CENT'ANNI DI STORIA D'ITALIA RACCONTATI DAL CALCIO

CONTRO IL SISTEMA!

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Carico di gloria si appresta ad affrontare l’avventura ai mondiali del Messico. La logica direbbe che il miglior calciatore del continente debba essere sicuro del posto nella propria nazionale, di cui dovrebbe esserne il simbolo, ma la logica non è di casa in Italia. Dalla caduta del grande Torino in poi, il nostro Paese sembra vergognarsi dei propri fuoriclasse assoluti, divertendosi a metterli in discussione. Così, quando Sandro Mazzola decide di trasformarsi in interno, la leadership del milanista non è più così certa. Lo si capisce anche dalle convocazioni finali, quando si decide di estromettere dalla rosa Giovanni Lodetti, il suo fido scudiero.

Giunto in terra messicana, Rivera viene colpito dalla dissenteria; quale scusa migliore per lasciarlo fuori nonostante il pessimo gioco espresso dalla nazionale. Rivera comprende questo e arriva ad uno scontro furibondo con Ferruccio Valcareggi, accusato di dar spazio solamente al club degli interisti e Walter Mandelli, accusato di avvallare questa politica. Vuole tornarsene a casa, ma in Messico arriva Nereo Rocco il quale trova le parole giuste per convincerlo a restare. A denti stretti accetta di partire dalla panchina aspettando il suo momento. Questo arriva puntuale nei quarti di finale, quando all’inizio del secondo tempo entra in campo con le due squadre sull’1 a 1. Il giocatore si scatena mandando in rete due volte il bomber del Cagliari Gigi Riva, abulico fino a quel momento, tra i quali trova modo per iscrivere il proprio nome a referto.

Quattro giorni dopo è l’assoluto protagonista della vittoria contro la Germania, partecipando all’azione che porta al gol di Burgnich, dando l’assist a Riva per il provvisorio 3 a 2, non respingendo il colpo di testa di Held che ha causato il 3 a 3 e ipnotizzando “Seph” Meier con le sue finte per insaccare il definitivo 4 a 3 che lo proietta definitivamente nella storia del calcio italiano. Per tutti Rivera è l’eroe della squadra, non per Valcareggi che lo esclude dalla finale, mettendolo in campo negli ultimi sei minuti a risultato largamente compromesso.

Si aprono una serie di polemiche che coinvolgono tutti, a partire dal presidente federale duramente contestato da Rivera. Il giocatore diventa il simbolo di coloro che non hanno “Santi in Paradiso” e che ha il coraggio di prendere posizione contro i poteri forti. Mandelli è un noto esponente di Confindustria, della quale diventerà anche presidente e, in un periodo di contestazioni sindacali, anche una figura di spicco come quella di un grande calciatore può far gioco.

L’anno successivo perde sul filo di lana scudetto e Coppa Italia, mentre il suo rapporto con la nazionale rimane burrascoso. Verrà addirittura accantonato, anche per effetto della maxi squalifica di dieci giornate subita dopo aver contestato la classe arbitrale. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato un rigore decisivo concesso al Cagliari nella primavera del 1972 dall’arbitro Alberto Michelotti col quale il Milan ha perso una sfida fondamentale per la conquista dello scudetto. La Juventus trionfa con un punto di vantaggio sul Milan e sul Torino allenato da Gustavo Giagnoni, il mister col colbacco.

Nella stagione 1972-73, dopo aver conquistato una Coppa Italia ed una Coppa delle Coppe e dopo essere riuscito finalmente a diventare il leader indiscusso della nazionale grazie ai 17 gol realizzati in campionato, Rivera e il Milan conoscono una delle sconfitte più incredibili mai subite da una squadra di calcio. È l’ultima giornata e il Milan, reduce dalla vittoria in Coppa delle Coppe ottenuta sul Leads quattro giorni prima, si presenta sul campo del Verona ormai salvo con un punto di vantaggio sulla coppia Lazio e Juventus. Lo stadio scaligero sembra una succursale di San Siro. Questo carica i padroni di casa che scendono in campo senza alcun timore reverenziale. Il Milan, in verità parte bene, per tre volte nei primi venti minuti Rivera sfiora il gol poi: il buio. In un men che non si dica i giallo-blu si trovano sul 3 a 0, poi Rosato illude tutti, ma in apertura di ripresa il punteggio si fa drammatico. I gol finali di Sabadini e Bigon servono solo a salvare l’onore. Alla fine è 5 a 3.

dice un giocatore scaligero a Bigon in lacrime, ma in quel momento da Roma Sandro Ciotti annuncia il gol di Antonello Cuccureddu che consegna il titolo ai bianconeri. E’ finita! Lo scudetto della stella rimane un sogno. In casa milanista nessuno ha il coraggio di parlare a quei tifosi che ora non sanno più che farsene di quelle bandiere della stella!

La sera, poi, nello studio milanese della Domenica Sportiva, l’imbarazzo è palpabile. Nessuno ha pensato di invitare la Juventus, divenuta Campione d’Italia a sorpresa ed Alfredo Pigna, nel tentativo di sciogliere il gelo, butta là una frase di circostanza che suona più o meno così:

Nessuno fra i dirigenti rossoneri raccoglie, Rocco, che sulle tribune non ha avuto nemmeno la forza di bestemmiare, tace, imbambolato in un vestito troppo stretto. Allora Rivera, che, dopo una burrascosa partita perduta contro la Lazio (gol regolare annullato a Luciano Chiarugi), ha subito un’altra pesante squalifica per le dichiarazioni rilasciate ancora nei confronti della classe arbitrale, ed in particolare di Concetto Lo Bello, prende la parola e ribatte prontamente :

È una frase che nasconde alcuni concetti fin troppo chiari: ilMilan, la compagine che in Italia gioca probabilmente il miglior calcio del momento, non ha santi in paradiso! Dopo il terzo secondo posto consecutivo, viziato da decisioni arbitrali discutibili sempre avverse ai colori rossoneri, qualche dubbio deve sorgere. Intanto Rivera si consola con il nuovo successo in Coppa Italia e con la rinnovata leadership in nazionale. Fuori dagli italici confini il rossonero è considerato un fuoriclasse: alla vigilia della gara di Wembley del novembre del 1973 a chi gli a chiesto quali fossero i quattro migliori calciatori azzurri del momento, il tecnico inglese Half Ramsey risponde serio:

Il giorno dopo, mentre gli azzurri fanno le barricate, Rivera dà spettacolo e a tre minuti dal termine manda in rete Fabio Capello.

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