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ASPETTANDO IL MONDIALE: GERMANIA E BRASILE GRANDI FAVORITE!

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Nel giugno del 1938 la Francia, patria dell’ideatore dei campionati mondiali di calcio Jules Rimet,  ospita la terza edizione della massima manifestazione pallonara. Vi partecipano sedici squadre e la formula è la stessa del 1934 con la sola differenza che  per la prima volta la squadra detentrice del titolo
accede direttamente alla fase finale unitamente a quella del Paese organizzatore.

Pure questa volta, Come quattro anni prima sono assenti, oltre alla solita Inghilterra, sempre chiusa nel suo “splendido isolamento”, l’Uruguay, ancora offeso per le defezioni delle grandi federazioni europee nell’edizione del 1930 e l’Argentina per protesta nei confronti della FIFA per non aver rispettato il patto secondo il quale la manifestazione sarebbe stata organizzata alternativamente da una federazione europea e da una sud americana. Invece i delegati della FIFA convenuti a Berlino nel ’36, in occasione del torneo Olimpico vinto clamorosamente dall’Italia, non hanno tenuto alcun conto di ciò rispondendo “picche” alle profferte argentine e, in ossequio ai meriti di grandi dirigenti come Jules Rimet, Henry Delaunay e Robert Guerin, hanno assegnato l’organizzazione della Coppa alla Federazione francese. La doverosa designazione sottolinea i meriti dei francesi nella costituzione della FIFA prima e nella resistenza agli intrighi britannici per volgere a loro vantaggio la politica
Informatrice della Confederazione.

È una Francia in piena crisi istituzionale quella che organizza la Coppa del Mondo. Le sinistre hanno gestito il potere per un paio d’anni con il fronte
popolare di Leon Blum, Camille Chautemps ed Edmond Daladier, l’economia è in crisi e proprio il «gabinetto» Daladier sarà costretto a chiedere i pieni
poteri per riassestarne le strutture.

Quello che è cambiato drasticamente rispetto a quattro anni prima è il clima socio-politico internazionale. Se nel 1934 si viveva un periodo di pace e la crisi economica appena terminata portava un’aria di ottimismo sulle nazioni, ora soffiano forti venti di guerra. La Spagna è nel pieno di un conflitto
civile: da un lato i franchisti sostenuti dai fascisti italiani e dai nazisti tedeschi, dall’altro i repubblicani contrari all’ascesa del “Caudillo” sostenuti da Francia, Inghilterra e dagli oppositori al regime italiano e tedesco. L’opinione pubblica mondiale è ancora scossa dai bombardamenti indiscriminati effettuati da Italia e Germania su  Barcellona e Guadalajara causa di migliaia di morti tra  la popolazione civile.

L’Austria, da qualche mese, è stata annessa alla Germania ed Hitler ha lasciato chiaramente intendere che non si ferma. Ora vuole risolvere il problema dei Sudeti, popolazione di etnia tedesca residente in Cecoslovacchia che, a dire del Führer, è continuamente vessata. In questo periodo si stanno portando avanti trattative febbrili per
evitare il conflitto tra i due Paesi. Da tutto questo ne deriva che tecnicamente la competizione viene privata di altre due protagoniste: la Spagna, impossibilitata a mettere assieme una squadra a causa dei motivi sopra citati e l’Austria, i cui giocatori vengono inglobati nella nazionale tedesca, diventata una delle
favorite assieme ai padroni di casa della Francia, all’Ungheria e al Brasile che, a differenza di quanto avvenuto in Italia, si presenta a questi mondiali con ottime  credenziali.

Il forte squadrone tedesco deve tuttavia registrare la defezione di Mathias Sindelar. Il fuoriclasse austriaco di origine ebraica ha rifiutato di indossare la maglia con la croce uncinata, non volendo contribuire alla gloria di quel regime che sta distruggendo la sua famiglia e i
suoi amici. Il giocatore pagherà amaramente questa sua decisione!

Comunque, a dire soprattutto dei detrattori dei successi azzurri degli anni trenta, anche questa è un’edizione tecnicamente monca. Mancano le grandi sudamericane, per i motivi precedentemente descritti. In realtà, l’Uruguay, come testimoniano anche i risultati della recente Coppa America, in questo periodo non dispone di una squadra all’altezza di quella che ha dominato gli interi anni venti. Il movimento sta vivendo una profonda ristrutturazione hche, comunque, ha prodotto buoni calciatori come Porta,
Ciocca, Zapirain, Severino Varela e quell’Afillo Garda che debutta proprio quest’anno nel Nacional e che diverrà in seguito il massimo «goleador» di tutta
la storia calcistica uruguagia.

L’Argentina, dal canto suo, in questo periodo dispone di grandi centravanti come Bernabé Ferreyra ed Erminio Masantonio e di giocatori come Adolfo Pedernera, Manuel Moreno, Antonio Sastre, Ernesto Lazzati, Alberto Zozaya, che hanno illustrato con le loro gesta tutta un’epoca del calcio «portenho».

L’assenza delle rappresentative britanniche, consuetudine ormai consolidata, pesa notevolmente sul prestigio della Coppa del Mondo. L’Inghilterra rimane ancora la pietra di paragone per eccellenza di questo periodo, così come la Scozia, che in questo 1938 l’ha battuta nell’Home Championship, dando lustro ad una competizione che nata quasi per scommessa alla fine degli anni venti, è giunta alla terza edizione, conquistandosi uno spazio sempre più importante.

Convinti di disporre di «a very superior team» gli inglesi non hanno mancato di dar sfogo alla loro proverbiale superbia. In realtà il ruolo di prima potenza calcistica viene loro riconosciuto un poco da tutti, invischiati come sono in una specie di «inferiority complex» che avrà fine solamente dopo la grande lezione ungherese del ’53.

Gli assenti, però, hanno sempre torto e la manifestazione del 1938 si presenta comunque ricca di contenuti tecnici. Tra le squadre favorite alla successione dell’Italia sul trono del mondo c’è il Brasile. Dopo il fallimento della spedizione italiana, i sudamericani hanno lavorato duramente per risolvere i dissapori che hanno provocato le numerose scissioni nel loro movimento interno durante la prima metà degli anni trenta. Ora tutte le compagini brasiliane partecipano ad un unico campionato e riconoscono un’unica federazione, dando la possibilità ai tecnici di scegliere tra un numero incredibile di grandi giocatori. I risultati si sono visti fin dall’edizione della Coppa America del 1937 disputata in Argentina. L’ossatura della formazione verde-oro poggia su numerosi campioni del Flamengo e della Fluminense come Batatais, Tim, Hercules, Romeo Pellicciari,
Dommgos da Guia, Peracio e Leonidas da Silva, ai quali si aggiungono elementi di altrettanto valore come il capitano Zezé Procopio, il mediano Brandao e «Niginho» Fantoni che,
avendo vestito la maglia azzurra dell’Italia ai tempi della Lazio, non può tuttavia essere utilizzato in questa competizione a causa di una disposizione regolamentare che vieta ad un calciatore utilizzato in altra nazionale,
di rigiocare per la rappresentativa d’origine.

Tra le grandi favorite c’è anche l’Ungheria. Dopo essere stata eliminata dall’Austria nei quarti di finale dei mondiali italiani, i magiari hanno portato avanti una grande opera di rinnovamento. Giocatori come Giorgio Sarosi e Albert Szengeller sembrano rinverdire i fasti del decennio precedente, quando dalle sponde del Danubio si insegnava calcio al mondo. Gli uomini allenati da Karol Diez si presentano forti dell’8 a 3 col quale in settembre hanno sconfitto i vice campioni del mondo della Cecoslovacchia.

A proposito, tra le favorite non va dimenticata nemmeno la compagine di Planika e Nejedli, pronta a disputare un altro mondiale da grande protagonista. Hanno lasciato uomini chiave come Svoboda e Podrazil, la stella Bican non può essere utilizzato in quanto il giocatore ha già vestito in precedenza la maglia dell’Austria, ma, come emerso dalla gara persa a Wembley per 5 a 4 contro l’Inghilterra, i boemi, nei grandi appuntamenti, riescono sempre ad essere all’altezza.

Desta curiosità anche la Svizzera, non per particolari doti tecniche, ma perché al mondiale scenderà in campo con un nuovo tipo di schieramento: inizia l’era del “catenaccio”.
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