CENT'ANNI DI STORIA D'ITALIA RACCONTATI DAL CALCIO

DOPO IL CALCIO: LA FAVOLA DIVENTA INCUBO

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Appese le scarpe al fatidico chiodo, quasi tra l’indifferenza generale, per lui inizia il declino vero: a poco a poco il suo patrimonio immobiliare va dissipandosi, per pagare i debiti che continua a fare. La bottiglia è sempre più una compagna fedele, come la moglie Elza che, nel 1977 gli dà un figlio: Manuel Francisco dos Santos Junior, presto soprannominato Garrinchinha. Il 30 agosto dello stesso anno, però, anche il rapporto con la Soares finisce, allorché Garrincha, in stato di ubriachezza la aggredisce.

Pochi giorni dopo l’accaduto, Garrincha si unisce a Vanderléia Vieira, trentenne vedova di un calciatore morto di cancro che nel 1981 dà alla luce un’altra figlia, Lívia. Ben presto l’alcolismo dell’ex fuoriclasse si aggrava ulteriormente, tanto che ormai vive esclusivamente cercando pretesti per poter bere. In quegli anni la LBA (Legião da Boa Vontade) gli offre la possibilità di insegnare calcio ai bambini poveri ed egli accetta, ma ciò non basta a dissuaderlo dall’assumere alcolici. Viene internato per la prima volta nel 1978, per gli effetti di un’astinenza, nella casa di riposo Alto da Boa Vista, con le spese pagate dalla LBA. Da quel momento, la sua vita è un susseguirsi di eventi drammatici. L’anno successivo subisce un nuovo ricovero e gli viene diagnosticata una cirrosi, mentre nel 1980 partecipa ad una sfilata di Carnevale organizzata dalla scuola di samba Mangueira, apparendo triste ed apatico a distanza di pochi giorni da un ulteriore ingresso in clinica. Garrincha prova a smettere di bere, ma ogni tentativo risulta vano.

I giorni che vanno dal 16 al 19 gennaio del 1983 li trascorre bevendo in giro per i bar. Torna ubriaco, reggendosi a malapena in piedi, alla sua casa nel quartiere di Bangu, nella zona Sud di Rio de Janeiro. La moglie Vanderléia chiama l’ambulanza e Garrincha viene nuovamente internato. Lasciato solo alle nove di sera, spira poco prima del sopraggiungere del giorno successivo, a causa di un edema polmonare, driblando la vita, la sorte, la miseria interiore ed involandosi sulla fascia destra del cielo.

Le sue spoglie si trovano nel cimitero di Raiz da Serra, presso Magé, all’interno di un sepolcro in stato di abbandono che riceve solo poche visite. L’epitaffio recita:

solo che la vita a lui di gioia, a conti fatti, ne ha riservata poca.

Quasi per un triste gioco del destino il piccolo Manuel Junior, muore nel 1986, all’età di nove anni, a causa di un incidente.

A diversi anni di distanza dalla morte, un’altra figlia di nome Rosângela è stata riconosciuta grazie all’esame del DNA.

Questa è la favola, non a lieto fine, del grande Manuel Francisco dos Santos detto “Garrincha,” l’uomo che senza saperlo ha reso ebri di gioia milioni di brasiliani.

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