CENT'ANNI DI STORIA D'ITALIA RACCONTATI DAL CALCIO

IL PRIMO TURNO DELLA COPPA ITALIA 1960-61 E LE SEMIFINALI DEL TORNEO OLIMPICO DI CALCIO

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L’Olimpiade continua a raccontare le sue storie, ma il resto del panorama sportivo non rimane certo a guardare. La prima domenica di settembre, oltre segna l’inizio ufficiale della stagione dei club italiani impegnati nel turno preliminare della Coppa Italia. Contemporaneamente a Monza si corre il Gran Premio d’Italia di Formula

1. Si tratta di una gara in tono minore, in quanto le maggiori scuderie inglesi decidono di disertare l’appuntamento. Anche per questo motivo la Ferrari domina,

piazzando tre vetture ai primi tre posti, con lo statunitense Phil Hill che conquista il suo primo successo.

COPPA ITALIA 1960-61: I TURNO, domenica 4 settembre 1960

Alessandria – Novara 5-0

Brescia – Ozo Mantova 3-1

Catanzaro – Foggia 0-1

Como – Pro Patria 5-2 d.c.r.

Genoa – Prato 1-2

Verona – Marzotto 1-2

Messina – Palermo 2-0

Parma – Simmenthal Monza 2-1

Sambenedettese – Reggiana 2-1

Triestina – Venezia 1-0

In questo turno dedicato alle squadre di serie B fa sensazione l’estromissione del Genoa, compagine accreditata per tornare immediatamente in serie

A, nonostante la penalizzazione di dieci punti seguente al tentativo di corruzione dell’anno precedente. Altro risultato poco atteso è il successo del Marzotto

Valdagno sul terreno del Verona. L’attenzione dei calciofili si sposta su quanto accade il giorno seguente con la prima semifinale del torneo olimpico con l’Italia

impegnata contro la forte Jugoslavia. Per fronteggiare al meglio l’avversario, fortissimo tecnicamente, Viani inserisce il mediano del Torino Giorgio Ferrini al posto

dell’ala Cella.

Napoli (Stadio Fuorigrotta) – lunedì 5 settembre 1960


JUGOSLAVIA – ITALIA 1-1 d.t.s.

RETI: Galic (JU); Tumburus (IT)


JUGOSLAVIA: Vidinic, Sombolac, Jusufi; Kozlina, Durkovic, Perusic; Zanetic, Matus, Galic, Knez, Kostic.

ITALIA: Alfieri, Burgnich, Trebbi; Tumburus, Salvadore, Trapattoni; Rancatti, Rivera, Tomeazzi, Ferrini, Rossano.

ARBITRO: Kandlbinder (Germania Ovest).
È una battaglia dalla quale l’Italia esce sconfitta per volere del fato, presentatosi sotto forma di monetina infingarda e traditrice, che vuole la

Jugoslavia in una finale olimpica per la quarta volta consecutiva. Al gol del solito Galic, vero mattatore del torneo, gli azzurri hanno risposto col centro del

mediano Tumburus, grande pedalatore di centrocampo poco avvezzo a togliersi soddisfazioni personali. Gli jugoslavi ora attendono l’esito dell’altra semifinale tra

Danimarca ed Ungheria. Si scontrano due centravanti giovanissimi, ma molto interessanti: il vichingo Harald Nielsen, contro Floryn Albert.

Roma (Stadio Flaminio) – martedì 6 settembre 1960

DANIMARCA – UNGHERIA 2-0

RETI: H. Nielsen, F. Nielsen)

DANIMARCA: From, Andersen, Jensen (cap); Hansen, H.C. Nielsen, F. Nielsen; Pedersen, Troelsen, H. Nielsen, Enoksen, Sorensen.

UNGHERIA: Torok, Dudas, Dalnoki; Vileszal, Varhidi, Kovacs; Orosz, Gorocs, Albert, Dunai, Rakosi.

ARBITRO: Leafe (Inghilterra)

SPETTATORI: 10.000.
Harald e Fleming Nielsen interrompono la corsa ungherese e lanciano la Danimarca in finale contro la Jugoslavia. Per il cannoniere Galic e compagni

gli scandinavi rappresentano un brutto cliente, essendo giunti all’appuntamento decisivo con un percorso immacolato. Al pubblico italiano interessa maggiormente quanto

accade il giorno precedente, con il match valido per la conquista della medaglia di bronzo.

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