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ALLUVIONE DI FIRENZE 1966: IL RISVEGLIO TRA POLEMICHE ED “ANGELI DEL FANGO”

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Le prime ore del mattino mostrano una città coperta di fango. Una apocalisse, un inferno che non ha risparmiato nulla, facendo scempio di tutto, perfino di opere d’arte di valore inestimabile come la “Porta del Paradiso”. Cinque formelle si sono staccate, cadute a terra, e per fortuna il provvidenziale
cancello davanti alla porta le ha fermate.

Ci si mette immediatamente al lavoro: da tutto il mondo arrivano schiere di “cappelloni” molto più celeri rispetto all’autorità centrale nel portare il loro soccorso

alla città toscana devastata da una simile tragedia. Mentre questi si affannano per salvare dal fango persone ed opere d’arte, scoppiano le polemiche circa il ritardo

col quale sono partiti i soccorsi. Sconcerta soprattutto il fatto che l’alluvione è iniziata il 3 novembre e, nonostante le richieste d’aiuto, la città sia rimasta

completamente in balia degli eventi. Il comportamento delle istituzioni preposte vieneritenuto inqualificabile, da terzo mondo, o da “paese dei balocchi. Ed è proprio

questa l’immagine data dall’Italia, quando le alte sfere cercano di spiegare tanta dabbenaggine in materia. I primi giorni di novembre, si sottolinea da Roma,

coincidono con un lungo ponte, essendo previsti tre giorni di festa: Ogni Santi, i Defunti e la commemorazione del 4 novembre. Il ministero degli interni, così come

tutti gli altri ministeri, la Camera e il Senato, usano chiudere le telescriventi dell’Ansa, non essendo in servizio nessun funzionario. Insomma nei giorni festivi può

accadere di tutto. Nessuno ascolta.

direttamente connessa col disastro,
L’altra questione, direttamente collegata al disastro, riguarda il numero delle vittime. Dalla Prefettura e dagli organi locali c’è il riservo più assoluto. Non

vengono forniti dati ufficiali, forse per nascondere i danni provocati da tanta dabbenaggine! Così facendo, si alimentano leggende metropolitane circa il numero dei

morti. Si parla di cifre astronomiche, anche perché molti hanno scambiato i manichini delle sartorie trascinati dalla furia del fiume per cadaveri. Solo quarant’anni

dopo si saprà che il 4 novembre 1966 34 persone hanno perso la vita.

Come si è soliti dire in questi casi: “il problema però è ben altro!” Ci si rende conto che non si fa nulla per il territorio; non si puliscono i torrenti, non si

costruiscono argini, così bastano poche ore di pioggia per vedere città sommerse e portate verso il mare (in Olanda strappano la terra al mare).

Di tutto questo si parlerà, mentre le zone alluvionate cercano di ripartire.

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