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ITALIA-UNIONE SOVIETICA 0-0: LA SORTE ARRIDE AGLI AZZURRI

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Nel sorteggio l’Italia viene opposta all’Unione Sovietica con la quale la tradizione non è certo favorevole: infatti si registra l’eliminazione dagli europei del 1964 e la sconfitta per 1 a 0 nel mondiale inglese. Tuttavia l’ambiente azzurro ostenta una certa fiducia:

pare abbia dichiarato il Ct azzurro Ferruccio Valcareggi;

Tuttavia l’avversario incute un certo timore, non fosse altro che per la maggiore forza fisica di cui è dotato. Il tecnico friulano, comunque, vara una formazione in grado di “ fare la partita” rifacendosi allo schema Milan: schiera due mediani a protezione di Gianni Rivera libero di innescare il trio avanzato formato da Angelo Domenghini, Sandro Mazzola e Pierino Prati. I nostri avversari si presentano all’appuntamento in formazione rimaneggiata non potendo disporre del difensore Kurzilava e dell’ala destra Igor Chislenko, l’autore del gol ai mondiali del 1966.

275: Napoli (Stadio “San Paolo”) -mercoledì, 5 giugno 1968 – ore 18,00

ITALIA – URSS 0-0 d.t.s. (C.E. semifinale)

ITALIA: Zoff (Napoli) 2, Burgnich (Inter) 22, Facchetti (Inter) 35 (cap.), Bercellino I (Juventus) 6, Castano (Juventus) 3, Ferrini (Torino) 6, Domenghini (Inter) 13, Juliano (Napoli) 11, A. Mazzola (Inter) 30, Rivera (Milan) 32, Prati (Milan) 3. C.T.: F. Valcareggi.

URSS: Pscenicnikov, Afonin, Istomin, Kaplicni, Scesternev (cap.), Lenev, Malofeev, Bishovets, Baniscevski, Logofet, Evruzhikhin. C.T.: Jacuscin.

ARBITRO: Tschenscher (Germania Ovest).

SPETTATORI: 75.000
Dopo 17 minuti di gara la partita sembra volgere a favore dei nostri avversari: in uno scontro col suo diretto marcatore Afonin si infortuna Gianni Rivera che non riuscirà più a dare il proprio contributo. L’Italia rimane praticamente in dieci uomini. L’assenza del regista milanista consente al mediano di avanzare dando il proprio apporto alla costruzione della manovra. I sovietici prendono in mano le redini della gara, limitandosi però ad uno sterile dominio territoriale che frutterà solamente sei calci d’angolo consecutivi poco prima del termine della prima frazione di gara.

La contesa si fa ancora più dura anche per le avverse condizioni atmosferiche. Le occasioni da rete sono poche e isolate; Piero Prati calcia di poco a lato da venti metri, Dino Zoff si dimostra estremamente freddo nell’opporsi alle conclusioni di Albert Scesternev e Aleksandr Lenev (due volte), quest’ultimo libero di avanzare per l’uscita di Rivera. Verso la fine dei supplementari, Domenghini, spostato nel ruolo di terzino in seguito ad una botta che mette fuori causa anche Giancarlo Bercellino, colpisce la base del palo. Nonostante il consueto grande impegno dello stesso Domenghini e di Sandro Mazzola, l’attacco italiano “brilla per la sua assenza”. Dal canto loro le punte sovietiche continuano a perdere palla e lo 0-0 risulta il verdetto più logico dopo un match simile.

L’epilogo viene affidato al lancio della moneta nel più classico testa o croce tra i capitani. Per l’Italia c’è Giacinto Facchetti, solitamente fortunato, come racconterà in seguito l’amico Sandro Mazzola, quando si tratta di partecipare a lotterie o tombolate di gruppo. Sul campo del San Paolo, per il sorteggio, ci sono solamente i due capitani e l’arbitro. Tutti gli altri sono negli spogliatoi e apprendono dallurlo dei tifosi l’esito favorevole del sorteggio. In qualche modo l’Italia è in finale e attende la vincente tra Inghilterra e Jugoslavia.
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