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ANCHE IN ITALIA ESPLODE IL BEAT!

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L’entusiasmo per il concerto dei Beatles del 24 giugno al Velodromo Vigorelli di Milano è ancora vivo. Sebbene in ritardo anche in Italia esplode la moda dei gruppi: i Roches con la loro “C’è una strana espressione nei tuoi occhi”, i Nomadi, l’Equipes 84 i Giganti e i Dik Dik, sono solamente alcune delle bands che movimenteranno la scena musicale della seconda metà degli anni ’60. Chitarre, basso e batteria unite ad un insieme di voci molto simili tra loro, costituiscono il mix sonoro che manda in visibilio i giovani. Il look esibito è apparentemente trasandato a partire dai capelli lunghi. Siamo in piena epoca “capelloni”, un modo per rompere con gli schemi imposti dal perbenismo e dal “Timor di Dio“ caratterizzanti questo periodo. Le loro canzoni contengono messaggi di Pace (la questione Vietnam diventa sempre più importante) e di rottura con gli schemi sociali. “Amore e cuore” (e spesso dolore) fanno ancora rima, ma cambia il modo di cantarli. I grandi mezzi di comunicazione, televisione in primis, stentano a dar loro spazio, ma in giro per il Paese stanno nascendo luoghi nei quali potranno esprimere tutta la loro arte. La spinta viene da Roma dove in primavera è stato inaugurato il Piper, divenuto immediatamente il tempio della musica beat. Patty Pravo e la sua “Ragazzo Triste” sono il fenomeno musicale dell’estate 1965. Dietro, però, c’è qualche cosa che va oltre la musica: la cantante veneta si presenta con un look aggressivo che rompe con gli schemi della ragazza pudica e per bene imposta dalle convenzioni vigenti. E’ una delle prime ad imporre sulla scena la minigonna di provenienza inglese. Con questa trovata, la stilista Mary Quant ha sconvolto i canoni della moda contribuendo a fare di Londra il centro culturale del periodo. A differenza dei genitori i giovani non guardano più a Parigi come modello di riferimento, bensì guardano alla capitale inglese con i suoi gruppi musicali, con i suoi pub dove si sente la musica dal vivo e con le sue ragazze che mostrano le gambe. In questo 1965 ci sono tutte le avvisaglie della spaccatura generazionale che sarà la base del 68. Ormai siamo di fronte ad una generazione che non ha conosciuto la guerra e che non vuole nemmeno sentirne parlare!
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