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GERMANIA-ITALIA 5-2: FALLISCE L’ESPERIMENTO DEL WM IN AZZURRO

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La domenica successiva la nazionale azzurra riconquista la ribalta sportiva. Vittorio Pozzo e i suoi uomini sono chiamati a vendicare il

rovescio elvetico nella difficile trasferta in terra tedesca. E’ senz’altro un impegno proibitivo: finalmente i numerosi talenti acquisiti attraverso le ultime

annessioni politiche stanno costituendo una squadra vera, dalle potenzialità immense. Inoltre la compagine azzurra trova un ambiente euforico anche per i grandi

successi militari ottenuti durante la prima fase della guerra.

Il duo Pozzo-Barbieri schiera una formazione improntata sull’ossatura del Genoa, la compagine italiana che meglio segue i dettami del modulo di origine britannica.

Accanto ai sette uomini di rossoblu (sponda Genoa) vestiti, scendono in campo Attilio Demaria e l’ala Gino Colaussi, che per l’occasione indossa pure la fascia di capitano. Al centro dell’attacco esordisce Aldo

Boffi, il cannoniere principe del momento.

152: Berlino (Olympia Stadion) –domenica, 26 novembre 1939 – ore 14,30

GERMANIA – ITALIA                              5-2                 (Am)

RETI: 15’ G. Neri (IT), 20’ Binder, 27’ Demaria (IT) rig, 36’ Binder, 65’ Lehner, 67’ Conen, 84’ Binder (rig.)

GERMANIA: Raftl, Janes (cap.), Billmann, Kupfer, Rohde, Kitzinger, Lehner, Hahnemann, Conen, Binder, Pesser. C.T.: S. Herberger.

ITALIA: A. Olivieri (Torino) 21, S. Marchi (Genoa) 1, Sardelli (Genoa) 1, Genta (Genoa) 2, Battistoni (Genoa) 2, Perazzolo (Genoa) 8, G. Neri (Genoa) 2, Demaria At.

(Ambrosiana – Inter) 12, Boffi (Milan) 2, Scarabello (Genoa) 2, Colaussi (Triestina) 25 (cap.). C.T.: V. Pozzo.

ARBITRO: Escartin (Spagna).

SPETTATORI: 45.000.

Per mezz’ora la nazionale azzurra incanta, per poi sciogliersi come le ali di Icaro mentre si avvicinava al sole. Giacomo Neri porta in vantaggio

gli uomini di Pozzo, ma l’esperto Frantz “Bimbo” Binder riequilibria il match. Passano sette minuti e Attilio Demaria infila laporta tedesca per la seconda volta. Gli

azzurri sembrano padroni del campo e poco dopo la mezz’ora Aldo Boffi bagnerebbe l’esordio facendo ciò che da anni meglio gli riesce: gol. Inspiegabilmente il punto

gli viene annullato. La nuova Italia non ha ne l’esperienza e nemmeno la classe per fronteggiare simili inconvenienti e per i più esperti uomini del Reich diventa un

gioco da ragazzi salire in cattedra. Pareggia ancora una volta Binder mandando tutti negli spogliatoi sul punteggio di due a due.

L’intervallo non porta consiglio e nella ripresa tutti i nodi vengono al pettine: i sette genoani che dovrebbero dare il gioco alla squadra sono troppo inesperti a

livello internazionale per riuscire ad imporsi e gli altri due uomini di movimento che possono fregiarsi del titolo di Campioni del Mondo, poco o nulla conoscono di

questo nuovo modo di stare in campo, risultando d’intralcio alla manovra collettiva. I tedeschi passano altre tre volte conquistando un largo successo di prestigio

In cuor suo, probabilmente, Vittorio Pozzo si sente quanto meno sollevato: strenuo sostenitore del metodo, ha deciso di passare al WM inglese anche per mettere a

tacere i soloni della critica che, inebriati dal gioco tutto fumo e, come si vedrà, ben poco arrosto di compagini come il Genoa, il Venezia o il Liguria, seguono i

dettami provenienti dalle terre di Sua Maestà britannica. Il tecnico piemontese, considerato da molti un inetto (anche da giornalisti del futuro), ha sempre sostenuto

che il vecchio sistema di gioco si addice maggiormente alle caratteristiche degli atleti italiani.

Non fa piacere ai vertici nazionali vedere la squadra azzurra umiliata in questo modo, soprattutto da parte di un alleato che, con le sue decisioni unilaterali, ha

già umiliato l’intera nazione. Si tornerà all’antico per rinverdire in fretta
i fasti di qualche mese prima.

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