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LA PRIMA VOLTA A MILANO

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Di lui si accorgono le grandi squadre e in particolare “Gipo” Viani in cerca di un uomo capace di mettere ordine nello spogliatoio milanista facendo rendere al meglio i numerosi giovani talenti di cui dispone la squadra rosso-nera, tra cui anche un certo Gianni Rivera.

La critica è scettica nei confronti di questo “catenacciaro” abituato a trattare con onesti mestieranti come Scagnellato e Pison, grandissimi quando c’è da distruggere il gioco avversario, ma incapaci di costruire. San Siro è abituata a ben altro: alle magie di Schiaffino, alla sagacia di Gren, alla tecnica di Liedholm; come comunicherà questo friulano che parla solo dialetto triestino con gente come Altafini?

L’inizio non è dei migliori: nelle prime dieci giornate il Milan balbetta; in squadra c’è un autentico fuoriclasse inglese Jimmy Greaves che realizza gol a valanga ma che gioca da solo. Ad un certo punto il campione fugge da Milano e al suo posto arriva un certo Dino Sani, centrocampista campione del mondo con la nazionale brasiliana nel 1958, ma in cerca di riscatto. Al contrario di Greaves, Sani gioca per la squadra e permette a Rocco di fare il suo calcio. La marcia del Milan diventa inarrestabile e i vari “muso de mona” appioppati da Rocco a chicchessia (a Maldini perché non libera l’area velocemente, a Jose perché sbaglia un gol o a qualche giornalista che lo chiama Mister) diventano musica per le fini orecchie del pubblico milanese. Dietro a quest’uomo burbero e brontolone, in realtà si cela un fine psicologo. Vive con la squadra con la quale condivide tutto, goliardate comprese diventando l’oggetto prediletto degli scherzi di Altafini (Iose come lui lo chiama). Mitica è la pantomima dello scherzo dell’armadietto: tutto ha inizio un martedì in cui Rocco trova aperto il proprio armadietto. Mentre vi si appropinqua riflettendo sul fatto che gli sembrava di averlo chiuso balza fuori Altafini nudo urlando “Baah”.

esclama Nereo gettandosi ansimante su una panca. E più i due fingevano, più la cosa diverte il resto della squadra. Il gruppo si fa anche in questo modo e col gruppo si vince.

Altra trovata rivoluzionaria del tecnico triestino è l’istituzione della commissione interna formata dai “veci” che hanno il compito di prendere autonomamente alcune decisioni durante la partita. Investito di questa facoltà Cesare Maldini cambia la marcatura su Eusebio durante la finale di Wembley e il Milan conquista l’Europa.

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