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“GIGI” MERONI

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nasce a Como il 24 febbraio del 1943. Rimane orfano di padre a soli due anni e la madre riesce a fatica a crescere i tre figli nell’Italia dell’immediato dopoguerra. Il piccolo Luigino è preso dal” demone del pallone”. Nella squadretta dell’oratorio di San Bartolomeo diventa una star tanto che il Como lo ingaggia nel proprio settore giovanile. Esordisce mettendosi in evidenza nel campionato di serie B e nel 1962 il Genoa, alla perenne ricerca di talenti, gli dà la possibilità di esibirsi sul massimo palcoscenico nazionale. Le sue giocate e le sue volate sulla fascia destra ne fanno immediatamente l’idolo della tifoseria ligure che insorge nel momento in cui, per inderogabili esigenze di bilancio, viene ceduto al Torino.

In granata trova Nereo Rocco, uomo burbero, ma amante dei giocatori di classe e Meroni è uno di quelli. I suoi colpi di genio, i suoi gol impossibili fanno sognare le folle, così come lo fanno le leggende circolanti attorno alla sua persona. “Gigi” non vive di solo calcio: assiduo lettore di libri, grande pittore e anche stilista (i vestiti che indossa li disegna lui) Meroni occupa una mansarda in Corso Umberto I, una sistemazione degna di un artista bohemien.

Il suo contegno irrita molti nel mondo del calcio, tanto che arriva a rifiutare una convocazione in nazionale per non tagliarsi i capelli. Alla fine l’avrà vinta e parte comunque per il mondiale d’Inghilterra, dal quale, pur avendo disputato solamente una partita, ne esce personalmente con le ossa rotte, diventando, assieme ad Edmondo Fabbri, il capro espiatorio del fallimento. Gli epiteti si sprecano sui maggiori quotidiani sportivi pronti a sbattere in prima pagina la propria relazione con Cristiana, la bella artista di circo polacca che per lui ha abbandonato la famiglia.

Gigi tira diritto e nel campionato post mondiale realizza ben nove reti. In estate la Juventus, a caccia di campioni per tentare la conquista del massimo trofeo europeo, praticamente lo compra per mezzo miliardo di lire, ma l’insurrezione dei tifosi granata, fa saltare l’intera operazione. Meroni rimane granata e inizia una nuova stagione.

Domenica 15 ottobre, dopo una bella vittoria contro la Sampdoria per 4 a 2, con l’amico Fabrizio Poletti, valente terzino più volte nazionale, decide di abbandonare di nascosto il ritiro post-gara per recarsi a prendere un gelato. Avventatamente i due attraversano Corso Umberto I mentre sopraggiunge una Fiat 124 guidata dal giovane Attilio Romero che centra Meroni. La “farfalla granata” vola, ma questa volta non sulla fascia destra, bensì contro la morte. La città e l’ambiente calcistico sono sgomenti. Ai funerali partecipano 20.000 persone. Pure questo evento è foriero di polemiche in quanto la Chiesa è contraria alle esequie religiose a causa del concubinato dell’atleta con la bella Cristiana.

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