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IL TREMENDO GRAN PREMIO DI SAN MARINO E LA 34a GIORNATA 1993-94

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Si giunge così all’ultimo weekend di Aprile, con la chiusura del campionato italiano di calcio. Sarà comunque una giornata ad alta tensione,

soprattutto per quanto riguarda la zona salvezza con due posti ancora in ballo ed almeno quattro formazioni coinvolte.




Contemporaneamente Imola vive la propria vetrina annuale: la Formula UNO sbarca in Europa con l’ormai tradizionale Gran Premio di San Marino, ormai da anni la prima

gara mondiale sul Vecchio Continente.Nessuno, alla vigilia, immagina che, trascorasi questi tre giorni, il mondo dello sport e delle corse non sarà più lo stesso. Gia

le prove venerdì 29 aprile sono segnate da un terribile incidente occorso al pilota Rubens Barrichello. La Jordan del brasiliano, a causa del cedimento della

sospensione posteriore sinistra e della velocità troppo elevata, va in testacoda alla Variante Bassa, passa di traverso sul cordolo esterno, divenuto così una sorta di

rampa di lancio per la vettura, che vola al di sopra delle gomme poste a bordopista, contro le reti di protezione. L’auto rimbalza poi all’indietro, cappotta un paio

di volte e termina la sua corsa ribaltandosi. I soccorsi sono immediati, mentre la giuria espone la bandiera rossa. Grande paura! Barrichello, inizialmente privo di

conoscenza, riprende tuttavia i sensi grazie agli sforzi dei medici di pista, per essere poi trasportato al centro medico e in seguito all’ospedale. In attesa di

notizie confortanti le prove riprendono, con Ayrton Senna che ottiene già il miglior tempo.
Il giorno successivo, frattanto, Rubens Barrichello si ripresenta nel paddock, con una frattura al setto nasale, vari tagli alla bocca, un braccio fasciato, una

costola incrinata ed una leggera amnesia; impossibile per lui prendere parte al resto dell’evento in queste condizioni! Il giovane talento della Jordan rimane a

guardare la seconda sessione di prove ufficiali. Dopo alcuni minuti dall’inizio, la Simtek n. 32 del pilota austriaco Roland Ratzenberger, impegnata in un giro

lanciato nel tentativo di abbassare il suo tempo di qualificazione, mentre affronta il rettilineo all’uscita della curva Tamburello, subisce la rottura dell’ala

anteriore. Ciò fa perdere deportanza alla vettura, divenuta completamente ingestibile. Non riuscendo a curvare, la monoposto esce di pista, schiantandosi contro il

muro esterno della successiva curva, intitolata a Gilles Villeneuve a circa 306 km/h. Nonostante il fortissimo impatto, la cella di sopravvivenza dell’abitacolo regge

abbastanza bene, ma la decelerazione è stata tale da far perdere immediatamente conoscenza al pilota, provocandogli la frattura della base cranica.
La gravità della

situazione è subito manifesta; mentre il relitto della vettura continua ad andare in testacoda, per poi fermarsi in mezzo alla curva Tosa (successiva alla Villeneuve),

la testa del pilota oscilla mollemente e si appoggia ai bordi dell’abitacolo.
Allarme e relativa esposizione della bandiera rossa sono immediati! Ancora una volta i soccorsi scattano tempestivamente e in due minuti i medici, diretti dal dottor

Sid Watkins, intervengono sul pilota, dapprima nell’abitacolo della vettura, successivamente, dopo averlo estratto e disteso, sul terreno: Ratzenberger, privo di

sensi, perde sangue dalla bocca e dal naso. I soccorritori gli praticano un massaggio cardiaco e, poco dopo, lo trasferiscono in elicottero all’Ospedale Maggiore di

Bologna, dove spira sette minuti dopo l’arrivo al pronto soccorso, per le conseguenze della frattura della base cranica.
Secondo la ricostruzione più accreditata, sembra che la vettura, durante il giro di lancio, abbia toccato male un cordolo con il muso, riportando una rottura del

supporto dell’ala anteriore, non ravvisabile fino al momento in cui, a causa del forte carico aerodinamico, l’alettone stesso si sia spezzato definitivamente. Tale

momento è immortalato dalle telecamere RAI poste presso la curva del Tamburello: nella registrazione di una di esse, poco dopo il passaggio della Simtek numero 32, si

intravede un pezzo di flap volare in mezzo al tracciato.
Stando alle leggi italiane, l’autodromo dovrebbe andare immediatamente sotto sequestro a causa dell’incidente mortale, per consentire al pubblico ministero competente

di effettuare i rilievi. I medici, però, hanno riattivato il cuore di Ratzenberger, morto poco dopo l’arrivo in ospedale. Essendo quindi il decesso avvenuto al di

fuori del circuito:, “the show can and must go on” Il giorno seguente la gara verrà comunque disputata.
La morte di Ratzenberger, la prima dopo quella di De Angelis nel 1986, e la prima dal 1982 in un evento ufficiale (Paletti al Gran Premio del Canada), è un trauma per

l’ambiente della Formula 1. Alla ripresa delle prove, Ayrton Senna e i piloti Benetton e Sauber decidono di non effettuare altri giri. La pole position viene comunque

conquistata dal pilota brasiliano tre volte Campione del Mondo in forza alla Williams, seguito da Michael Schumacher e da Gerhard Berger. Il tempo di Ratzenberger gli

avrebbe consentito di partire in ultima posizione; la Simtek pensa anche di ritirare l’auto superstite (pilotata da David Brabham) dall’evento, lasciando spazio alla

Pacific di Paul Belmondo, non qualificata. Ma Ecclestone riesce a convincerli a prendere comunque parte alla gara e il posto che Ratzenberger era riuscito a

conquistare in griglia verrà lasciato vuoto alla memoria del pilota austriaco.
La tensione è comunque altissima attorno all’evento: c’è chi vorrebbe addirittura rinviare il tutto. Particolarmente scosso è proprio Ayrton Senna, che, a pole

ottenuta, con una macchina dell’organizzazione, va personalmente a verificare lo stato della pista nel punto dell’incidente, venendo per questo addirittura sanzionato

dalla Federazione.
Contemporaneamente Parma e Piacenza chiudono il proprio campionato di serie A. Il match si è disputato in anticipo per dar modo ai ducali di preparare al meglio la

trasferta di Copenhagen, dove, contro l’Arsenal, difenderanno la Coppa delle Coppe conquistata nella stagione precedente.

ANTICIPO 34a GIORNATA: sabato 30 aprile 1994
Parma – Piacenza 0-0

L’ultimo derby emiliano si chiude con uno 0 a 0 col quale Il parma chiude un buon campionato, mentre il Piacenza guadagna un punto di vantaggio

sulla Reggiana, costretta ad uscire da San Siro con un risultato positivo, per giocarsi la permanenza in un tremendo spareggio.
L’attenzione, tuttavia, rimane tutta su quanto accaduto ad Imola; alla sera destano sensazione le dichiarazioni di Senna che, al limite delle lacrime, si interroga

circa l’opportunità di continuare la sua avventura in Formula UNO. Il forte pilota paulista è davvero scosso; voci incontrollate parlano di un suo possibile forfait.

Senna, invece, è regolarmente seduto sulla sua vettura in questo assolato pomeriggio di maggio!
La gara comincia con un grave incidente al via: la Benetton di Lehto rimane ferma in griglia, e viene colpita dalla Lotus di Lamy, già lanciata a discreta velocità. I

detriti dell’incidente finiscono in tribuna, ferendo nove spettatori,, di cui uno gravemente al punto tale da essere trasportato in ospedale in coma perché colpito da

una gomma. La necessità di ripulire la pista costringe a far entrare la safety car, condotta dal pilota Max Angelelli. L’uso della safety car è fortemente in

discussione, dato che le vetture usate, in questo caso una Opel Vectra, utilitaria di buon livello, quanto a prestazioni, non permettono velocità alle quali le Formula

1 possano mantenere facilmente le gomme in temperatura. La decisione, quindi, causa vive proteste tra i piloti.
Pulita la pista, comunque, la gara riprende, con Senna al comando, che subito segna un tempo velocissimo (risulterà essere il terzo crono più veloce della corsa).

Durante il settimo giro, alle 14:17, mentre sta affrontando la curva del Tamburello, la Williams del brasiliano non riesce a curvare e va dritta, a causa della rottura

del piantone dello sterzo (modificato dai meccanici su istruzioni dello stesso Senna prima della partenza), colpendo con violenza il muro di protezione. La telemetria

mostra che la vettura è entrata nella Tamburello ad una velocità di circa 310 km/h e che Senna, non riuscendo a curvare, ha frenato bruscamente, riducendo la velocità

a 211 km/h nei 2 secondi intercorsi tra l’uscita di pista e l’impatto col muro, avvenuto quasi frontalmente. Nell’urto, l’auto subisce la rottura del musetto e la

distruzione pressoché totale del retrotreno e del lato destro; l’energia cinetica è tale da far rimbalzare la macchina all’indietro verso la pista, toccando la

striscia d’erba che separava il tracciato dalla via di fuga, per fermarsi una cinquantina di metri più avanti, sempre nella via di fuga. Nell’impatto, una sospensione

dell’auto si spezza, portando con sé una gomma, che colpisce Senna alla testa, provocando un grave trauma cranico. Inoltre il braccio della sospensione penetra nel

casco attraverso la visiera, trafiggendolo nella regione del lobo frontale destro, poco sopra l’occhio, provocandogli gravissime lesioni a livello cerebrale. La

gravità dell’incidente, anche in questo caso, è subito evidente, e la direzione di gara espone la bandiera rossa.
Ancora una volta i soccorsi sono rapidi: nel giro di due minuti i medici accorrono presso la vettura, tolgono il casco al pilota e lo estraggono dall’abitacolo,

distendendolo per terra a fianco della vettura. Contemporaneamente interviene anche il medico ufficiale di gara, dottor Sid Watkins, che provvede subito a tenergli

aperte le vie respiratorie attraverso una tracheotomia, a tamponare l’emorragia e a trasfondergli del sangue per integrare quello perso. Nelle immagini televisive si

vede chiaramente un’ampia pozza di sangue lasciata per terra là dove era disteso Ayrton.
Watkins, vista la gravità della situazione, chiede l’intervento dell’elisoccorso, subito fatto atterrare alla curva del Tamburello.
In quei momenti concitati, qualcuno autorizza il rientro in pista di Érik Comas, su Larrousse, che non era ripartito insieme agli altri ma rimasto fermo a lungo nei

box per riparare l’alettone posteriore rovinato da una toccata: il francese, ignaro della situazione, evita per poco di investire i mezzi di soccorso, e dopo aver

visto di persona lo stato del collega ferito, decide di ritirarsi dalla gara (la direzione di gara era comunque intenzionata a squalificarlo per il grave pericolo

causato).
Alle ore 15:00, Senna, in stato vegetativo, è a bordo dell’elicottero, che decolla dalla pista, diretto all’Ospedale Maggiore di Bologna, con a bordo anche

l’assistente del dottor Watkins, l’anestesista Giovanni Gordini. La nuova partenza viene data dopo 37 minuti, con classifica finale per somma dei tempi (in quanto il

numero di giri percorsi dalla partenza è maggiore di due).
Dopo un tentativo di fuga della Ferrari di Berger, Schumacher riprende il controllo della situazione, e, pochi giri dopo, l’austriaco è bloccato da un guasto

meccanico. Larini si mette allora in luce con la seconda Ferrari, occupando stabilmente la seconda posizione, e prendendo brevemente il comando quando Schumacher

effettua il suo rifornimento. A dieci giri dal termine, nella pit lane, avviene un altro grave incidente: la Minardi di Alboreto, in procinto di uscire dai box dopo un

cambio gomme, perde una ruota posteriore della sua Minardi che finisce ad alta velocità tra i meccanici delle altre squadre assiepati nella corsia, ferendone tre della

Ferrari, uno della Lotus ed uno della Benetton. La pit lane è così affollata di paramedici e ambulanze, intervenuti per prestare i primi soccorsi ai meccanici, ma ciò

non comporta la sospensione della corsa. Al loro arrivo in ospedale, nessuno di loro presenta comunque gravi condizioni di salute.
La corsa quindi, termina con la vittoria di Schumacher, davanti a Larini e Häkkinen. Saliti sul podio, i piloti, memori dei fatti dei giorni precedenti ed informati

degli incidenti della gara, mantengono un atteggiamento composto, non festeggiano la loro prestazione e non aprono lo champagne.
Due piloti morti, uno ferito, sei meccanici feriti e nove spettatori di cui uno in coma è il terribile bilancio di un assurdo weekend di formula UNO, che precede

l’ultima giornata del campionato italiano di calcio di serie A 1993-94.

34a GIORNATA: domenica 1 maggio 1994
Atalanta – Inter 2-1

43′ Orlandini, 45′ Ruben Sosa (IN), 83′ Sgrò


Cremonese – Genoa 1-1

22′ Dezotti (CR), 54′ Signorini

Foggia – Napoli 0-1

61′ Di Canio

Juventus – Udinese 1-0

44′ Vialli


Lecce – Cagliari 0-1

42′ Oliveira

Milan – Reggiana 0-1

71′ Esposito

M.
Roma – Torino 2-0

32′ Balbo, 64′ Cappioli

Sampdoria – Lazio 3-4

21′ Casiraghi, 23′ aut. Corino (SA), 54′ Lombardo (SA), 59′ aut. Dall’Igna, 64′ Signori, 68′ Bertarelli I (SA), 70′ Signori

CLASSIFICA:

Milan 50; Juventus 47; Lazio e Sampdoria 44; Parma 41; Napoli 36; Roma 35; Torino 34; Foggia 33; Cagliari, Cremonese e Genoa 32;

Inter e Reggiana 31; Piacenza 30; Udinese 28; Atalanta 21; Lecce 11.

Non poteva certo essere una giornata di campionato tranquilla! La tempesta di eventi abbattutasi sul Gran Premio di San Marino sembra

riperquotersi anche negli stadi di serie A, dove la gente attende comunque notizie da Bologna dov’è ricoverato Ayrton Senna. Giornata anomala, si diceva, soprattutto

quando, a venti minuti dal termine, Massimiliano Esposito, ala rivelazione della Reggiana, trafigge la porta difesa da Sebastiano Rossi, mentre l’Udinese sta

soccombendo a Torino, per effetto del gol realizzato da Luca Vialli. Il Milan sembra non aver la forza per reagire e il gol del centrocampista partenopeo d’origine si

rivela decisivo per le sorti dell’incontro e, soprattutto, della salvezza.
Nel frattempo l’Inter termina il suo campionato nel peggiore dei modi cadendo in casa dell’Atalanta da tempo certa della sua retrocessione, mentre la Lazio aggancia la

Sampdoria in terza posizione, aggiudicandosi un’autentica sagra del gol. Gioisce anche la -Roma vittoriosa sul Torino ed ora settima, alle spalle del Napoli

qualificato alla zona UEFA. I Capitolini, invece, tiferanno Parma; battessero l’Arsenal, gli emiliani, in quanto detentori, rigiocherebbero la Coppa delle Coppe,

lasciando il posto proprio agli uomini di Carletto Mazzone!
Considerazioni che lasciano comunque il tempo che trovano, davanti all’enormità di quanto avvenuto in questi giorni. Anche dopo l’ultimo triplice fischio finale di

questo campionato di serie A,le attenzioni continuano ad essere doverosamente concentrate sulle condizioni di salute di Ayrton Senna, che era nel frattempo giunto

all’ospedale di Bologna. L’équipe del reparto di rianimazione lo sottopone subito ad una TAC, che evidenzia la presenza di un vasto trauma a livello cerebrale, oltre
ad un’insufficienza cardiaca e respiratoria, immediatamente trattata. Frattanto, i Carabinieri hanno provveduto a sequestrare il casco e la monoposto di Senna.
Alle ore 18,15, Leonardo, fratello del pilota, chiama un prete affinché presti ad Ayrton l’estrema unzione. Alle 18.40 del 1º maggio, la dottoressa Maria Teresa
Fiandri, del Reparto Rianimazione dell’Ospedale Maggiore di Bologna, annuncia in diretta televisiva la morte cerebrale del brasiliano, anche se il referto ha
individuato l’ora effettiva della morte alle 14.17, ossia al momento dell’impatto con il muretto.
È ormai trascorsa l’ora di cena quando a Bologna si staccano le macchine che tengono in vita il campione brasiliano, mettendo il tragico punto finale su questo orrendo weekend di sport!

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