CENT'ANNI DI STORIA D'ITALIA RACCONTATI DAL CALCIO

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ANNO DI GUERRA 1915: L’ITALIETTA ENTRA NEL CONFLITTO!

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Sono i primi versi di un inno che tutti abbiamo ascoltato almeno una volta nella vita. Protagonisti

sono giovani individui chiamati a diventare eroi per cacciare lo straniero e ridare all’Italia i propri territori. Tra

questi eroi ci sono anche gli uomini del calcio, non ancora personaggi pubblici di fama tale da ottenere privilegi.

Dirigenti, tecnici e giocatori partono tutti per il fronte a combattere una guerra di cui la gran parte della popolazione

non ha i mezzi per comprenderla. Solo gli studenti, tra i quali molti calciatori, sobillati dalla retorica di Mussolini e

D’Annunzio e dalle nuove tendenze culturali, uniti alla nascente classe imprenditoriale che vede nella guerra la

possibilità di accrescere il proprio giro d’affari attraverso le forniture militari, sono favorevoli al conflitto. A

questi si contrappongono: i contadini meridionali, che vedono il
rischio di perdere i mercati europei e che si vedono costretti a combattere in territori di cui forse hanno sentito

parlare in modo sporadico, gli operai schierati sulle posizioni neutraliste dei sindacati e gli ambienti cattolici guidati

dalla contrarietà della Chiesa al conflitto: in pratica la grande maggioranza della popolazione. Estremamente contrario

all’intervento è lo stesso Giovanni Giolitti, conscio dell’inadeguatezza dell’esercito italiano e convinto che il Paese

potrebbe trarre enormi vantaggi rimanendo estraneo al conflitto. Nonostante questo, il 24 maggio l’Italia apre le ostilità

dichiarando guerra all’Impero austro-ungarico.

Fin dal 23 giugno data del primo attacco sull’Isonzo, si palesa l’inadeguatezza dell’esercito italiano. Seguiranno altre

quattro battaglie che non muteranno le sorti del fronte, ma che spezzeranno migliaia di giovani vite. A beneficiarne

saranno solamente gli alleati dell’Italia la cui azione difensiva verrà favorita da quella offensiva dei nostri, ma quando

ci si siederà al tavolo delle trattative nessuno ne terrà conto. Intanto, il 21 agosto, rispettando il patto di Londra,

l’Italia dichiara guerra anche alla Turchia. Si fa tutto questo anche se non ci sono soldi, basti pensare che nel volgere

di un anno lo Stato sarà costretto a chiedere qualcosa come quattro miliardi di prestito e quelli si che conteranno quando

si tratterà la pace!

Ad ottobre si attacca ancora sull’Isonzo con esiti disastrosi: il confine sembra invalicabile, ma la fiducia in Cadorna

rimane.

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