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ANNO DI GUERRA 1918

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Assieme ai mezzi, gli americani, però portano con sé anche i germi di una terribile influenza chiamata

spagnola che in quattro mesi mieterà il doppio delle vite mietute da quattro anni di guerra. Vengono colpite maggiormente

le popolazioni e gli eserciti austriaco e tedesco, anche a causa di un’alimentazione troppo povera di vitamine, essenziali

per combattere gli effetti dell’influenza. Questa, invece, si rivelerà una grande alleata degli italiani: pur ingenti, le

perdite tra la nostra popolazione sono state molto inferiori rispetto a quelle dei nostri nemici. La nostra alimentazione,

più povera energeticamente, in questo frangente si è rivelata un valido aiuto. Nell’autunno del 1918 si inizia ad

intravvedere la fine dell’incubo, e quello che si vede è la possibilità
di una vittoria. Il 2 novembre c’è la prima richiesta di armistizio da parte dell’Austria, ma il nostro esercito,

prendendo a pretesto un banale incidente accaduto sul confine di Trento, insegue il nemico fino al Brennero conquistando

anche la provincia di Bolzano. Inoltre si dilaga anche ad est, prendendo Trieste.

La nuova situazione ha naturalmente favorito una certa ripresa dell’attività pedatoria verso la fine del conflitto, in

particolare nelle retrovie dei vari reggimenti dove l’atmosfera inizia ad essere molto più distesa. Da registrare un

incontro tra una selezione italiana ed una belga organizzata da Luis Van Hege, grande giocatore del Milan finita 4 a 3 per

gli avversari degli azzurri. La voglia di veder giocare è tanta, che i giornali, tra i mezzi di conforto, chiedono anche

palloni per i militari. Tra le compagini che si formano, ne va ricordata una di stanza a Santa Lucia extra, nelle

vicinanze di Verona, nella quale militano giocatori come Renzo De Vecchi, Bergamino, Mosso III e Boglietti I.

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