CENT'ANNI DI STORIA D'ITALIA RACCONTATI DAL CALCIO

A GRANDI PASSI VERSO LA CATASTROFE

Nell’estate del 1939, nonostante i successi della nazionale, la voglia di parlare di calcio è davvero scarsa. La situazione internazionale sta precipitando; la Germania procede nel suo piano d’espansione senza tener minimamente conto nè dei vincoli imposti dal Trattato di Pace di Versailles del 1919 e nemmeno degli accordi stipulati di recente con le altre nazioni. In qualsiasi momento si attende la reazione delle potenze vincitrici, Francia, Inghilterra e Stati Uniti; in pratica si attende lo scoppio della
guerra. Mussolini si adopera per non arrivare a tanto: non per amor di pace, bensì perché si è reso conto che al momento il Paese non è pronto per entrare in un conflitto. Manca tutto: dalle materie prime agli armamenti, dai mezzi di trasporto agli equipaggiamenti, ma, dopo lunghi colloqui, l’alleato tedesco rassicura il duce che il conflitto sarebbe iniziato tre anni dopo.

Il 24 agosto gli italiani in possesso di un apparecchio radiofonico, ormai molti in realtà, possono udire un messaggio accorato di papa Pio XII con il quale il Pontefice implora la pace.

Il 31 agosto, però, Hitler gela tutti e senza avvertire l’alleato,
invade la Polonia. Francia ed Inghilterra, facendo seguire i fatti alle minacce d’intervento dell’anno precedente all’indomani della conquista della Cecoslovacchia, dichiarano guerra al Reich schierandosi al fianco dei polacchi, ma i primi non sono in grado di fronteggiare la potenza tedesca, mentre i secondi in pratica non fanno nulla per aiutare la nazione aggredita. L’U.R.S.S., dal canto suo, ha appena firmato un patto di non aggressione con i tedeschi, i quali hanno gioco facile nella conquista della Polonia.

Il disappunto di Mussolini è tanto: a questo punto si vede costretto a gettare la maschera con Hitler, gli chiede tutto per intervenire, ma nemmeno la potente macchina organizzativa tedesca può essere in grado di soddisfare simili necessità. Il Fuehrer pertanto invita gli italiani a lavorare con la propaganda, ma è chiaro che il tedesco si rende conto di avere come alleato una tigre di carta.
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