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LE FINALI DEL TORNEO OLIMPICO DI CALCIO 1960

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Così come l’intera manifestazione, pure il torneo olimpico di calcio giunge alla fase conclusiva, coincidente con quella decisiva. Tra le magnifiche quattro c’è anche la nazionale azzurra, che può finalmente conquistare un riconoscimento. Si tratta della possibilità di vincere una medaglia di bronzo, ma per un movimento completamente a secco di risultati da oltre vent’anni, si tratterebbe ccertamente di una grande ignezione di fiducia.
Roma (Stadio Flaminio) – venerdì 9 settembre 1960

UNGHERIA – ITALIA 2-1 (Finale 3o Posto)

RETI: Orosz, Dunai (UN); Tomeazzi (IT)

UNGHERIA: Torok, Dudas, Dalnoki; Solymosi, Varhidi, Kovacs; Satori, Gorocs, Albert, Orosz, Dunai.

ITALIA: Alfieri, Burgnich, Trebbi; Tumburu$s, Salvadore, Trapattoni; Cella, Rivera, Tomeazzi, Bulgarelli, Rossano.

ARBITRO: Leafe (Inghilterra).
Alla fine i giovani allenati da Viani rimangono con un pugno di mosche, ma con la consapevolezza di saper lottare fino alla fine per il

raggiungimento di un grande risultato. La sconfitta nella semifinale va ascritta soprattutto alla sfortuna materializzatasi sotto forma di monetina, mentre in finale

hanno trovato comunque una squadra più esperta.

Si arriva così al giorno della consegna della medaglia d’oro.

Roma (Stadio Olimpico) –

JUGOSLAVIA – DANIMARCA 3-1 (Finale 1o posto)

RETI: Galic, Matus, Kostic (JU); F. Nielsen (DA)

JUGOSLAVIA: Vidinic, Roganovic, Jusufi; Perusic, Durkovic, Zanotic; Ankovic, Matus, Galic, Knez, Kostic.

DANIMARCA: From, Andersen, Jensen(cap); Hansen, H.G. Nilesen, F. Nielsen; Pedersen, Troelsen, H. Nielsen, Enoksen, Sorensen.

SPETTATORI: Lo Bello (Italia).

SPETTATORI: 40.000.
Quando Concetto Lo Bello dà il triplice fischio di chiusura, per la Jugoslavia calcistica è la fine di un incubo. Reduce da tre sconfitte nelle tre

precedenti occasioni olimpiche, e da quella patita contro l’URSS ai primi Campionati Europei, il movimento dei nostri vicini di casa, si stava convincendo di avere nel

proprio DNA il gene dell’eterna incompiuta. Un primo tempo suntuoso, però, fuga ogni dubbio e gli slavi possono finalmente salire su un gradino più alto del podio.

Si conclude così il torneo olimpico, prologo della chiusura dei giochi avvenuta il giorno successivo, con l’arrivo sotto l’arco di trionfo dell’Etiope Abebe Bikila

che, scalzo, conquista la medaglia d’oro nella maratona, gara resa ancor più suggestiva dallo scenario nel quale si è svolta.

Termina così la grande kermesse nella quale: l’Unione Sovietica conferma la propria leadership sugli Stati Uniti, mentre iniziano ad affacciarsi sulla scena gli

atleti dell’Africa Nera. L’Italia, dal canto suo, chiude con un ottimo bottino di medaglie, col quale si guadagna il terzo posto nel medagliere. Le imprese più

significative sono senz’altro quelle di Livio Berruti, recordman mondiale e medaglia d’oronei 200 metri d’atletica e del pugile triestino Nino Benvenuti, assoluto

dominatore nella categoria dei pesi welter.

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