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GLI SCONTRI STUDENTESCHI DI MILANO

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Il giorno seguente i commenti della gente si dividono tra la gioia per la vittoria della nazionale e lo sconcerto per quanto accaduto negli Stati Uniti. L’uccisione di uno statista fa sempre impressione, soprattutto se si tratta di un giovane esponente di una famiglia che ha dato al mondo uno dei capi di stato universalmente più amati di tutto il XX secolo anch’egli misteriosamente assassinato.

Sensazione destano anche le dichiarazioni apparse lo stesso giorno sul settimanale “Rinascita” nelle quali Giorgio Amendola, uno dei principali esponenti del PCI, critica gli studenti in lotta, ritenendo le loro manifestazioni:

È uno
dei tanti a non rendersi conto del fenomeno. Fra l’altro è poco coerente con LONGO dello stesso partito che sempre su Rinascita pochi giorni prima aveva solidarizzato con gli studenti. Ci si meraviglia poi che alcuni gruppi si siano dissociati da una linea di partito quando questa linea palesemente non
esiste negli stessi vertici del partito. Si brancola nel buio mossi da considerazioni soggettive.

Lo stesso Pier Paolo Pasolini ha centrato il problema quando ha affermato che nella sinistra vi sono delle correnti “fascistoidi”, il che accomuna, almeno sotto questo aspetto, il PCI all’odiata Democrazia Cristiana.

Il giorno successivo Milano assiste all’assalto degli studenti al Corriere della Sera. E’ la “battaglia di Via Solferino”. La sede del giornale viene assediata per ore, e nonostante la polizia sia giunta in forza viene assediata essa stessa, frontalmente. Blocco delle strade per ore, barricate, lancio di lacrimogeni, caroselli per
disperdere gli studenti. La fine della giornata campale lascia sbigottiti. Feriti da ogni parte, e 250 sono i fermati, dieci gli arrestati. Altro che “ragazzate” come scrive Amendola, si è agli scontri frontali, ai poliziotti mandati allo sbaraglio, costretti a difendersi e lo fanno con i mezzi che le istituzioni hanno dato loro in mano: le armi.

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