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CAMPIONATO EUROPEO DI CALCIO 1964: LE SEMIFINALI

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Nelle semifinali l’URSS, impegnata a Barcellona, è opposta alla danimarca, mentre agli spagnoli, padroni di casa e grandi favoriti, tocca l’Ungheria.
Barcellona (Estadio Nou Camp) – mercoledì 17 giugno 1964

UNIONE SOVIETICA – DANIMARCA 3-0 (C.E. SEMIFINALE)

RETI: 19′ Voronin, 40′ Ponedelnik, 87′ V. Ivanov

UNIONE SOVIETICA: Yashin, Chustikov, Shesternev; Mudrik, Voronin, Anichkin; Chislenko, Ivanov V., Ponedelnik, Gusarov, Khusainov

DANIMARCA: Nielsen L., Hansen J., Hansen K.; Hansen B. I, Larsen, Nielsen E.; Bertelsen, Sørensen, O.Madsen, Thorst, Danielsen.

ARBITRO: Lo Bello (Italia).

SPETTATORI: 38.000.
I sovietici vincono facilmente per 3 a 0, chiudendo la pratica già nel primo tempo. Priva dei fratelli Harald e Fleming Nielsen, la Danimarca è ben poca cosa. Contemporaneamente, invece a Madrid si vivono forti emozioni, non solo per la presenza in campo della nazionale padrona di casa.
Madrid (Estadio Santiago Bernabéu) – mercoledì 17 giugno 1964

SPAGNA – UNGHERIA 2-1 d.t.s.

RETI: 35′ Pereda, 84′ Bene (UN), 115′ Amancio

SPAGNA: Iribar, Rivilla, Calleja; Zoco, Olivella, Fusté; Amancio, Pereda, Marcelino, Suárez, Lapetra.

UNGHERIA: Szentmihalyi, Mátrai, Mészöly; Sárosi, Nagy, Sipos; Bene, Komora, Albert, Tichy, Fenyvesi.

ARBITRO: Blavier (Belgio).

SPETTATORI: 125.000.
Le gradinate del Bernabeu sono gremite oltre la loro capienza per questa gara; il clima non è torrido solamente per il tifo infernale degli spagnoli, ma anche per la temperatura di 30 gradi. Questo, però, non impedisce ai magiari di esprimere tutt o il loro talento: sugli scudi Sándor Mátrai, libero canuto ed efficace, Lajos Tichy, giocatore dotato di fisico possente e di potenza di tiro impressionante, Ferenc Bene, brillante ala diciannovenne che avrebbe poi vinto la classifica dei cannonieri alle Olimpiadi dello stesso anno, e soprattutto il talentuosissimo Flórián Albert, non più quell’oggetto misterioso che aveva esordito in nazionale a 17 anni.

In questa partita però Albert e compagni, in fatto di classe, si trovano un gradino sotto a Luis Suárez, il più grande regista europeo del momento, fresco vincitore della Coppa dei Campioni con l’Inter. Esile ma infaticabile, la folla inneggiante al suo nome, comanda i movimenti della squadra come un direttore d’orchestra avviandone le migliori trame e fornendo assist preziosi fra cui quello smarcante a destra per il primo gol di Jesus Maria Pereda, andato a rete di testa.

Gli ungheresi comprendono tutto questo e nella ripresa approntano su di lui una marcatura particolare che ne rallenta l’azione. In questo modo la difesa spagnola viene messa sotto pressione e Josè
Iríbar compromette la propria bella prestazione con un’incertezza di cui Bene approfitta per pareggiare. Il portiere spagnolo si riscatta immediatamente sventando sul solito Bene presentatosi da solo davanti a lui.

Come previsto, tempi supplementari carichi di tensione. Amancio Amaro, spesso sprecato sull’ala, si accentra in cerca del pallone: prima obbliga Antal Szentmihalyi a respingere di piede. Poi, su calcio d’angolo battuto da Carlos Lapetra e deviato di testa da Fusté, insacca il gol della vittoria. A Barcellona, a lottare per la terza piazza, andranno proprio gli ungheresi.
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