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I SEMINARISTI DI VERONA CONTRO LA GUERRA IN VIETNAHM

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Con questa situazione la nazionale si prepara ad affrontare la Svizzera nell’ultima partita del girone eliminatorio. Nonostante laformazione allenata da Valcareggi sia ancora imbattuta, la vittoria si rende necessaria per evitare guai seri.

Intanto il Paese si prepara, in un clima di crescente protesta, ad accogliere il Presidente degli Stati Uniti Lindon Johnson, considerato dagli ambienti pacifisti, a torto o a ragione, l’artefice della vergogna in Vietnam.

A Cagliari, piazza nuova per la nazionale azzurra, Valcareggi vara una formazione nella quale rientra dopo oltre cinque anni Giorgio Ferrini chiamato a proteggere le spalle al rientrante Gianni Rivera.
272: Cagliari (Stadio “Amsicora”) -sabato, 23 dicembre 1967 – ore 14,30

ITALIA -SVIZZERA 4-0 (C.E.Q. gir. 6, 6a gara)

RETI: 3’ A. Mazzola, 13’ Riva, 45’ e 67’ Domenghini

ITALIA: Albertosi (Fiorentina) 17, Burgnich (Inter) 19, Facchetti (Inter) 32 (cap.), Ferrini (Torino) 4, Bercellino I (Juventus) 4, Picchi (Varese) 11, Domenghini (Inter) 10, Rivera (Milan) 29, A. Mazzola (Inter) 27, Juliano (Napoli) 8, Riva (Cagliari) 6. C.T.: F. Valcareggi.

SVIZZERA: Kunz (82’ Grob), Pfirter, Tacchella, Michaud, Perroud, Dermatt (cap.), Fuhrer, Dürr, Bernasconi, Künzli, Quentin. C.T.: A. Foni.

ARBITRO: Wharthon (Scozia).

SPETTATORI: 30.000
Il 1967 azzurro si chiude alla grande con un poker servito alla Svizzera. I rosso crociati allenati da Foni vengono storditi dall’avvio veemente della nazionale italiana che, dopo 13 minuti si trova già in vantaggio di due reti e può prepararsi a gestire al meglio il risultato. Angelo Domenghini, ala destra dotata di polmoni inesauribili, completa l’opera.

Tutti sono pronti a festeggiare il Natale, occasione nella quale le famiglie si riuniscono. Il nuovo modello imposto dalla società anni sessanta, che ha visto la fine della famiglia patriarcale, quando il nonno si trovava a “dirigere” più nuclei residenti sotto lo stesso tetto, è ormai un lontano ricordo. Ogni nucleo vive da solo e le feste comandate diventano occasione d’incontro. Le tavole si apparecchiano con le tovaglie e le stoviglie migliori e ci si concede un pranzo luculiano, ancora sconosciuto nella quotidianità, sebbene anche qui le abitudini stiano cambiando. Tutto sembra procedere tranquillamente secondo le nuove tradizioni imposte dal boom, ma cova un vento di rivolta che, pure in occasione del Natale, non manca di far sentire i propri effetti.

Dai televisori troneggianti nei salotti la gente ha appena terminato di udire il messaggio di Amore e di Pace di Paolo VI, quando, con una “lettera aperta” opportunamente resa pubblica, i seminaristi di Verona si fanno sentire. In essa condannano l’intervento americano in Vietnam scrivendo al Papa:

La notizia desta sensazione perché a ribellarsi non sono più i “catttivi comunisti”, ma anche i giovani del mondo cattolico e per giunta quelli che si stanno preparando a giurare obbedienza all’autorità ecclesiastica!

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