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ADRIANO CELENTANO, I TEDDY BOYS E LA CROCIATA CONTRO I BLUE JEANS

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Per quelli che non si muovono, oltre alle riviste platinate, ci sono i soliti divertimenti: cinema e balere, luoghi d’intrattenimento il cui giro d’affari è ai suoi massimi storici. Per i più fortunati c’è la radio e la televisione che rende sempre più familiari i volti dei divi. Il modello americano è ormai entrato nella testa soprattutto dei più giovani grazie anche ad un cantante milanese, Adriano Celentano, che, con i suoi “molleggiamenti” a ritmo di rock and roll, contribuisce a insediare in modo capillare anche da noi il mito di Elvis Presley. Quel ciuffo, quel giubbotto di pelle e quei blue jeans diventa il modello da seguire di tanti giovani che, smessi i pantaloni corti, assumono un’aria importante anche agli occhi delle ragazze. E proprio contro questo modo di essere scoppia lo scandalo di costume dell’anno.




In tutto questo prosegue il mondiale di Formula 1 col Gran Premio di Germania disputato il 2 agosto. Per la Ferrari il trionfo è completo con un podio tutto rosso.
Il 12 agosto un ragazzo di sedici anni viene ucciso perché contrario alla violenza sessuale che gli altri componenti del gruppo volevano perpetrare nei confronti di una giovane contadina. La stampa asservita agli ambienti cattolici – quindi la maggior parte di essa – e la neonata televisione scatena un’autentica ondata di intolleranza verso questi gruppi giovanili. La gente conosce la figura dei “teddy boys” (figli di papà) identificati come quelli che: portano i jeans, giocano a flipper e ascoltano nei juke-box i “satanici” dischi rock o i primi urlatori nostrani. In pratica si fa un bel minestrone tra criminalità comune, divertimento e rock and roll, che amplia quel gap tra una generazione che ha vissuto in prima persona la guerra ed una che al massimo ne ha vaghissimi ricordi.
Sebbene ancora agli nizi, la televisione dà subito il proprio contributo alla questione imbastendo documentari in cui vengono abbondantemente mistificati questi personaggi, descrivendoli come persone senza ideali e senza spina dorsale che diventano forti solo quando si trovano in gruppo, altrimenti sono mansueti come agnelli: in pratica dei vigliacchi! Il bello è che si scoprirà che i protagonisti di quei documentari sono aspiranti attori che per interpretare la parte hanno ricevuto fino a dieci mila lire, perché in realtà di questi “teddy boys” non ce n’erano poi tanti. In un menage quotidiano in cui il 65 % delle risorse finanziarie è necessario per acquistare il cibo (per lo più mortadella di qualità scadente) e il resto è impegnato in cambiali di qualsiasi genere, non c’è certo lo spazio per seguire quelli che sono i vizi della moda!
Comunque il primo risultato di questa ondata di criminalizzazione sarà quello che verrà proibito in tutte le scuole e in tutti i posti di lavoro di indossare i jeans; perfino gli scaricatori non li mettono più per non essere additati come delinquenti o come la feccia della societa’.
Di questo non se ne curano di certo i calciatori ai quali viene richiesto di scendere in campo praticamente in mutande per deliziare con le loro giocate anche la vista dei “benpensanti”.
Altro ambiente completamente avulso dai problemi della gente comune è quello della Formula 1 impegnato in Portogallo. In terra lusitana la Cooper Climax ttorna al successo con Stirling Moss davanti al compagno di squadra Masten Gregor

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