CENT'ANNI DI STORIA D'ITALIA RACCONTATI DAL CALCIO

EZIO PASCUTTI

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2″ class=”naz”>Nato a Mortegliano (Udine) il 1° giugno del 1937 e calcisticamente cresciuto nel Pozzuolo, Ezio Pascutti viene ceduto per 300.000 lire alla Saici di Torviscosa, squadra di quarta serie, prima di passare al Bologna nella stagione 1954-55 per giocare con la maglia rossoblu, la numero 11 dell’ala sinistra,

fino al 1968-69, cioè
per la bellezza di quattordici anni totalizzando 296 presenze e 130 gol.

Figlio di un falegname e di una bidella, come tutti i ragazzi, inizia con le partitelle giocate nel campetto del paese, tirando più calci alle pietre che al pallone.

Nel 1952 passa al Pozzuolo, squadra di prima categoria che conquista la Promozione” grazie ai gol del giovanissimo Ezio. Nell’estate del 1953 prova per l’Udinese che

offre una buona cifra per l’attaccante, ma il fratello maggiore Enea sconsiglia quella scelta optando per la Saici dove conosce Leskovic, acquistato anch’egli dal

Bologna e prematuramente scomparso poco dopo, senza vestire mai i colori felsinei. Assieme costituiscono una coppia d’oro; quell’anno Pascutti disputa sedici gare con

3 gol all’attivo. A limitarne il rendimento è una cisti ad un ginocchio, primo di una serie di problemi alle articolazioni che accompagneranno l’intera carriera del

campione.

A portarlo a Bologna nell’estate del 1954 è “Gipo” Viani – tre milioni e mezzo alla squadra di provenienza e mezzo milione al giocatore -. La famiglia preferirebbe

Vederlo proseguire gli studi tecnici, ma Ezio capisce che il momento tanto sognato è giunto e decide di seguire Viani.

Il primo anno gioca nella Juniores meritandosi la maglia della Nazionale di categoria, convocato da uno che se ne intende: Peppino Meazza. Al termine della stagione

partecipa ad una tournée con la prima squadra in Danimarca e in quella occasione realizza la sua prima rete, seppur in amichevole, presentando nel contempo anche i

suoi nervi dando per la prima volta in escandescenze ed attirando i fischi del pubblico avversario. Pascutti è un giocatore sanguigno,
cattivo in campo e per i suoi atteggiamenti avrà con i tifosi ( anche i propri ) un rapporto di odio/amore che ne caratterizzerà la figura fino all’episodio della

partita di Mosca, di cui parleremo in seguito.

Esordisce in serie A il primo gennaio del 1956 sul campo di Vicenza; Bologna in vantaggio di un gol, tiro di Pivatelli deviato sul palo da Sentimenti IV, pallone che

ritorna verso il centro raccolto di testa da Pascutti. Gol del raddoppio.
Il primo d’una lunghissima, strepitosa serie.

Viani diventa tecnico della Nazionale e lo fa esordire a Parigi contro la Francia. Alla fine della carriera collezionerà 17
presenze e 8 reti con i colori azzurri. Intanto nel Bologna continua a segnare valanghe di gol ed a fallirne altrettanti; il pubblico si divide in opposti

schieramenti: critiche sballate e lodi sperticate.

Continui incidenti ( strappi e distorsioni) ne condizionano la carriera; diventa cliente fisso del Professor Leonardo Gui, il “mago del ginocchio”. Croce e delizia dei

tifosi rossoblu fino alla gara giocata dalla Nazionale a Vienna nel 1962, dove insacca le reti della vittoria azzurra; da questo momento, per l’attaccante azzurro, c’è

uno scoppio di celebrità, un bombardamento di applausi che portano l’ala rossoblu alla ribalta del mondo sportivo, come il
vero eroe dell’anno. Quotidiani, rotocalchi, giornali di moda, giornaletti per ragazzi, tutti scrivono su Pascutti giocatore e su Pascutti uomo, che intanto si sposa e

diventa padre di due bambini. Un vero divo!

Il Pascutti giocatore, intanto continua a prodursi continuamente in trance agonistica ed a schiumare di rabbia per far esplodere la sua carica vitale.

Nell’anno dello scudetto è coinvolto (innocente) nell’affare “doping”; lui, Pascutti, assatanato di tutto viene accusato di essere “dopato”. Viene assolto come gli

altri compagni di squadra da quell’accusa infamante.
Un ennesimo infortunio lo priva della finale dell’Olimpico contro l’Inter di Herrera, ma lo scudetto viene comunque conquistato anche grazie ai suoi gol, segnati per

la maggior parte di testa, la sua specialità.

Tutto questo avviene nell’anno dei fatti di Mosca. Contro l’Unione Sovietica Pascutti colpisce al volto il russo Dubinski; da eroe diventa “vergogna nazionale”, gli

piove addosso di tutto, una lunga
Squalifica e i berci di tutti i tifosi possibili e immaginabili d’Italia. A questo punto il pubblico bolognese comincia ad amarlo con convinzione. Di quella notte

moscovita egli ricorda:

Dopo i mondiali inglesi del 1966 è vicino il passaggio di Pascutti all’Inter dove Herrera lo vuole a tutti i costi in cambio di Gigi Riva prelevato dal Cagliari, ma

all’operazione si oppone Angiolino Schiavio, e l’affare salta.ù

Lascia il calcio nel 1968 a
Soli 31 anni in seguito ai troppi infortuni subiti.

Attualmente risiede a Bologna e segue, con passione, il Bologna F.C. 1909.

Oggi per sottolineare la bellezza di un gol segnato di testa si dice ancora “ALLA PASCUTTI”. Di lui resta il ricordo d quel grande esempio di attaccamento, di super-

concentrazione che ne hanno fatto una bandiera degna di appartenere alla formazione ideale rossoblu del secolo.

CAMPIONATO ITALIANO DI CALCIO 1962-63: IL GIRONE D'ANDATA DALLA 7a ALLA 9a GIORNATA Facebooktwittergoogle_pluslinkedinrssyoutubeby feather

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