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INGHILTERRA SUL PODIO CON RIMPIANTO!

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Questa settimana incandescente, sia per il calcio, sia per il mondo, si conclude con l’epilogo dei Campionati Europei. Secondo l’intento degli organizzatori, questa deve essere una giornata di sport che inizia nel pomeriggio con la finale per il terzo posto concludendosi in serata con l’assegnazione del trofeo.
Roma (Stadio Olimpico) – sabato 8 giugno 1968 – ore 18,00

INGHILTERRA – UNIONE SOVIETICA 2-0 (Finale 3o posto)

RETI: 39′ Charlton I, 63′ Hurst

INGHILTERRA: Banks, Wright, Wilson; Stiles, Labone, Moore; Hunter, Peters, Charlton I, Hurst, Hunt. C.T.: A. Ramsey.

UNIONE SOVIETICA: Psenichnikov, Afonin, Istomin; Kaplichni, Shesternev, Lenev; Malofeev, Banishevsky, Byshovets, Logofet, Evriuzhikin. C.T.: Jacuscin.

ARBITRO: Zsolt (Ungheria).
Alle 18 Inghilterra ed Unione Sovietica scendono sul terreno di gioco per regalare al pubblico un “antipasto” di calcio. Fin dalle prime battute le due compagini danno vita ad un match piacevole, privo di troppi orpelli tattici. Complice senz’altro l’atteggiamento dell’URSS, in formazione ampiamente rivisitata, la quale gioca senza la cattiveria agonistica mostrata quattro giorni prima. Trascinata da un Bobby Moore maestoso in retroguardia e preciso nei lanci, un Bobby Charlton ripresosi dall’infortunio e dal ritorno ai due attaccanti, l’Inghilterradomina. Geoff Hurst calcia alto su cross di Ray Wilson; Charlton, sempre raccogliendo un cross, costringe alla
parata il bravissimo Iouri Pschenichnikov. L’Unione sovietica, comunque non sta a guardare; Anatoli Byschovets, stella dei Campionati del Mondo del 1970, mette in apprensione la difesa avversaria con le sue serpentine e
le sue “veroniche”. Anatoli Banischevsky e Edouard Malofeev macinano chilometri per tutta la gara, ma Moore è sempre puntuale nel rimediare anche alle incertezze di Brian Labone. Ben si comportano anche i due laterali: Tommy Wright al suo primo impegno internazionale e il grande Wilson, alla sua 63esima e ultima presenza. Nobby Stiles si diverte a farsi fischiare dal pubblico.

Una geometrica azione viene finalizzata con un tocco di Hurst all’indietro per la botta di Charlton (ricordi che affiorano dalla semifinale Mondiale del 1966). Hurst raccoglie lestamente la respinta del portiere, su tiro deviato di Martin Peters, e accompagna la sfera in porta. Charlton potrebbe ricevere un rigore più tardi. Più che consolazione, la finalina procura frustrazione a un Inghilterra che gioca da migliore squadra del torneo quando ormai è troppo tardi. Alla luce di quanto fatto, il 2 a 0 finale sta decisamente stretto ai “campioni del mondo in carica.
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