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LA FINALE DI CHAMPIONS’ LEAGUE 1995-96: JUVE FINALMENTE CAMPIONE D’EUROPA CON FESTA!

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Ormai ci siamo; per Roma e per l’Italia intera è arrivata finalmente la settimana della finale di Champion’s League 1995-96. Protagonista una squadra italiana: la Juventus chiamata ad affrontare l’Ajax campione uscente, probabilmente la squadra più forte del momento. In teoria i bianconeri giocano in casa, ma l’Italia è un Paese strano e non è detto che i tifosi locali – sia di fede romanista o laziale – decidano di supportare gli acerrimi nemici dalla maglia a strisce bianconere!
Sulla carta l’impegno per gli uomini di Marcello Lippi si presenta ostico: l’Ajax si è dimostrato meccanismo pressoché perfetto, sebbene qualche certezza abbia iniziato a vacillare, fin dalla sera della semifinale d’andata, quando i lancieri sono stati sorprendentemente battuti a domicilio dai greci del Panatinaikos. In realtà alcuni fuoriclasse sono già in partenza – Rijziger e Davids verso il Milan -, la giovane stella Patrik Kluijvert è reduce da un intervento al menisco mentre non sarà della contesa la velocissima ala Marc Overmars.




Finale di Champion’s League 1995-96: L’ARRESTO DI GIOVANNI BRUSCA

L’attesa della finale di Champion’s League 1995-96, la pessima figura rimediata dalla Ferrari al Gran Premio di Montecarlo e la composizione del nuovo Governo targato Romano Prodi costituiscono i principali argomenti di conversazione di questo lunedì di maggio 1996, giornata destinata a terminare con una vittoria dello Stato sulla Mafia.
Sono da poco passate le 9 di sera, a Cannatello, provincia di Agrigento, davanti a un villino affacciato sul mare sfreccia una moto rumorosa: è il segnale atteso dagli uomini della Squadra mobile di Palermo, che riecheggia nell’intercettazione della telefonata di Giovanni Brusca confermando la presenza dell’uomo nella casa tenuta sotto tiro dagli agenti. Finisce così in manette: il latitante che ha innescato le bombe dei giudici Rocco Chinnici e Giovanni Falcone, l’aguzzino che ha strozzato con le sue mani il piccolo Giuseppe di Matteo (successivamente sciolto nell’acido), il killer spietato che, per sua stessa ammissione, ha sulla coscienza più di 150 altri delitti.
La sua cattura è stata preparata a lungo, a partire dal ritrovamento di un’agenda con codici e numeri di telefono, a cui seguono indagini serrate, intercettazioni, appostamenti e l’obbligo di massima segretezza. Lui, il boia di Cosa Nostra, proprio non se l’aspettava l’agguato della polizia, e alla vista degli agenti tenta perfino la fuga dal retro, per poi rimanere muto e immobile fino a Palermo, una volta caricato nell’auto blindata, stretto tra due agenti a volto coperto. E rimarrà muto anche quando, in segno di vendetta, scortato insieme al fratello Enzo davanti alla questura ed esposto come un trofeo, un sottufficiale lo farà sostare davanti all’albero dedicato a Falcone, dicendogli: «Vedi Brusca, quell’uomo, Giovanni Falcone, vive ancora. Tu invece sei una persona finita»
La notizia viene data già nei telegiornali della notte e campeggia a caratteri cubitali sulle prime pagine dei quotidiani del giorno successivo. Questo successo sembra di buon auspicio per l’esecutivo Prodi, in procinto di chiedere la fiducia ai due rami del Parlamento.

Finale di Campion’s League 1995-96: L’IMMEDIATA VIGILIA

È un passo tratto dal Testamento spirituale di Padre Christian de Chergé, uno dei sette monaci trappisti del convento di Tibhirhine assassinato a Medea, città a 90 chilometri da Algeri, da un commando estremista islamico. Si chiude in modo tragico una vicenda iniziata la notte tra il 26 e il 27 maggio, col sequestro dei religiosi; nessuna trattativa intessuta dal Governo francese,è riuscita a salvar loro la vita. Le parole contenute nel passo sopra riportato pongo l’accento su una delle tragedie dimenticate del momento: da quasi quattro anni l’Algeria si trova vive un’autentica guerra civile, sucessiva al golpe militare del 1992, col quale era stata evitata l’ascesa al potere di un governo di matrice islamica. In realtà il mondo rimane a guardare, per dabbenaggine o per interesse, ma nel volgere di qualche anno nessuno potrà più rimanere indifferente alla questione dell’estremismo islamico.
Frattanto la vigilia della Finale di Champion’s league, assieme alle immagini di giubilo per l’arresto di uno dei bos più sanguinari della Mafia siciliana, occupano l’attenzione generale. Nelle interviste pre-gara spiazza l’atteggiamento del tecnico dell’Ajax Louis Van Gahl. Solitamente sicuro di sè, questa volta il tecnico dei lancieri sembra voler quasi “mettere le mani avanti”, quando, a proposito della Juventus, dichiara:

In casa juventina c’è grande rispetto per l’avversario, ma la voglia di cancellare la tragica serata dell’Heysel è davvero tanta!

FINALE DI CHAMPION’S LEAGUE 1995-96, Roma (Stadio Olimpico) – mercoledì 22 maggio 1996 – ore 20,30

JUVENTUS – AJAX 5-3 d.c.r.
RETI: 12′ Ravanelli, 41′ Litmanen (AJ)
JUVENTUS: Peruzzi, Torricelli, Pessotto; Paulo Sousa (dal 57′ Di Livio), Ferrara I, Vierchowod; Conte A. (dal 44′ Jugovic), Deschamps, Vialli, Del Piero, Ravanelli (dal 77′ Padovano). ALL.: M. Lippi.
AJAX: Van der Sar, Silooy, Bogarde; Davids, Blind, F.de Boer (dal 68′ Scholten); Finidi, R.de Boer (dal 91′ Wooter), Kanu, Litmanen, Musampa (46′ Kluivert). ALL.: L. Van Gaal.

ARBITRO: Diaz Vega (Spagna).
SPETTATORI: 80.000

Finale di Champion’s League 1995-96: LA PARTITA

“Terreno di gioco in perfette condizioni e spalti gremiti in ogni ordine di posto” per riprendere le belle perifrasi di Sandro Ciotti, per anni vero signore e cantore del calcio, accolgono le due squadre in una bellissima serata di maggio. Fin dai primi istanti risulta chiaro il canovaccio tattico di questa finale di Champions league 1995-96: nonostante le assenze, gli olandesi si affidano ai loro schemi ariosi e al possesso palla che, a lungo andare, diventa prevedibile. La Juve, dal canto suo, potendo contare su tutti gli effettivi imposta l’incontro su aggressività e pressing. Lasciato partire Roberto Baggio, nel mercato 1995 la società ha rafforzato la rosa col mini-blocco sampdoriano composto dal trio Vierchowod-Lombardo-Jugovic, che hanno conferito all’intera rosa una grande caratura internazionale oltre che una vasta gamma di alternative anche in corso di partita. I bianconeri sbloccano il risultato al 12′ con Fabrizio Ravanelli, chirurgico nell’approfittare di un malinteso tra Frank De Boer e il futuro juventino Van der Sar, per insaccare da posizione angolatissima di destro. Sulle ali dell’entusiasmo è ancora la Juve a creare occasioni ma Ravanelli e Deschamps falliscono il colpo del k.o. e sul finire del primo tempo un’incerta respinta di Peruzzi sulla punizione calciata dal maggiore dei fratelli De Boer, trova Litmanen pronto al tap-in che ristabilisce la parità.
Nella ripresa il tecnico dei lancieri si gioca la carta Kluivert, reduce da un’operazione al menisco, ma l’entrrata in campo dell’uomo decisivo nella finale di Vienna contro il Milan non si rivela fortunata ed è ancora la Juve, il cui spirito guerriero è perfettamente incarnato da Torricelli, ad andare vicina al gol con Del Piero e Vialli. Al capitano sembra di rivivere la brutta serata di Londra, quando nella finale persa dalla sua Samp contro il Barcellona, aveva fallito alcune ghiotte occasioni per entrare nella storia! Il pari non si sblocca neppure ai supplementar, chiusi da un miracolo dell’estremo olandese Van der Saar sull’ormai classsica conclusione a rientrare di Alex Del Piero, scagliata quando l’orologio stava per compiere l’ultimo giro utile di lancette. e così si va ai rigori. Peruzzi si fa perdonare parando il primo tiro di Davids. La classe operaia della Juventus con Ferrara, Pessotto e Padovano non sbaglia un colpo e dopo la seconda prodezza di Peruzzi su Silooy, Vladimir Jugovic arriva sul dischetto con un sorriso disarmante: d’altra parte lui quella coppa l’ha già presa in mano quando indossava la maglia della Stella Rossa Belgrado. Il centrocampista entrato in campo al posto di Antonio Conte prende una lunga rincorsa, impatta, Van der Sar intuisce, ma la palla si insacca a fil di palo. E l’apoteosi e per molti la fine di un incubo! D’ora in avanti la Juventus non sarà più costretta ad accostare la vittoria in Coppa dei Campioni alla tremenda sfida dell’Heysel! Finalmente un successo senza il peso dei morti! Per Gian Luca Vialli, invece, c’è la possibilità di dimenticare la partita di Wembley: era l’ultima con la sua Samp e lui, suo malgrado, fu uno dei maggiori colpevoli della sconfitta. Nessuno lo sa, ma anche a Roma Vialli sta chiudendo una fase della sua carriera.
La serata consacra anche la vicenda sportiva di Moreno Torricelli, il ragazzo partito dalle serie inferiori e protagonista di una partita memorabile proprio nella serata che tutti gli amanti del pallone sognano di vivere.

MORENO TORRICELLI

Qualche volta il "Dio Pallone, per raccontare le sue trame e per aumentare il suo appeal , si ispira alle fiabe e le rende vere; la vicenda avente quale protagonista Moreno Torricelli, eroe umile della magica serata di Roma, è una delle più affascinanti del calcio italiano. Essa incarna la realizzazione del sogno di tutti i bambini di passare dai campi di provincia alla Serie A e poi alla conquista della Coppa dei Campioni, vestendo altresì la maglia della Nazionale. La storia di “Geppetto”, falegn...
Le scene di giubilo dell’Olimpico, riprese nelle piazze di Torino e dell’Italia juventina, chiudono definitivamente una fase del calcio, per aprirne una nuova, con molte incognite all’orizzonte.

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