CENT'ANNI DI STORIA D'ITALIA RACCONTATI DAL CALCIO

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MICHELE ANDREOLO

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Miguel all’anagrafe, nasce a Dolores, cittadina a 270

chilometri dalla capitale uruguayana Montevideo, il 6 settembre del 1912.

Fisico possente, è stato uno dei giocatori fondamentali di questa nazionale.

Figlio di italiani originari del Cilento, con gli altri suoi 8 fratelli, 5

maschi e 3 femmine, trascorre la sua infanzia in miseria, iniziando a tirar

calci al pallone nella squadra locale del Libertad Fùtbol.

ha soli 18 anni quando vede la nazionale uruguagia trionfare sull’Argentina

di Luisito Monti di cui diventa degno successore. Nell’edizione francese del

campionato mondiale
è l’unico ad avere la doppia cittadinanza.

Il giovane, cresciuto calcisticamente nel Nacional di Montevideo e portato in

Italia da Raffaele Sansone è capace di trasformare, grazie al suo lancio

preciso, l’azione da difensiva ad offensiva nel volgere di pochi istanti; ma

diventa famoso anche per le sue bordate su punizione che tante soddisfazioni

daranno ai tifosi felsinei.  Lega il suo nome al Bologna con il quale vince

quattro scudetti.

Durante la sospensione del campionato a causa della guerra, Andreolo lascia

Bologna per trasferirsi a Roma dove veste la maglia della Lazio. Alla ripresa

dell’attività agonistica si trasferisce al Napoli dove trova l’amico RAFFAELE SANSONE. Termina l’attività agonistica nelle serie

inferiori vestendo le maglie di Catania e Forlì.

Come molti sudamericani Andreolo ha un carattere aperto, vivace e

stravagante. Ama poco allenarsi ma gioca in serie A fino a 36 anni. Due sono

gli aneddoti da ricordare circa la sua carriera agonistica.

Amante della bella vita, negli anni in cui veste la maglia del Bologna, per

strappare un aumento di stipendio, si mette a camminare sul cornicione di una

finestra fino a quando Dall’Ara gli firma un congruo assegno; nonostante la

sua abilità nel calciare le punizioni e la sua grande precisione nei passaggi

lunghi, si è sempre rifiutato di calciare i rigori;
l’unico tirato in carriera lo ha sbagliato in un Bologna-Fiorentina.

Appese le scarpe al chiodo Andreolo sparisce dalla grande ribalta

accontentandosi di un’esistenza trascorsa come tecnico in piccoli centri.

Diventa anche responsabile del centro tecnico giovanile di Potenza, città

nella quale si sposa e dove trova la morte il 4 maggio del 1981.

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