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ANGIOLINO SCHIAVIO

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È stato certamente il giocatore più importante di tutta la storia del Bologna. Petroniano purosangue, nasce nella città delle due torri il 10 maggio 1905, ultimo di sei fratelli, figlio di Donna Teresa Stoppani e di Angelo, persone note in città in quanto titolari della ditta omonima di abbigliamento.

Insieme ad altri “monellucci” si procura un pallone e comincia a tirar calci rompendo scarpe e sopportando le sgridate dei familiari. Nel 1921, mentre già milita negli allievi del Bologna guidati da Emilio Badini, inizia a lavorare nell’azienda paterna, fondata nel 1904, dedicando al calcio esclusivamente il tempo libero.

In questo periodo il giovane Schiavio è passato dal Bologna alla Fortitudo e partecipa al campionato di promozione, nel girone A , gruppo emiliano. La squadra, che disputa le proprie partite sul terreno di via Maggiore, si fa valere, contro compagini come l’Ostiglia, la Forti e Liberi di Forlì ed il Faenza e il giovane Schiavio comincia a segnare gol a
ripetizione.

Al termine della stagione Angelo torna alla massima società cittadina, iscritta al campionato di Prima Divisione nella Lega Nord.

A soli diciassette anni viene impiegato fra le riserve della prima squadra e messo a contatto con i vari Della Valle, Perin, Alberti, Baldi e Genovesi per fargli affinare il suo stile, a dire il vero, ancora acerbo. Il campioncino si fa comunque notare, tanto che il tecnico austriaco Herman Felsner decide di farlo debuttare in prima squadra. L’occasione capita alla vigilia d Natale del 1922 e l’avversario (prestigioso per l’epoca) è rappresentato dalla squadra austriaca del Wiener A.F.; la gara è amichevole e Schiavio ha la possibilità di farsi apprezzare dal pubblico dello Sterlino.

L’esordio in campionato è ormai prossimo, anche in forza del grave infortunio occorso all’attaccante titolare Cesare Alberti. Il 14 gennaio del 1923 Schiavio, a diciott’anni non ancora compiuti, scende in campo a Pisa, a fianco di Della Valle e compagni nella gara persa contro lo Spezia per 2-1. Angelo Schiavio non uscirà più dalla squadra e giocherà, sempre con i colori rossoblu, 342 partite accertate realizzando 241 reti. In Nazionale collezionerà 21 presenze e 15 gol, compreso quello che regalerà il titolo di Campione
del Mondo del 1934 all’Italia.

Centravanti, fortissimo con la palla al piede, il bolognese si rivela il pericolo numero uno per qualsiasi difesa; Giocatore eclettico per l’epoca,  ha saputo uscire dagli schemi fissi, cambiando gioco all’improvviso, con eleganza e straordinaria potenza. Egli è dotato di grande dribbling, tecnica raffinatissima, tiro micidiale.

Oltre ad essere un grande campione, Schiavio si dimostra una persona serissima e amata anche fuori dal campo di calcio.

Ha segnato con una media di tre/quarti di gol a partita e ricordare le sue marcature più importanti è un’impresa difficile; ogni conquista, tuttavia, ha portato la sua
firma. Nel 1924 un suo gol pone fine alla storica imbattibilità casalinga della Pro Vercelli perdurante da 11 anni; nel 1925 nello spareggio contro il Genoa, giocato a Torino ed entrato nelle cronache per i violenti scontri fra le tifoserie, realizza il gol del pareggio; nel 1929, a Roma, nello spareggio contro il Torino che ha regalato il secondo titolo al Bologna, dopo aver seminato quattro avversari dà il pallone a “Teresina” Muzzioli che insacca il gol della vittoria; nel 1933 un gol assolutamente fantastico, segnato alla difesa della Juventus, con avversari seminati come birilli e pallonetto finale sopra la testa di Combi.

Nel 1934 se ci fosse stata la possibilità delle sostituzioni Schiavio, lasciato in campo infortunato, non avrebbe potuto segnare il gol epico che ha dato all’Italia la vittoria nella finale contro la Cecoslovacchia nei mondiali disputati nel nostro Paese.

Angelo Schiavio, come detto, continua a giocare ed al contempo a seguire gli affari aziendali di famiglia; per lui non è stato facile mantenersi a certi livelli e più di una volta ha manifestato l’idea di ritirarsi dal mondo del calcio. A 32 anni, dopo aver vinto l’ultimo scudetto e vinto a Parigi, decide di abbandonare, proprio in questa giornata,  dopo aver fallito un gol facile, facile, contro la Lazio.

Collaborerà con il Bologna per lunghi anni diventandone dirigente e, come tale, apprezzato per essersi opposto alla cessione di Ezio Pascutti all’Inter a metà degli anni ’60.

Interverrà, con sdegno, sui giornali, dopo la retrocessione del Bologna in serie C; Sarà l’ultima, meravigliosa, azione del più grande giocatore di tutti i tempi che abbia vestito la maglia rossoblu.

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