CENT'ANNI DI STORIA D'ITALIA RACCONTATI DAL CALCIO

LE GRANDI SFIDE DI SERIE A E TUTTA LA CHAMPION'S LEAGUE SU MEDIASET PREMIUM

BIOGRAFIA E CARRIERA DELL’UOMO CHE SFONDAVA LE RETI

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather
La radio, ormai entrata nelle case di molti italiani, diffonde Questo ritornello, nel quale per la prima volta viene menzionato un calciatore. Un simile
onore non era toccato nemmeno a Renzo De Vecchi, capitano di Levratto ai tempi del Genoa.

Rispetto al terzino di origine milanese, il nuovo idolo delle folle ha dalla sua i gol e una leggenda di spaccaporte che lo ha reso mitico anche all’estero.

Felice Virgilio Levratto nasce a Carcare, in provincia di Savona il 26 ottobre del 1904. Dotato di un fisico imponente e di ottima tecnica individuale, il giovane inizia a giocare nella vicina Vado, paese di circa ottomila abitanti. Con la squadra ligure, non ancora diciottenne, Levratto partecipa alla prima edizione della Coppa Italia e raggiunge la finale. E’ il 16 luglio e proprio in questa occasione inizia la sua leggenda, quando con una legnata da fuori area sfonda la rete difesa dal portiere dell’Udinese e consegna la coppa ai suoi. Il fatto fa il giro d’Italia e stimola la fantasia degli appassionati i quali, come unica fonte d’informazione hanno solamente i giornali, così che, prima ancora di arrivare alla massima categoria, Levratto è già un mito. A vedere la partita c’è anche Vittorio Pozzo che, una volta diventato commissario tecnico della nazionale, si ricorda di lui e lo porta alle Olimpiadi di Parigi, nonostante militi ancora nel Vado, compagine nemmeno iscritta alla categoria nazionale.

Levratto proviene da una famiglia di umili origini e al contrario di molti suoi compagni di squadra non ha viaggiato molto, così quando si trova davanti alla Tour Eifel rimane impressionato a tal punto dalla maestosità del monumento da non volerci salire. In campo, però, la musica è ben diversa: al suo esordio in maglia azzurra il giovane dimostra personalità da vendere e mette in mostra tutto il suo repertorio. Ne sa qualcosa il povero portiere del Lussemburgo Bausch tramortito da una legnata dell’ala sinistra ligure. La folla francese rimane impressionata dalla potenza devastante del tiro di Levratto, ma anche dalla sua umanità, soprattutto quando il giocatore, cinque minuti dopo aver tagliato la lingua a Bausch, vedendo lo stesso abbandonare i pali per evitare una nuova fucilata, rotola a terra dalle risate ed evita di insaccare a porta vuota.

Terminate le Olimpiadi Levratto presta servizio militare a Verona e si accasa nella squadra della città scaligera. Finalmente egli può partecipare alla massima competizione nazionale: segna molto, sfonda le reti e ovunque si rechi il Verona, gli stadi sono pieni per vedere questo fenomeno di cui si narra di tutto e di più. Tuttavia Verona non gli garantisce una squadra pari al suo livello e il giovane cede ben presto alla voglia di trasferirsi in una società meglio attrezzata. Lo contatta la Juventus di Giovanni Agnelli, con la quale sottoscrive un accordo, ma contemporaneamente si fa vivo anche il Genoa, vera potenza
calcistica dell’epoca. L’idea di trasferirsi nel club più grande d’Italia lo attrae, anche perché gli permette di tornare a casa. Firma anche per il “grifone” incorrendo in una grave sanzione disciplinare. Viene squalificato ma può trasferirsi in liguria.

Ora può puntare allo scudetto, ma questo per Levratto rimarrà solo un sogno. Ci va vicino nel 1928, ma a festeggiare è il Torino degli amici Libonatti,Baloncieri, Rossetti e Janni, compagni in nazionale. Levratto continua infatti a vestire la maglia azzurra con la quale si toglie le maggiori soddisfazioni in carriera, in particolare alle Olimpiadi di Amsterdam nelle quali realizza quattro gol, sfondando la rete contro la Spagna con la solita legnata da fuori area, esalta pubblico e giuria e viene eletto a miglior giocatore del torneo. E’ il suo momento di massimo splendore.

La sua carriera prosegue con il Genoa dove sfiora lo scudetto nel 1930. Tuttavia viene messo fuori dalla nazionale forse troppo presto. Nel 1932, all’età di 28 anni e dopo un paio di campionati non esaltanti, il giocatore viene ceduto all’Inter dove dovrebbe costituire con Meazza una coppia gol capace di scalzare la Juventus dalla vetta del campionato. Anche in nerazzurro, però, ottiene solo due secondi posti. A Milano rimane solo tre anni dopo i quali si trasferisce alla Lazio dove trova l’astro nascente Silvio Piola, giovane vercellese, come lui dotato di grande fisico. A Roma gioca solamente due stagioni avare di soddisfazioni. Chiude la carriera in serie C nella sua Savona appendendo una prima volta le scarpe al chiodo a trentasei anni.

Inizia la carriera di allenatore trasferendosi al Sud alla Cavese con la quale disputa un anno nella doppia veste di allenatore-giocatore. Poi arriva la guerra e una carriera da tecnico avara di soddisfazioni girando l’Italia in lungo e in largo.

Muore nel 1968, lo stesso anno di Vittorio Pozzo e un anno dopo Renzo De Vecchi, mentre un’altra generazione di calciatori fa nuovamente grande l’Italia del calcio.
LA CARRIERA
STAG. SQUADRA SERIE PRES. RETI

1921-22 VADO C

1922-23 VADO C

1923-24 VADO C

1924-25 VERONA A 20 15

1925-26 GENOA A 21 10

1926-27 GENOA A 27 16

1927-28 GENOA A 29 20

1928-29 GENOA A 27 11

1929-30 GENOA A 33 15

1930-31 GENOA A 19 7

1931-32 GENOA A 32 5

1932-33 INTER A 33 19

1933-34 INTER A 30 6

1934-35 LAZIO A 22 4

1935-36 LAZIO A 20 4

1936-37 SAVONA C

1937-38 SAVONA C

1938-39 SAVONA C

1941-42 CAVESE C

PROSEGUI CON:

1928-29 BOLOGNA

TORNA A:

LE OLIMPIADI DEL 1928 Facebooktwittergoogle_pluslinkedinrssyoutubeby feather

LASCIA UN Commento