CENT'ANNI DI STORIA D'ITALIA RACCONTATI DAL CALCIO

AL MILAN LA COPPA ITALIA 1966-67

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Smaltito l’effetto della sorpresa derivata dai risultati dell’1 giugno, il mondo del calcio cerca di analizzare le cause che hanno portato l’Inter, considerata un meccanismo ai limiti della perfezione, a gettare al vento una stagione intera nel volgere di una settimana.

Per la prima volta da quando è in Italia, Herrera è un po’ meno mago, venendo indicato come uno dei maggiori responsabili del disastro interista. Al tecnico ispano-argentino si imputa la mancata gestione di una rosa che avrebbe dovuto garantire il pieno di successi. Altra motivazione viene trovata nel doppio incarico rivestito dal tecnico, il quale si è impegnato anche nel rilancio della nazionale azzurra dove ha impiegato l’intera rosa interista sovracaricandola ulteriormente di fatica. Per rispetto alla società d’appartenenza Herrera rimette immediatamente il proprio mandato di selezionatore lasciando Ferruccio Valcareggi da solo alla guida della nazionale. Lo spagnolo intende concentrarsi per onorare al meglio la Coppa Italia, in questo momento l’unica ancora di salvezza a cui i milanesi possono aggrapparsi per rendere meno amara una stagione che avrebbe dovuto essere trionfale.

Il sabato successivo una Formula Uno ancora scossa dalla tragedia della morte di Lorenzo Bandini, si prepara a vivere il suo terzo appuntamento. Si corre il Gran Premio d’Olanda. I mesi estivi sono terra di conquista di Jim Clarck, il quale non si smentisce nemmeno quest’anno, precedendo le due Brabham di Brabham, Hulme, e le tre Ferrari di Parkes, Hamon e Scarfiotti.

La sconfitta di Mantova, però, ha lasciato il segno e sul campo di Padova Facchetti e compagni non riescono a tener testa all’entusiasmo dei bianco-scudati che si impongono per 3 a 2. Contemporaneamente il Milan va a vincere per due a 1 sul campo della Juventus e dopo 120 minuti di battaglia può accedere alla finale di Roma. Per i rossoneri, sempre lontani dalla lotta per lo scudetto, c’è l’incredibile opportunità di conquistare un trofeo proprio nell’anno in cui i cugini sono rimasti a bocca asciutta. Che bello scherzo ha combinato il “Dio Pallone”!

In finale, comunque, Rivera e compagni dovranno fare i conti con l’entusiasmo del Padova nel quale militano alcuni giovanotti interessanti come Albertino Bigon, centravanti atipico dotato di buona tecnica e visione di gioco.

L’evento, però, è preceduto da un avvenimento internazionale destinato ad avere grandi ripercussioni anche su quanto sta accadendo ai giorni nostri. L’8 giugno scoppia infatti quella che passerà alla storia come “la guerra dei sei giorni”, con la quale Israele occupa l’altopiano del Golan e la Cis Giordania, acuendo il problema palestinese: un’intera popolazione che li viveva da duemila anni, si trova di colpo senza una sua nazione. Ancor oggi, nonostante il riconoscimento di uno stato palestinese con la restituzione di quei territori, la situazione nella zona è tutt’altro che normale.

Il 13 giugno, a conquista avvenuta, tacciono le armi dell’esercito regolare, ma inizia un’epoca non ancora terminata di attentati e rappresaglie.

Il giorno successivo l’Italia assiste all’assegnazione dell’ultimo trofeo stagionale.
COPPA ITALIA – FINALE – Roma (Stadio Olimpico), mercoledì 7 giugno 1967

MILAN – PADOVA 1-0

RETI: 49′ Amarildo.

MILAN: Belli, Anquilletti, Schnellinger; Maddè, Trapattoni, Baveni; Mora, Rivera, Amarildo, Lodetti, Fortunato. All.: A. Silvestri.

PADOVA: Pontel, Cervato, Barbiero; Frezza, Barbolini, Sereni (54′ Gatti); Carminati, Bigon, Morelli, Fraschini, Novelli. All.: H. Rosa.

ARBITRO: Bernardis di Trieste.

Per ironia della sorte al minuto 49, proprio quello del clamoroso gol di Di Giacomo, Amarildo, alla sua ultima gara ufficiale in rossonero, insacca il gol decisivo per la conquista della coppa. I milanisti gioiscono, mentre i cugini probabilmente schiattano di rabbia. Entrambe le squadre sono da ricostruire, ma lo stato d’animo è ben diverso. Rivera e compagni sanno che l’anno venturo ritorna Nereo Rocco e soprattutto hanno la certezza di trovarsi in una società pronta ad investire. La famiglia Carraro, che ha rilevato il Milan dopo la vicenda del fallimento di Felice Riva, è pronta ad affrontare un serio programma di rilancio, dopo aver trascorso un anno a rimettere in sesto le casse societarie. Dall’altra parte del Naviglio, invece, la situazione è esplosiva. I rapporti tra il tecnico e alcuni elementi della squadra, con giocatori ancora in giovane età, sono al limite e ricostruire non sarà facile.
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