaicane, che lo segue a Monrovia, dove nel 1987 dà alla luce George Junior, il primo dei loro tre figli. Nello stesso anno Weah passa al Tonnerre Yaoundé, la squadra camerunense che dieci anni prima aveva lanciato la stella Roger Milla. Nella sua prima stagione di militanza segna quasi un gol a partita. «Quando ho iniziato in Africa non mi pagavano ma me ne fregavo, mi divertivo. Dormivo con un pallone e mi nutrivo di pallone». A differenza di quando giocava nel suo Paese natale, qui George Weah ha la possibilità di mettersi in luce in un campionato presente nei “radar” degli osservatori europei. Gli addetti ai lavori francesi sono particolarmente attivi sul mercato del Continente Nero, poco esplorato invece da quelli italiani. Su segnalazione dell’allenatore del Camerun Claude Le Roy, il Monaco, fresco di titolo di Francia, decide di scommettere sul ventunenne liberiano.

George Weah: L’AFFERMAZIONE AL MONACO

Nell’estate del 1988 George Weah arriva in Francia da perfetto sconosciuto in una squadra piena di certezze, costruita sui difensori della nazionale Battiston e Amoros, sulla presenza offensiva di Mark Hateley e soprattutto sulla regia dell’altro inglese Glenn Hoddle.
Al suo arrivo nella patria del gleemur Weah si fa notare sopratttutto per il suo aspetto da “africano in tunica e pantofole”, lontanissimo dai canoni europei. Ciò nonostante, egli non sembra per nulla spaesato. Sul campo, invece, a destare interesse sono soprattutto le straordinarie prestazioni atletiche del giovane attaccante liberiano. Lo cronometrano sui cento metri e fa 11’5”, come un discreto specialista di livello internazionale (il muro dei 10 secondi doveva ancora cadere). L’allora tecnico dei monegaschi Arsen Venguer ne intuisce le grandissime potenzialità e già il 17 agosto 1988 lo fa debuttare in campionato nella partita contro l’Auxerre. Colleziona 24 presenze condite da ben 14 gol, utili per il raggiungimento della terza posizione, nel campionato che sancisce l’inizio dell’era Marsiglia, corazzata costruita a suon di miliardi dal petroliere Bernard Tapy.
La crescita tecnica di George Weah sembra subire una battuta d’arresto nel campionato successivo, nel quale, causa infortuni, non riesce ad incidere. Ritrovata la sua condizione fisica ideale, ritorna sui suoi livelli nella stagione calcistica 1990-91, nella quale, assieme ai compagni, conquista la Coppa di Francia a spese degli ormai acerrimi rivali del Marsiglia. È probabilmente l’anno calcistico 1991-92 quello della definitiva consacrazione di George Weah: realizza 18 reti in campionato, unitamente a molti altri nel cammino che porta la formazione alla finale di Coppa delle Coppe di quell’anno. Contro i tedeschi del Werder Brema il Monaco parte con i favori del pronostico, ma deve fare i conti con la sagacia di Otto Reagel e con l’astuzia di un complesso ricco di titoli ed esperienza, capace di imporsi per 2 a 0. In quella sera si rompe qualcosa tra il liberiano e la società ed il giocatore diventa uomo-mercato.

George Weah: IL PASSAGGIO AL PARIS SAINT GERMAIN

Nel 1992 anche gli operatori di mercato del Bel Paese si accorgono di George Weah. Viene dato per quasi fatto il suo trasferimento per 4 miliardi al Cagliari del neopresidente Massimo Cellino, ma Carlo Mazzone mette un veto dell’ultimo momento sull’operazione, ritenendo il liberiano poco adatto al calcio italiano e preferendogli il belga Oliveira. Weah invece resta in Francia e va al Paris St. Germain al posto di Stoichkov, che aveva firmato un precontratto prima di cambiare idea e decidere di restare a Barcellona.
Il Paris appena acquistato da CanalPlus è società ambiziosa, che si sta attrezzando per spezzare il dominio dell’OM. Ci sono Le Guen, Roche, Guerin, Valdo, il portiere Lama e soprattutto David Ginola, che ricorda Glenn Hoddle per ruolo e portamento e con Weah comporrà una coppia destinata a diventare proverbiale nel calcio francese. L’allenatore è il portoghese Artur Jorge, personaggio affascinantissimo, laureato in filologia germanica mentre ancora giocava nel Benfica, umanista, poeta, di idee marxiste, mentre il calciatore ha deciso di abbracciare la fede musulmana.
George Weah segna i primi gol per il PSG, due, contro lo Strasburgo, esattamente come quattro anni prima col Monaco, inaugurando una grande stagione che vede i parigini giocarsi il titolo testa a testa con l’OM. Il classique di andata si disputa a Parigi ed è ricordato a tutt’oggi come una memorabile boucherie (macelleria), per l’incredibile numero di falli ed infortuni commessi durante l’incontro. Per la cronaca a vincere sono i marsigliesi, che allungano in classifica, andando a conquistare il titolo di Francia. In seguito, il trofeo verrà revocato a causa dello scandalo legato alla partita contro il Valencienne, ma la federazione locale deciderà di non assegnarlo alla seconda classificata: il Paris Saint Germain di George Weah.
Col Marsiglia praticamente fuori dai giochi, il 1993-94 vede il ritorno del titolo di Campione di Francia nella Capitale. Weah, naturalmente è uno degli eroi della grande impresa, che schiuderà le porte della Coppa dei Campioni (già Champion’s League) 1994-95.
Trascinati da un Weah in condizioni straripanti, i francesi superano la prima fase a punteggio pieno, non trovando eccessive difficoltà nemmeno ai quarti di finale. La semifinale li vede opposti al Milan, società che si dice fortemente interessata all’acquisto di George Weah. In entrambe le sfide vinte dalla squadra allenata da Fabio Capello, attardata in campionato, il liberiano non riesce ad incidere, cadendo sistematicamente nella rete della fortissima retroguardia rossonera, comandata da Franco Baresi. Il pubblico e la critica francese non la prendono bene: il giocatore viene accusato di “tradimento”. A questo punto egli chiede espressamente di essere cedutoal Milan.
Il suo rapporto con Parigi si chiude nel peggiore dei modi: nell’ultima al Parco dei Principi i tifosi lo fischiano ogni qual volta tocca la palla, suscitando l’ira di altri compagni di squadra, tra cui il portiere della nazionale Lama, che a fine stagione chiederà anche lui di andarsene, col presidente del PSG dubbioso circa l’opportunità di continuare ad investire per dar piacere ad una folla d’isterici Weah, dal canto suo, nnon dimenticherà e non risparmierà considerazioni piccate nemmeno a distanza di anni! Per lui il Parco dei Principi non sarà altro che un posto in cui ha lavorato.

George Weah: AL MILAN PER DIVENTARE UNA STELLA

È un pubblico in delirio quello che accoglie l’arrivo a milanello di George Weah, nuovo centravanti. L’ingaggio di questo centravanti non è pprivo di polemiche: al momento possono essere schierati in campo (e presentati nella lista dell’arbitro) solo tre giiocatori stranieri: naturale che il suo arrivo rischi di togliere spazio ad altri! Lui impone il suo sorriso e le sue giocate, con reti tanto belle quanto decisive. Il Milan vola in vetta e ci rimane fino alla riconquista del titolo. Per lui arriva anche la soddisfazione del “Pallone d’Oro” europeo.

George Weah inizia ad imporsi anche come personaggio extra-calcio, andando ad incontrare quello che lui ha sempre considerato il suo mito: Nelson Mandela, difensore dei diritti civili delle popolazioni nere del Sud Africa, di cui, nel 1996, è diventato da poco presidente. L’occasione è la Coppa d’Africa alla quale Weah partecipa come capitano della Liberia. Sportivamente non si tratta di un’esperienza positiva per lui. Gioca fuori ruolo in un complesso male organizzato, che ha potuto prendere parte alla manifestazione solo grazie al suo intervento finanziario.
Nell’estate del 1996 è più che mai confermato al centro dell’attacco milanista, ma nell’anno della completa apertura delle frontiere ai giocatori comunitari, scoppia la polemica riguardante la sua nazionalità. Se riconosciuto africano, il Milan dovrà privarsi di uno tra lui e i due talenti d’origine slava Zvonimir Boban e Dejan Savicevic. La questione viene tuttavia ovviata in breve: Weah possiede anche la cittadinanza francese.Una volta risolto il tesseramento George Weah avverte la necessità di precisare: «Io sono cittadino francese, ma ho la nazionalità liberiana. Sono in Italia per rappresentare il mio paese e l’Africa e per aiutare altri calciatori africani a venire a giocare qui». Ancora e sempre l’Africa nel cuore, mentre per due stagioni Weah rappresenta l’unica nota lieta in una squadra che, dopo la partenza di Fabio Capello, non riesce a ritrovare sè stessa. Segna altri gol memorabili, ma in campionato arrivano due piazzamenti a centro classifica, con batoste memorabili come il 6 a 1 incassato a San Siro nel campionato 1996-97 e il 5 a 0 subito la stagione seguente a Roma.
Nell’estate del 1998 da Udine arriva Oliver Bierhof, assieme al tecnico Alberto Zaccheroni, uno che osava sfidare tutti con l’ultra offensivo 3-4-3. Per Weah non c’è la garanzia di un posto da titolare, ma si rivela decisivo in molte occasioni, dando un tocco d’imprevedibilità all’intera squadra, capace di andare a vincere in casa della Juventus, proprio grazie alla doppietta del liberiano.
Fuori dal campo George Weah realizza nel 1998 un disco dal titolo Lively Up Africa (Frisbie And The African Football Stars) i cui proventi sono stati devoluti in favore dell’UNICEF. Tale disco è inciso insieme al cantante nigeriano Frisbie, e dai calciatori africani Ibrahim Ba, François Omam-Biyik, Dimas Teixeira, Oumar Dieng, Joachim Fernandez, Mohamed Kallon, Phil Masinga, e Taribo West. Nel 1999 riceve invece un Dottorato Onorario in Scienze Umanistiche dal A.M.E. Zion University College della Liberia, col quale sana la laurea conseguita dieci anni prima, ma decaduta per la chiusura dell’istituto presso il quale era stata conseguita.

George Weah: L’ADDIO AL MILAN E IL FINALE DI CARRIERA

L’arrivo del giovane ucraino Andrey Shevchenko nel 1999 toglie ulteriore spazio a George Weah. Rimane qualche mese a disposizione di Alberto Zaccheroni, ma nel gennaio del 2000 decide di accettare le offerte del Chelsea. Cè molta amarezza nelle sue parole quando lascia l’Italia: lui aveva sposato la causa milanista!
Dopo i sei mesi trascorsi a Londra, Weah viene ceduto al Manchester City, per poi tornare in Francia all’Olympique Marsiglia, alle prese con una lunga rifondazione. Chiude la carriera agonistica in Qatar, dove si pone l’obbiettivo di sfatare il mito del calciatore europeo a fine carriera che si reca in Asia solo per i lauti guadagni offerti.

George Weah: DOPO IL CALCIO

Appese le fatidiche scarpette al chiodo (rosse erano le sue, trasgressive per un epoca in cui tutti indossavano calzature rigorosamente nere) George Weah diventa una figura umanitaria e politica nel suo paese, impegnandosi a fondo nella lotta contro i problemi che attanagliano la Liberia. Nel novembre 2004 annuncia la sua possibile candidatura alle elezioni presidenziali liberiane dell’11 ottobre 2005, confermata il 13 agosto 2005 con il CDC, Congresso per la Democrazia e il Cambiamento (Congress for Democracy and Change). Nel primo turno egli risulta il candidato più votato con il 28,3% dei voti, ma al ballottaggio fu sconfitto dall’economista Ellen Johnson-Sirleaf con il 59,4% dei consensi. Al suo ritorno da un viaggio in Europa, il celebre cantante liberiano Michael B.Clock gli dedicò la canzone Run African Star a supporto della sua campagna elettorale, ma l’operazione di diventare la guida politica della sua nazione non va a buon fine.
Attualmente George Weah è ancora impegnato in ambito politico, con la carica di senatore, nel suo Paese, finanziando personalmente non di rado iniziative economiche ed umanitarie volte al miglioramento socio-economico della Liberia, tra l’altro da poco uscita dal tunnel della terribile epidemia di Ebola che l’ha recentemente colpita assieme a Guinea e Sierra Leone.

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