CENT'ANNI DI STORIA D'ITALIA RACCONTATI DAL CALCIO

IL ROCCO CALCIATORE

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La prima Coppa dei Campioni conquistata da una compagine italiana porta al centro della scena la figura di Nereo Rocco, tecnico che oggi definiremmo “pane e salame”, ma che in realtà è stato un autentico maestro del calcio italiano.

La vicenda terrena di questo personaggio inizia a Trieste nel 1909 quando la città è ancora sotto il dominio dell’Impero austro-ungarico. Il padre è proprietario di una macelleria e il nonno Ludwig, di origine viennese, è stato un famoso cambiavalute. La famiglia Rock, questo il suo cognome, possiede i mezzi per far studiare il piccolo Nereo, il quale dimostra buone capacità, ma la passione “par el balòn” sembra avere il sopravento.

Intanto Trieste diventa italiana e conosce il regime fascista. Dal 1925 per lavorare bisogna essere iscritti al PNF e ancche i cognomi vanno necessariamente italianizzati. La famiglia avrebbe dovuto chiamarsi Rocchi, ma un funzionario commette un errore di trascrizione iniziando inconsapevolmente la leggenda di Nereo Rocco.

Fisico imponente, concilia lo studio, il lavoro nella macelleria paterna con gli allenamenti nella Triestina. Guarda con invidia giocatori come Attila Sallustro ed Antonio Vojack, alloggiati in un noto albergo della città al quale Rocco fornisce la carne in occasione di un Triestina-Napoli del 1929, e con i quali ha un fugace incontro a cui pone immediatamente termine. Contrariamente a quanto si è portati a credere, a causa del suo modo di fare, Rocco è uomo burbero, ma non rozzo; possiede la saggezza del mondo contadino, ma non è contadino e questa sua ambivalenza sarà la sua forza negli anni a venire.

Intanto per il ragazzo arriva il momento di far sul serio con il calcio in quanto esordisce in serie A nel ruolo di mezz’ala. Forza fisica, visione di gioco e senso del gol sono le sue caratteristiche che lo impongono all’attenzione come uno dei talenti emergenti dei primi anni 30. Vittorio Pozzo lo convoca in nazionale, ma l’emozione gli gioca un brutto scherzo e il primo tempo contro la Grecia, disputato nella sua Trieste, resterà l’unica presenza con la maglia della rappresentativa maggiore.

Nel 1937 il Comandante Achille Lauro lo vuole al Napoli per fare una grande squadra, ma in Campania l’ambiente è impossibile e in due campionati Rocco e compagni si debbono accontentare di raggiungere due salvezze.

Torna al nord passando al Padova, compagine di serie B desiderosa di tornare nel massimo campionato. Rocco spende gli ultimi lampi di classe facendo innamorare di lui la città, amore per altro contracambiato.
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