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GLI AZZURRI PREPARANO PARIGI 1924

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Tra lo scetticismo generale, frutto degli ultimi pessimi risultati conseguiti contro Austria, Spagna ed Ungheria, la nazionale italiana di

calcio si prepara ad affrontare l’avventura alle Olimpiadi di Parigi,

previste per la seconda metà di maggio. Ancora una volta il movimento calcio

vive un profondo stato di precarietà, al contrario delle compagini

ciclistiche che con i vari Belloni, Girardengo e Bottecchia mietono successi

in serie. Le beghe federali che hanno portato alle dimissioni del presidente

Bozino non si sono ancora placate e, sotto l’aspetto tecnico, la squadra

azzurra non è che offra garanzie. Dall’inizio del 1924 non si è vinta nemmeno

una gara, tornando umiliati
dalla trasferta di Budapest. Quello che preoccupa maggiormente è la scarsa

tenuta fisica e mentale dei nostri giocatori. Oltre a questo, l’atteggiamento

di scarsa collaborazione dei club maggiori, Genoa e Bologna, restie a

concedere i propri atleti all’azzurro, non è che aiuti un gran che il tecnico

Vittorio Pozzo nella formazione della squadra. La batosta subita in Ungheria,

se non altro, ha il merito di aprire gli occhi un po’ a tutti e di far

comprendere che, per ottenere qualche risultato, è necessario concedere

giocatori e tempo all’allenatore piemontese per costruire un undici in grado

di ben figurare
durante la competizione francese.

Nel poco tempo a disposizione, Pozzo lavora proficuamente con i suoi

giocatori. Dapprima convoca trenta elementi tra i quali scegliere i 22 da

portare a Parigi. Le sedute di allenamento si concludono con una serie di

test amichevoli, non ufficiali, comunque probanti. L’11 maggio gli azzurri,

a Torino, affrontano i Wiener Amateurs, una compagine composta da ex

Nazionali di Austria, Ungheria e Germania. Ne esce un incontro molto

combattuto che termina con un pareggio per 1 a 1. Questa gara segue quella

della
domenica precedente, quando si è concluso con lo stesso punteggio un

incontro a Bologna col Makkabi Brno, una squadra formata da alcuni giocatori

ungheresi appartenenti a compagini del nostro campionato. Il ciclo di test si

chiude il 18 di maggio affrontando una selezione mista di giocatori lombardi.

Alla fine di questo periodo di preparazione Pozzo convoca i seguenti

giocatori:

Baloncieri

dell’Alessandria;

Baldi e Della Valle

del Bologna;

Caligaris

del Casale;

Barbieri, Burlando, De Prà e De Vecchi

del Genoa;

Leopoldo Conti

dell’Inter;

Bruna, Combi e Rosetta

della Juventus;

Magnozi

del Livorno;

Fayenz e Feliciano Monti

del Padova;

Ardissone e Rosso

della Pro Vercelli;

Aliberti, Calvi, Janni e Martin II

del Torino e

Levratto

del Vado.

Si tratta di una rosa infarcita di giovani e di esordienti i quali, però si

inseriscono in un telaio ben collaudato che ha i suoi punti di forza nel

capitano De Vecchi, nella linea mediana composta dai genoani Barbieri e

Burlando affiancati dal granata Aliberti e nel settore d’attacco

magistralmente diretto da Adolfo Baloncieri nel quale si inseriscono le

novità maggiori. In particolare la linea avanzata viene praticamente rifatta

sfruttando le capacità di Giuseppe Della Valle, il talento di Mario Magnozi e

soprattutto la potenza fisica dell’ala sinistra Felice Levratto. Il giocatore

ligure si è messo in
evidenza due anni prima trascinando il Vado, piccola società di provincia,

alla conquista della prima edizione della Coppa Italia, grazie ad un gol

realizzato sparando una bordata di potenza tale da sfondare la rete. Poi il

giocatore è caduto nell’anonimato in quanto la sua squadra disputa il

campionato di terza categoria, ma la sua fama di “sfondaporte” rimane

intatta. Pozzo, tuttavia, lo segue e lo convoca.

Il Commissario Tecnico è abile a compattare il gruppo dandogli la

consapevolezza di poter conpetere con chiunque e così, quando l’ambiente

azzurro apprende di essere stato
sorteggiato nel girone della Spagna per la gara del 25 maggio, non fa drammi

e si prepara scrupolosamente per quella che ritiene una battaglia da poter
vincere. Tra i nostri è ancora vivo il ricordo del match di Milano, nel quale

i ventidue giocatori se le sono date di santa ragione, ma oltre a questo c’è

anche il ricordo di essere usciti dal campo imbattuti.

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