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L’ASSASSINIO DI BOB KENNEDY E IL SUCCESSO JUGOSLAVO CONTRO L’INGHILTERRA

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L’Inghilterra, Campione del Mondo in carica e la Jugoslavia, grande outsider, scendono in campo a Firenze alle 21 e 15, dopo il consueto “Carosello” e soprattutto dopo il telegiornale serale il quale apre con una notizia sconvolgente: nella mattinata americana, nelle cucine di un albergo di Los Angeles, dove si era recato per salutare alcuni suoi sostenitori, viene assassinato Robert Kennedy, sul punto di ottenere la nomination per sfidare Richard Nixon nelle elezioni di novembre alla Casa Bianca. Contrario alla guerra nel Vietnam, Kennedy raccoglieva i favori di tutti i movimenti giovanili che vedevano in lui il portatore di un possibile cambiamento. I mandanti del delitto sono tutt’ora sconosciuti; rimane il mito di una famiglia particolarmente sfortunata.

Questo, però, non distoglie inglesi e jugoslavi dal loro importantissimo impegno. La vigilia del match è caratterizzata dall’applicazione di un po’ di psicologia spicciola. Ci pensa il Ct jugoslavo Rajko Mitic, definendo questa come la migliore nazionale jugoslava dopo quella degli anni ’50, che annoverava lo stesso Mitic fra i giocatori. Gli avversari sembrano credergli.

è il titolo di un quotidiano nazionale inglese.

Firenze (Stadio Comunale) – mercoledì 5 giugno 1968 – ore 21,15

JUGOSLAVIA – INGHILTERRA 1-0 (Semifinale)

RETI: 86′ Dzajic

JUGOSLAVIA: Pantelic, Fazlagic, Damjanovic; Pavlovic, Paunovic, Holcer; Petkovic, Osim, Musemic, Trivic, Dzajic. C.T.: A. Mitic.

INGHILTERRA: Banks, Newton, Wilson; Mullery, Labone, Moore; Ball, Peters, Charlton I, Hunt, Hunter. C.T.: A. Ramsey.

ARBITRO: Ortiz de Mendibil (Spagna).
I timori della critica sembrano riflettersi sulla squadra di Alf Ramsey, tecnico già sofferente di una prudenza ai limiti delpatologico. Infatti egli decide di schierare Norman Hunter, di allineare cinque centrocampisti, di cui due incontristi, e di lasciare il solo Roger Hunt in avanti.

Gli jugoslavi invece, schierano il libero; quindi pure questa gara risulta molto tirata e piuttosto cattiva, spezzettata da 49 calci di punizione. Difficile dire chiabbia iniziato: gli jugoslavi attribuiscono la responsabilità a Nobby Stiles, Ramsey, invece, a Dobrivoje Trivic, autore di due fallacci su Bobby Charlton e Alan Ball nei primi due minuti. Al decimo giunge la vendetta di Alan Mullery con un intervento a gamba tesa. Certamente
Hunter fa sentire i propri tacchetti nei primi cinque minuti a Ivica Osim, il jolly del centrocampo jugoslavo, immobilizzandolo praticamente per il resto
del match. Ball, zoppicante nei due giorni successivi, non ha dubbi:

Hunt e Mirsad Fazlagic finirono sul taccuino dell’arbitro.

In tutta questa confusione, l’Inghilterra crea alcune occasioni da rete: Ball colpisce la traversa su colpo di testa da posizione di fuorigioco, quindi spara alle stelle dopo un buon movimento; tuttavia, per sconfiggere i dieci avversari validi, sarebbe stata necessaria una maggiore potenza, oppure un giocatore di fascia in grado di contrastare Dragan Dzajic, considerato al momento la più forte ala d’Europa. Dimostrando un grandissimo controllo di palla per un giocatore così alto e robusto, Dzajic salta tre uomini con stupefacente velocità di gambe, prima di essere fermato da un quarto; poi, su un lungo lancio dalla sinistra, ruba il tempo all’ammirevole Bobby Moore

mette palla a terra di petto e
batte Gordon Banks a quattro minuti dal termine.

All’ennesima rappresaglia su Trivic, Mullery viene espulso diventando il primo giocatore ad essere cacciato dal terreno di gioco con la maglia dell’Inghilterra, dopo 424 partite ufficiali della nazionale maggiore in campo internazionale.

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