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LA FUGA DEI “RIMPATRIATI”

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Più che dalle usuali notizie di mercato, l’opinione pubblica è attratta da quelle di carattere politico che si ripercuotono anche sul mondo del calcio. Protagonista principale, suo malgrado, è la Roma. Iniziano a farsi sentire i risultati degli stretti rapporti intrattenuti dall’Italia con la Germania di Hitler in particolare dopo il tentativo sventato da Mussolini di annessione dell’Austria da parte del III Reich. L’anti semitismo del Fuhrer sta contagiando i gerarchi italiani, soprattutto Starace. Il capo della propaganda sta approntando campagne denigratorie contro tutte le personalità di spicco di origine ebrea. Per questo motivo il presidente della Roma Sacerdoti è costretto ad abbandonare la società, non prima di averle regalato Eraldo Monzeglio del Bologna, Renato Cattaneo dell’Alessandria, e di aver posto le basi per l’arrivo nella capitale di Luigi Allemandi. Sulla carta la società capitolina dispone di un organico eccezionale, ma poco prima del campionato arriva un’altra tegola. 

Le operazioni militari in Etiopia richiedono uomini e mezzi, ma soprattutto uomini. Vengono mobilitate molte classi e vengono chiamati a visita anche i calciatori. La prospettiva di finire in Africa spaventa molti oriundi presenti nel campionato italiano e in particolare quelli della Roma e, in men che non si dica, il 19 settembre, Guaita, Scopelli e Stagnaro, lasciano l’Italia per non farvi mai più ritorno. Proverbiale è stata la dichiarazione della forte punta alla stampa francese:

La
paura contagia anche altri oriundi come lo Juventino Raimundo Orsi e i laziali Anfilogino Guarisi e Alehandro Demaria che, a loro volta,  lasciano il nostro paese. Il regime li definisce “vigliacchi e traditori”, ma non li ha considerati italiani quando si è trattato di conferire loro le onoreficenze dopo la conquista del mondiale, anzi, proprio perché nati in un altro paese, o proprio perché provenienti da un’altra federazione, si è cercato di sminuirne l’apporto.

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