CENT'ANNI DI STORIA D'ITALIA RACCONTATI DAL CALCIO

LE GRANDI SFIDE DI SERIE A E TUTTA LA CHAMPION'S LEAGUE SU MEDIASET PREMIUM

IL GOVERNO TAMBRONI: RIGURGITI FASCISTI NELL’ITALIA REPUBBLICANA!

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather
Lo stesso giorno la camera del lavoro di Genova, avutane notizia, chiede di vietare il congresso nazionale del MSI, in programma per il 2 Luglio. Alla richiesta si aggregano pure le associazioni partigiane dando la stura ad una polemica destinata a sfociare in tragedia. Lo spostamento a destra del governo sancito dal matrimonio politico con l’MSI, dà l’occasione agli stessi ex-fascisti per ricompattarsi e prendere iniziative con i molti nostalgici ancora insediati ai vertici del potere per tentare di tornare ad essere i protagonisti.

Uno di questi è proprio il prefetto di Genova, Emanuele Basile, già in carica durante il periodo della Repubblica Sociale, e secondo molti, responsabile di arresti e torture di uomini della Resistenza e mai rimosso dalla fine della guerra in avanti.

Proprio a lui viene data la presidenza onoraria del congresso del 2 luglio che l’MSI vuole organizzare a Genova. La Città insorge, manifestazioni di protesta contro l’evento ritenuto da parte dei partigiani di Genova una provocazione. Il PCI, il PSI, il PSDI, il PRI ora tutti uniti si organizzano
per fare manifestazioni di proteste. La prima avviene il 28 giugno quando una folla oceanica scende in piazza contro quello che viene ritenuto uno

SANDRO PERTINI indignato invoca il rispetto della norma costituzionale che vieta la riorganizzazione di un partito fascista.

Quattro giorni dopo, esattamente il 19 giugno, si corre il Gran Premio del Belgio. Vince il campione del mondo in carica Jack Brabham il quale bissa il successo di due settimane prima in Olanda. Per la Ferrari è un momentaccio: da due gare la rossa non sale sul podio.

Lo è anche per il Paese, però: dopo che i sindacati hanno proclamato uno sciopero generale , capi di ex partigiani formano drappelli per presidiare i monumenti dei loro compagni caduti nella liberazione. Tutto si svolge in un clima di una guerra civile, che può scoppiare da un momento all’altro, tanto è alta la tensione; ne’ si può prevedere di che tipo sarà la provocazione.

Due giorni più tardi la camera del lavoro proclama lo sciopero generale contro il congresso MSI di Genova. La manifestazione ora non è più passiva, si è organizzata e ingrossata con la partecipazione di altri ex partigiani giunti da varie parti del Piemonte. Sono 100.000 le persone in marcia verso il centro dove c’e’ uno schieramento di forza pubblica imponente. A Piazza De Ferrari avviene lo scontro, cariche della polizia con caroselli di camionette cercano di
disperdere i manifestanti (la scena riportata dal giornale è eloquente) con lacrimogeni e manganelli. Rimangono ferite 83 persone. A questo punto il governo interviene e invita a spostare il comizio a Nervi e non al Teatro Margherita di Genova sito, fra l’altro, a pochi metri dal sacrario dei partigiani caduti. Ma ormai si è innescata la protesta anche in altre città d’Italia, dove la provocazione di Genova riporta a galla odi e rancori apparentemente assopiti dal tempo; scatenando nuovi scontri.

Frattanto il capoluogo ligure entra di prepotenza anche nelle cronache calcistiche: infatti viene alla luce un tentativo di corruzione perpetrato dalla società genoana nella partita contro l’Atalanta del 17 aprile. Viene emessa la sentenza:ai rosso-blu, già retrocessi sul campo, vengono tolti tutti i punti ottenuti nel campionato 1959-60 e ne vengono inflitti 10 da scontare nel campionato successivo.

La prima domenica di luglio, giorno 3, si corre il Gran Premio di Francia. Per la Cooper Climax è un’altra giornata memorabile: Brabham vince davanti a Jendebien e a McLaren.

Intanto il malcontento contro il Governo Tambroni dilaga sull’intero territorio nazionale: il 4 luglio le manifestazioni si estendono anche nel Sud. A Licata scende in piazza la popolazione con in testa il sindaco ribelle democristiano in lotta anche contro la disoccupazione che sta attanagliando il suo paese. Avvengono scontri con la polizia, si hanno numerosi feriti e la morte di un manifestante. La notizia innesta altre manifestazioni a Ravenna, dove di rimando i neofascisti, il giorno successivo, incendiano la casa del senatore comunista BOLDRINI presidente
dell’Associazione Partigiani d’Italia e medaglia d’oro della Resistenza. Le manifestazioni si allargano e arrivano a Milano e a Roma. Due città sotto pressione con squadre di neofascisti che distruggono la sede del partito radicale nella città lombarda e alcune sedi del partito comunista nella capitale.

PAGINA SUCCESSIVA PAGINA PRECEDENTE Facebooktwittergoogle_pluslinkedinrssyoutubeby feather

LASCIA UN Commento