CENT'ANNI DI STORIA D'ITALIA RACCONTATI DAL CALCIO

CLAUDIO “NENÈ”

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Claudio Olinto Carvalho, questo è il suo nome di battesimo, trascorre l’infanzia nelle favelas di Santos tirando calci ad un pallone, spesso apiedi nudi e sognando, come altri suoi coetanei di entrare a far parte della squadra locale, soprattutto quando in essa vi gioca un altro figlio del popolo: un certo Elso Oranthes do Nascimento che la fa diventare uno dei club più forti e famosi del mondo. Il sogno si realizza, ma per lui lo spazio è poco, ma sufficiente per diventare un punto di forza della Nazionale Olimpica brasiliana, alla ricerca del passaporto per la manifestazione a cinque cerchi prevista a Tokio nel 1964.




Proprio in queste circostanze la Juventus, in cerca di giocatori che facciano sognare i tifosi (le operazioni d’immagine sono già di moda) lo nota, si interessa a lui e lo porta in Italia. La prima stagione è ampiamente positiva: in bianconero realizza 11 reti in 28 partite, ma a Torino non credono pienamente in lui e, senza spiegazioni, lo cedono al Cagliari neo promosso. Per il colored la delusione è tanta, vorrebbe tornare in Brasile, ma invece rimane. Sull’isola si trova talmente bene da restarci per dodici stagioni diventando il giocatore con il maggior numero di presenze in serie A con la maglia del Cagliari: ben 311. I sardi diventano sempre più forti: accanto a lui giocano grandi talenti come l’inglese Gerald Hitchens e il giovane Roberto Boninsegna che lasceranno la Sardegna, ma lui ….
Nel 1969 Manlio Scopigno ha l’intuizione tattica che fa quadrare il cerchio nell’organico degli isolani: Nené viene spostato nel ruolo di mezz’ala. L’intera squadra ne trae beneficio e quel che accade è storia.
Vinto lo scudetto, il Cagliari inizia una lenta ma costante discesa. Assieme a Gigi Riva e Comunardo Niccolai, il brasiliano
è l’unico a vestire i colori rosso-blu fino al termine della sua carriera che coinciderà con la retrocessione in serie B nel 1976.
Nenè non rimane nei cuori di compagni ed adetti ai lavori solo per le proprie abilità tecniche, ma soprattutto per le sue qualità umane. Carattere solare, nel post attività agonistica si afferma come commentatore e, proprio a causa della sua simpatia, negli anni ’90 collabora con trasmissioni satiriche italiane legate al mondo del calcio. Sono probabilmente gli ultimi anni veramente felici della sua esistenza. Il nuovo secolo lo vedono affrontare numerosi guai fisici, con svariati interventi chirurgici ed altrettanti problemi finanziari. Gli ultimi anni di vita li trascorre in casa di riposo, prima a Pirri, successivamente a Capoterra, ricevendo di quando in quando la visita dei suoi vecchi compagni di squadra, fino a quando la malattia non avrà la meglio il 3 settembre del 2016.

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