CENT'ANNI DI STORIA D'ITALIA RACCONTATI DAL CALCIO

LUIS VINICIO de MENEZES

Il centravanti brasiliano è giunto in Italia nel 1955 indossando la maglia del Napoli che lo ha prelevato dal Botafogo dopo averlo ammirato in una tourné sostenuta nella primavera di quell’anno dalla compagine carioca.

I primi tre anni sono fantastici e culminano con lo scudetto sfiorato nel 1958. Come si sa, però, Napoli è una piazza difficile nella quale programmare è presso che impossibile. Inoltre la società partenopea risente della crisi finanziaria che colpisce il patron Achille Lauro. Vinicio viene ceduto al Bologna, ma nei tre anni trascorsi in Emilia le soddisfazioni sono poche. A trent’anni compiuti passa al Lanerossi Vicenza, compagine che da alcune stagioni occupa le posizioni di centro classifica della serie A. In Veneto il “Leone” torna a ruggire fino a diventare capocannoniere assoluto nel 1966 alla bella età di 34 anni. Herrera lo vuole all’Inter, ma in ner’azzurro non avrà molta fortuna. Torna a Vicenza, salva i berici e appende le scarpe al chiodo.

Abbandonata l’attività agonistica diventa allenatore andando ad occupare la panchina del Napoli nel 1973. I campani arrivano da alcune stagioni tribolate e Vinicio porta nella società partenopea un’aria nuova. E’ tra i primi ad adottare una zona mista che fa dei bianc’azzurri una delle squadre più spettacolari della serie A. I risultati sono eccezionali, soprattutto nella stagione 1974-75 quando sfiora lo scudetto. L’arrivo del bomber Giuseppe Savoldi sembra aprire grandi orizzonti alla società partenopea, ma in Campania debbono accontentarsi della conquista della Coppa Italia. Vinicio lascia Napoli per trasferirsi sulla panchina della Lazio dalla quale è appena partito Giorgio Chinaglia. Coi giovani Vincenzo D’Amico, Lionello Manfredonia e Bruno Giordano conquista la qualificazione in Coppa Uefa nel 1977, ma nel campionato successivo non riesce a riconfermarsi agli stessi livelli.

Torna a Napoli per altre due stagioni tutto sommato anonime nelle quali l’evento principale è costituito dal gran rifiuto di Paolo Rossi di trasferirsi in Campania.

Nell’estate del 1980 decide di raccogliere una delle sfide più dure della sua carriera: lo scandalo delle scommesse clandestine ha appena sconquassato il mondo del calcio e in serie A ci sono tre squadre costrette a partire con un handicap di 5 punti. Una di queste è l’Avellino che decide di affidarsi alle cure del brasiliano. Con un manipolo di giovani, tra cui la talentuosissima mezz’ala veronese Beniamino Vignola e il connazionale Giorge Juary, Vinicio raggiunge l’obbiettivo facendo esprimere ai suoi un grande calcio. L’anno seguente i lupi campani partono alla grande, ma cedono nel girone di ritorno. La società, per dare la classica scossa, decide di esonerare Vinicio, che accetta il verdetto. L’anno seguente va a sedersi sulla panchina del Pisa col quale disputa un buon campionato conquistando un’agevole salvezza. Presidente dei toscani, però, è Romeo Anconetani il quale, l’anno successivo, decide di affidarsi a Bruno Pace. La partenza è disastrosa e in Toscana decidono di riaffidarsi a lui per tentare la rimonta. Il tentativo non riesce, ma Vinicio ha sempre dei grandi estimatori.

Nel 1984 l’Udinese dei brasiliani Zico ed Edinho lo chiama per costruire una compagine spettacolare. I friulani segnano tantissimo, ma la difesa è debole e debbono accontentarsi di una tranquilla salvezza. Vinicio rimane in friuli anche l’anno dopo, ma i pessimi risultati convincono la dirigenza bianconera ad esonerarlo. In estate torna in Campania, ad Avellino. Con lui arrivano anche gli esperti Josè Dirceu e Walter Schachner con i quali disputa la miglior stagione della storia degli irpini. L’anno successivo si parla di Coppa Uefa, ma Dirceu, la vera anima della squadra non c’è più in quanto accantonato per far posto all’evanescente Anastopoulos. E’ serie B ed è anche l’ultima volta che vediamo la presenza del brasiliano sui campi di calcio.
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