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CAMPIONATO MONDIALE DI CALCIO 1962: LE FINALI

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La marcia verso la finale inizia nel migliore dei modi per il Brasile. Infatti il giorno dopo la Commissione Disciplinare del Mondiale decide di non squalificare Garrincha, probabilmente tenendo conto dei numerosi falli subiti dal giocatore brasiliano non sanzionati adeguatamente dalla terna arbitrale. Il fortissimo numero 7, però, rischia comunque di saltare la finale, proprio per gli effetti della sassata rimediata il giorno precedente.

Intanto anche la Cecoslovacchia conquista le prime pagine dei quotidiani sportivi internazionali ai quali piace porre l’accento sulla bella favola di una compagine che, partita in sordina, ora ha la possibilità di raggiungere il massimo traguardo calcistico esistente. L’interesse si tramuta in possibilità concrete di disputare gare amichevoli. Infatti due giorni prima della finale contro il Brasile, la squadra cecoslovacca riceve la proposta di giocare una partita a Montevideo contro l’Uruguay. L’accordo finanziario prevede un rimborso spese di 15.000 dollari, pari a circa 9.300.000 lire italiane del tempo, denaro che fa davvero comodo alle casse della federazione di quel Paese.

Arriva così il giorno della finale per il terzo posto che vede opposti i padroni di casa alla Jugoslavia, senz’altro, tra le due, la nazionale più delusa per non essere riuscita a giungere in finale.
Santiago del Cile (Estadio Nacional) – sabato 16 giugno 1962 – ore 14.30


CILE-JUGOSLAVIA 1-0

RETI: 90’ Rojas

CILE: Godoy, Eyzaguirre, Cruz; R. Sánchez, Rodriguez, Toro (cap); Rojas, Ramirez, Campos, Tobar, L. Sánchez. C.T.: F. Riera.

JUGOSLAVIA: Šoškic, Durkovic, Svinjarevic; Radakovic, Markovic, Popovic; Kovacevic, Sekularac, Jerkovic, Galic (cap), Skoblar. C.T.: Commissione tecnica federale.

TERNA ARBITRALE: Gardeazábal (Spagna); g.l.: Dusch (Germania Ovest), Dorogi (Ungheria).

SPETTATORI: 67.000.
Proprio quando tutti erano pronti a disputare i tempi supplementari Rojas rompe gli equilibri regalando al Cile un podio tutto sommato insperato prima dell’inizio della kermesse iridata. Rimane delusa invece la Jugoslavia ancora una volta sconfitta nei minuti finali.

Ora tutto è pronto per l’evento clu dell’anno: ossia la finalissima. Il Brasile si presenta con quella che ormai è la formazione tipo; Garrincha, infatti ha recuperato la brutta botta subita, ma scende in campo non in perfette condizioni fisiche. Manuel, infatti, lamenta un evidente stato febbrile. Nel frattempo Pelé preme per rientrare, ma la commissione medica interna alla nazionale auri-verde non gli permette nemmeno di effettuare un provino. Pure i cecoslovacchi hanno qualche problema d’organico. Il loro terzino destro titolare Lala è uscito malconcio dalla semifinale con la Jugoslavia. Naturalmente la voglia di giocare è tanta da arrivare ad impegnarsi in un voto: se fosse riuscito a guarire, sarebbe andato a piedi da Santiago a Vina del Mar, camminando con le scarpe da calcio. Tutto questo non accaddrà in quanto il difensore non riesce a recuperare l’infortunio.

In Europa, intanto, l’attesa del massimo evento calcistico è interrotta dal Gran Premio del Belgio di Formula 1, che vede il successo di Jim Clarck, davanti al britannico Graham Hill e al ferrarista Phil Hill, il quale scivola in terza posizione di classifica a quattro lunghezze dalla vetta.
FINALE I POSTO: domenica 17 giugno 1962

Santiago del Cile (Estadio Nacional) – ore 14.30


BRASILE-CECOSLOVACCHIA 3-1

RETI: 15’ Masopust (CE), 17’ Amarildo, 69’ Zito, 78’ Vavá.


BRASILE: Gilmar, D. Santos, N. Santos; Zito, Mauro (cap), Zózimo; Garrincha, Didi, Vavá, Amarildo, Zagalo. C.T.: P. Feola.

CECOSLOVACCHIA: Schrojf, Tichý, Novák (cap); Masopust, Popluhár, Pluskal; Pospichal, Scherer, Kadraba, Kvašnák, Jelinek. C.T.: R. Wytlacil.


TERNA ARBITRALE: Latichev (U.R.S.S.); g.l.: Davidson (Scozia), Horn (Olanda).

SPETTATORI: 69.000.

La Cecoslovacchia parte alla grande e dopo un quarto d’ora passa in vantaggio grazie al suo mediano Masopust il quale corona un mondiale disputato ad altissimo livello. Due minuti dopo, però, Amarildo ristabilisce nuovamente le distanze. Nella ripresa emerge il maggior tasso tecnico dei campioni in carica: sulle ali Garrincha e Zagalo imperversano e i cechi non riescono a contenere la verve degli avanti verde-ooro. Tocca al mediano Zito rompere l’equilibrio e poi a Vavà rimettere nella cassaforte della federazione brasiliana la Coppa Rimet.

Al termine dei novanta minuti iniziano le ormai usuali scene di festa: il laterale brasiliano Zozimo si è inginocchiato al centro del campo per una preghiera di ringraziamento, mentre un nugolo di ragazzini cileni ne approfitta per avvicinarglisi e ottenere così un autografo.

In Cile, ai piedi delle Ande, il Brasile si leva in volo con il suo secondo titolo mondiale consecutivo, nonostante l’infortunio a Pelé. Questo settimo Mondiale
viene ricordato anche come l’evento in cui il calcio diventa più “fisico”.
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