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IL GRANDE PADOVA

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Nell’estate del 1950, Nereo Rocco scende di categoria trasferendosi al Treviso con il quale sfiora una clamorosa promozione per poi essere esonerato l’anno successivo. Torna a Trieste, ma questa volta non riesce a ripetere l’exploit del 1948 e viene esonerato dopo un clamoroso 6 a 0 casalingo subito dal Milan.

Nello stesso anno il Padova rischia la serie C e decide di puntare sul triestino per tentare la salvezza. Questa volta il miracolo gli riesce e si guadagna la conferma sulla panchina bianco-scudata. Si accontenta di un paio d’innesti, tra cui l’esperto Bonistalli e nel 1955 riporta i patavini in serie A.

Il confronto con le altre formazioni imbottite di assi stranieri farebbe paura a tutti, soprattutto alla luce del fatto che a Padova arrivano solamente tre difensori: il centrale Giovanni Azzini, il mediano Silvano Moro e Ivano Blason, desideroso di rilanciarsi ad alto livello dopo le opache stagioni trascorse all’Inter e alla Roma che lo hanno portato in serie b. La critica è unanime nel non dar alcuna chance al Padova, ma Rocco reagisce da par suo:

L’inizio è disastroso con tre sconfitte in altrettanti incontri, ma a poco a poco Rocco registra la difesa, Blason torna quello di Trieste e il Padova si porta in una comoda posizione di centro classifica che non abbandonerà più fino al termine della stagione. Il recupero al grande calcio di Ivano Blason è il primo di una lunga serie che Rocco porta a termine. Padova diventa il luogo ideale per rilanciarsi. Ne sanno qualche cosa il portiere Pin, la mezz’ala Umberto Rosa, entrambi deludenti alla Sampdoria e l’esperto Giacomo Mari, avviato mestamente sul viale del tramonto prima di approdare in Veneto.

L’autentico capolavoro di Rocco in maglia bianco-scudata si compie tuttavia nel 1957: con la società in sfacelo – il presidente Pollazzi rassegna le dimissioni – e gravata da un processo per illecito sportivo da cui usciranno colpevoli lo stesso tecnico e il giocatore Zanon condannati a sei mesi di squalifica, Rocco riesce a tener tutti calmi e crea i presupposti per rilanciare i nuovi: il gigante Sergio Brighenti, scaricato da Inter e Triestina e il piccolo svedese Kurt Hamrin ceduto dalla Juventus perché ritenuto fisicamente non idoneo per il campionato italiano. Difesa e contropiede è il credo calcistico del tecnico giuliano e quei due là davanti fanno sfracelli. Il Padova giunge al terzo posto portando alla ribalta anche rudi mestieranti del pallone come Scagnellato e Pison. Naturalmente i giocatori bianco-scudati iniziano a far gola agli squadroni e Hamrin prende la via di Firenze per andare a sostituire il grande Julinho. Rocco tenta e vince un’altra scommessa: Amos Mariani reduce da un infortunio che ne aveva bloccato la carriera in maglia rosso-nera. Con Brighenti costituisce una coppia perfetta di cui la nazionale si avvale nella famosa rimonta di Wembley contro l’Inghilterra. Parte Brighenti e Rocco mantiene i bianco-scudati nelle posizioni nobili della graduatoria rimettendo a nuovo l’attaccante Aurelio Milani, in cerca di rilancio dopo l’opaca stagione disputata con la maglia della Sampdoria.

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