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LO SPAREGGIO DI MILANO: IL MISTERO DEI SUPPLEMENTARI MAI DISPUTATI!

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In casa genoana scoppiano le polemiche, soprattutto nei confronti del

portiere Giovanni De Prà, accusato di avere mancato l’uscita sul cros di Genovesi.

L’appuntamento con lo spareggio è quindi per la domenica successiva (7 giugno) a Milano sul vecchio campo del Milan in viale Lombardia, il

più moderno, vasto e capiente del tempo. L’attesa per l’evento è spasmodica; per una settimana i giornali sportivi non

parlano d’altro e le due società, per assicurarsi il vantaggio del fattore campo, organizzano treni speciali e pulman. Su

Milano si riversa un’enorme folla entusiasta tanto che lo stadio si rivelerà insufficiente a
contenerla. Ben presto si esaurisce il posto sugli spalti, ma nessuno vuole rinunciare ad assistere all’evento. La

pressione della folla sfonda la recinzione del campo così che viene invaso anche lo spazio erboso attorno al terreno di

gioco. L’avv. Giovanni Mauro, arbitro designato, acconsente comunque a dare il via essendo previsto l’arrivo di 200 agenti

per sgombrare il campo. Questi però non si vedono, i tifosi non creano problemi e la partita inizia regolarmente. Il primo

tempo è un duro calvario per i bolognesi (in maglia verde, per la prima volta, avendo dovuto cedere alla più anziana

avversaria
il privilegio di giocare coi colori sociali). Gli uomini di Felsner infatti vanno al riposo con due reti al passivo,

nonostante il Genoa debba fare a meno di Ottavio Barbieri sostituito da Scapini. I liguri passano in vantaggio al 12′ con

Catto abile a finalizzare un cros dalla destra di Neri e raddoppiano con Alberti, che, ancora una volta, dà un grosso

dispiacere ai suoi vecchi compagni! Tutto deciso allora? Macché, neanche per sogno. Nella ripresa, dopo che il Genoa

sfiora la terza rete prima con Moruzzi e successivamente con Neri, avviene l’imprevisto: la clamorosa resurrezione del

Bologna dato ormai da tutti come
spacciato. Si arriva così al fatale 16° minuto, ovvero al gol-fantasma di Muzzioli, negato e poi concesso dall’arbitro.

“Teresina”, lasciato sul posto Bellini, stringe a rete e da dieci metri spara una delle sue fucilate alte trenta

centimetri da terra. Cosa fa la palla? Da dove passa? Mistero. Nessuno è mai stato in grado di stabilirlo con sufficiente

sicurezza. Gli unici dati certi sono la disperazione del capitano bolognese Della Valle, l’impassibilità di De Prà e lo

strappo nella rete fatto vedere all’arbitro Mauro dagli inferociti tifosi bolognesi siti dietro la porta genoana. Riguardo

a questa vicenda, racconterà infatti De Vecchi vent’anni dopo:

L’avvocato Mauro tiene duro per 13 minuti alle pressioni dei bolognesi. Tenta anche di squagliarsela, ma robusti tifosi

emiliani, tra i quali il futuro presidente federale Leandro Arpinati, lo costringono a rimanere. Quanto accaduto è

un’ulteriore fonte di polemiche data la chiara appartenenza degli stessi alle squadre fasciste, pertanto, i genoani,

imputeranno all’arbitro la colpa di essersi fatto intimidire.

Infatti, consultati i guardalinee, il direttore di gara cambia parere ed assegna i lgol. A questo punto ci si chiede

come mai il Genoa abbia accettato una simile decisione dato che, comunque, godeva anch’egli di un folto pubblico al

seguito. Alcune fonti affermano che l’avvocato Mauro avrebbe confidato a Renzo De Vecchi che avrebbe concesso il gol per

meri motivi di ordine pubblico, ma che il referto sarebbe stato redatto in modo da far ottenere ai liguri la vittoria a

tavolino. Si riprende così a giocare. La partita prosegue con le due squadre che se le danno di santa ragione e si giunge

così al 39′ quandoarriva
il pareggio: cross di Muzzioli, passaggio a Perin e rete di Schiavio da pochi passi (c’è chi dice che mentre Angiolino

segna, Pozzi trattenga il portiere per la maglia). Il Genoa non protesta, rassicurato anche dalle parole dell’arbitro.

Dopo 111 minuti, necessari per recuperare tutto il tempo perso, la gara
finisce così sul 2-2. Il Genoa, quindi rientra negli spogliatoi per non far più ritorno in campo.

Quel che segue è facile

da immaginare: i liguri sono convinti della vittoria, ma il Bologna reclama a sua volta il giudizio favorevole della

Federazione per il rifiuto dell’avversario che, ovviamente, equivale ad un ritiro. Se vogliamo, lo sbaglio genoano è stato

proprio quello di non essere sceso in campo durante i tempi supplementari. E’ vero che c’era la parola dell’arbitro Mauro

data al capitano De Vecchi che la partita sarebbe stata considerata sospesa, ma è altrettanto vero che quello bolognese

Della Vallenon era stato informato di una simile intenzione. I felsinei hanno giocato ignari di tutto, così come lo sono

stati i supporters per i quali, sempre a detta dell’arbitro, si sarebbe dovuto proseguire, se non altro per evitare

disordini. Essendo terminata la gara in parità, ed essendoci una parte di tifosi, non che una squadra avversaria

all’oscuro di un accordo, per altro legittimo, i liguri avrebbero fatto meglio a disputare i supplementari, presentando un

eventuale reclamo al termine della gara appellandosi anche alle parole dell’avvocato Mauro; e poco importa che sul campo

vi fosse troppa gente, soprattutto di fede bolognese, perché un’eventuale sospensione dell’incontro sarebbe andata a

vantaggio dei campioni d’Italia uscenti. Il Genoa, ingenuamente, ha costretto da solo l’arbitro a rimangiarsi l’accordo

commettendo un’infrazione alla quale il Bologna ha potuto attaccarsi, guadagnandosi quanto meno un’altra chance per

proseguire la sua avventura in campionato. Pertanto la logica conseguenza di tutto questo è che il referto arbitrale, in

realtà, non dà ragione a nessuna delle due compagini, consigliando la ripetizione della gara a causa delle impossibili

condizioni ambientali che ne hanno compromesso la regolarità. Ci sarebbe stato
tempo per decidere, in virtù della concomitante tourné iberica della nazionale che comporta la sospensione momentanea

della contesa.

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