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DOPO IL CALCIO: MILAN E POLITICA

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Immediatamente intraprende la carriera di dirigente assumendo la carica di vice presidente in seno alla società milanista. Si trova a vivere gli anni più bui del sodalizio meneghino: nel febbraio del 1980 scoppia lo scandalo del calcio scommesse che vede coinvolto in prima persona il presidente del Milan Felice Colombo. La retrocessione in serie B è inevitabile. Il ritorno in serie A è immediato. Gli innesti di Adelio Moro, uno dei migliori tre quartisti italiani in circolazione all’epoca e del centravanti scozzese Joe Jordan, sul telaio della squadra diventata campione d’Italia due anni prima, uniti all’arrivo in panchina di Gigi Radice reduce da un grande campionato alla guida del Bologna, fanno sognare. Le cose, però, andranno in modo totalmente opposto rispetto alle attese. Il Milan, dopo un inizio discreto, precipita in classifica. La situazione societaria è pessima tanto che Colombo lascia e al suo posto arriva “Giussi” Farina, l’artefice del miracolo Vicenza. Il dirigente veneto promette grandi rinforzi in caso di salvezza, squote l’ambiente, ma un gol del genoano Mario Faccenda sul campo di Napoli realizzato a 5 minuti dal termine condanna il Milan ad una nuova retrocessione. Rivera è sempre li, vicino al suo Milan intento a rifarlo grande. Le cose sembrano mettersi bene quando, dopo il ritorno in serie A e dopo un buon campionato di centro classifica, a Milanello ritorna Niels Liedholm accompagnato da buoni giocatori come Giuliano Terraneo, Ray Wilkins, Agostino Di Bartolomei e Pietro Paolo Virdis. Dopo anni di attesa il Milan riconquista un posto in Europa, ma Farina ha fatto il passo più lungo della gamba. Cede alcuni pezzi pregiati della squadra e va incontro ad una violenta contestazione. Fugge, in quanto le sue aziende dichiarano fallimento. Rivera torna protagonista cercando di tener assieme una situazione sull’orlo del disastro, fino a quando arriva Silvio Berlusconi che ringrazia tutti e fa piazza pulita.

Con una decisione discutibile, ma vincente, il neo presidente ammaina anche la bandiera di Gianni Rivera relegandolo ad un ruolo di secondaria importanza. Gianni, però, non è fatto per rimanere dietro le quinte, soprattutto quando si tratta del suo Milan. Si fa da parte intraprendendo una profiqua carriera politica. Quando nel 1987 si presenta nelle liste della Democrazia Cristiana, la sua candidatura sembra una dei tanti nomi di spicco inseriti con il mero scopo di accalappiare voti. Invece Rivera cerca di darsi da fare passando indenne la tempesta della prima repubblica. Quasi fosse un contrappasso dantesco,l’incarico più importante finora ricoperto da Rivera in politica è stato quello di Sottosegretario alla Difesa, proprio lui che è sempre stato attaccante!

Avendone la possibilità ci piace sentire il Rivera pensiero riportato in un’intervista rilasciata nel dicembre del 1977, in un momento felice per il suo Milan e per lui, quando anche il suo grande detrattore, Gianni Brera, gli sgancia degli 8 di stima sulle pagelle del lunedì.
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