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I VERDETTI 1928-29: BOLOGNA CAMPIONE D’ITALIA E GENOA IN MITROPA CUP

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Si giunge così al momento topico della stagione quello dei verdetti; c’è da assegnare lo scudetto, da decidere chi parteciperà alla Mitropa Cup del 1929 e c’è anche da designare la sedicesima squadra della nuova serie A dato che Lazio e Napoli hanno ottenuto gli stessi punti.

Senza dubbio l’attenzione degli sportivi è tutta concentrata a Bologna dove si scontrano le due regine incontrastate dei gironi.

I padroni di casa scendono in campo al gran completo,mentre i granata rinunciano ad Anacleto Janni ottimamente sostituito da Emilio Colombari. Lo stadio è naturalmente gremito in ogni ordine di posto e i felsinei fanno subito capire che vogliono sfruttare a pieno un simile vantaggio. Dopo una mezz’ora di attacchi “Geppe” Della Valle, capitano di mille battaglie, sblocca la partita. I campioni uscenti accusano il colpo e dieci minuti dopo incassano anche il raddoppio di Schiavio. La ripresa inizia com’era terminato il primo tempo con il Bologna che domina e i granata intenti a limitare i danni ma questo non impedisce al centravanti rosso-blu di portare i suoi sul 3 a 0 e di realizzare una fantastica doppietta personale. A questo punto il Bologna molla la presa e i granata riprendono coraggio arrivando a segnare il gol della bandiera con Giulio Libonatti. Nulla è perduto per il Torino al quale basta vincere la gara di ritorno per guadagnarsi il diritto a disputare la bella in campo neutro.
Bologna (Stadio Littoriale) domenica 23 giugno 1929:

BOLOGNA – TORINO 3-1

RETI: 31′ Della Valle, 41′ e 58′ Schiavio, 86′ Libonatti (TO).

BOLOGNA: Gianni, Monzeglio, Gasperi, Genovesi, Baldi, Pitto, Busini I, Della Valle, Schiavio, Busini III, Muzzioli. .ALL.: H. Felsner

TORINO: Bosia, Vincenzi, Martin II, Martin III, Colombari, Speroni, Vezzani, Baloncieri, Libonatti, Rossetti II, Franzoni. ALL.: T. Cargnelli

ARBITRO: Rovida di Milano.
Meno affascinante della finale scudetto, ma non meno importante è l’incontro che affrontano la Lazio e il Napoli per la permanenza nella massima divisione. Si tratta di due società emergenti nel panorama nazionale che, rispetto al campionato precedente, hanno compiuto dei notevoli miglioramenti grazie anche all’ingaggio di ottimi calciatori come Cevenini V e Rier da parte dei capitolini e Sallustro da parte dei campani.

Teatro della sfida è lo stadio di San Siro. Le squadre scendono in campo nella loro migliore formazione. E’ fin pleonastico affermare che si tratta di una partita in cui la tensione la fa da padrona. I capitolini rompono per primi gli indugi e grazie ad un gol dell’istriano Spivach si portano in vantaggio dopo 17 minuti. La reazione campana tarda a venire tanto che l’1 a 0 è anche il risultato finale del primo tempo. Il riposo porta consiglio al Napoli che nella ripresa scende in campo con un altro piglio. I risultati si vedono immediatamente in quanto Attila Sallustro pareggia le sorti della gara dopo 13 minuti di gioco. Ora l’inerzia della partita è a favore dei partenopei che, sulle ali dell’entusiasmo continuano a spingere. I frutti arrivano dopo circa un quarto d’ora quando il minore dei fratelli Innocenti realizza la rete del 2 a 1. Il merito della Lazio è quello di non abbattersi e
dopo 10 minuti Carlo Cevenini, ultimo di una stirpe gloriosa di ottimi calciatori, impatta la gara. A questo punto la stanchezza e la paura di perdere si fanno sentire. Il 2 a 2 rimane invariato per i restanti dieci minuti dei tempi regolamentari e per tutti i supplementari. La tremenda sfida deve essere ripetuta.
Milano (Stadio San Siro): 23 giugno 1929:

LAZIO – NAPOLI 2-2 d.t.s.

RETI: 17′ Spivach (LA), 55′ Sallustro I, 69′ Innocenti II, 79′ Cevenini V (LA).

LAZIO: Sclavi, Saraceni, Bottaccini, Pardini, Furlani, Caimmi, Cevenini V, Bodrato, Spivach, Ryer, Vaccari.

NAPOLI: Valeriani I, Innocenti I, Scacchetti, De Martino, Roggia, Cassese, Gariglio I, Innocenti II, Sallustro I, Buscaglia I, Fenili.

ARBITRO: Carraro di Padova.
L’eco dei risultati della domenica precedente caratterizza le pagine sportive di quest’ultima settimana di giugno. Altri tifosi sono in fibrillazione: sono quelli di Inter e Juventus e Genoa e Milan impegnate a contendersi l’accesso alla Mitropa Cup. In particolare, però, l’attenzione si concentra sulle conseguenze del pareggio tra Lazio e Napoli. Entrambe le squadre hanno grandi dirigenti: Giorgio Vaccari per i capitolini e Giorgio Ascarelli per i campani i quali, invece di aprire un contenzioso sulla data e sulla sede in cui disputare la ripetizione del match, lavorano di comune accordo per far si che venga allargato il numero delle partecipanti alla nuova serie A da 16 a 18. I dirigenti delle due squadre trovano validi argomenti agli occhi della Federazione e del Regime: la nona classificata del girone A è la Triestina che beneficerebbe di un eventuale allargamento del campionato. Trieste è il simbolo della vittoria durante la Prima Guerra Mondiale e per il movimento calcistico nazionale si tratterebbe di conquistare una piazza fondamentale anche perché ponte ideale con la regione istriana che sta fornendo fior di giocatori come Volk, Vojack e i fratelli Varglien. Per il regime, invece, la partecipazione della società alabardata al massimo campionato diventa un valido mezzo per continuare ad italianizzare terre rimaste per troppi anni in mani straniere. Con queste argomentazioni la ripetizione dello spareggio non verrà mai disputata, ed entrambe le compagini bianc’azzurre verranno ammesse all’elites del calcio assieme alla Triestina.

Intanto Bologna e Torino preparano il ritorno della loro sfida. Per i granata si tratta di vincere o morire. Cargnelli apporta alcune modifiche alla formazione lasciando fuori il terzino livornese Giovanni Vincenzi e il mediano Mario Sperone avvicendandoli con Feliciano Monti e l’esperto Giuseppe Aliberti. Hermann Felsner, invece, lascia invariata la formazione del suo Bologna. I petroniani sono abili a resistere per tutta la prima frazione di gara agli assalti dei padroni di casa. La contesa sembra non sbloccarsi ma il Torino possiede giocatori dotati di classe ed astuzia, primo fra tutti Giulio Libonatti abilissimo a realizzare al 20′ della ripresa una rete che risulterà decisiva.
Torino: (Campo Via Philadelphia): 30 giugno 1929:
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TORINO – BOLOGNA 1-0

RETI: 65′ Libonatti.

TORINO: Bosia, Monti III, Martin II, Martin III, Colombari, Aliberti, Vezzani, Baloncieri, Libonatti, Rossetti II, Franzoni. ALL.: T. Cargnelli.

BOLOGNA: Gianni, Monzeglio, Gasperi, Genovesi, Baldi, Pitto, Busini I, Della Valle, Schiavio, Busini III, Muzzioli. ALL..: H. Felsner

ARBITRO: Lenti di Genova.
In questa prima domenica d’estate la festa per Torino continua: dopo i granata, sullo stesso terreno di gioco scendono anche Juventus ed Inter per contendersi l’accesso alla Mitropa Cup, la principale manifestazione europea per club dell’epoca. Tra i bianconeri manca Luigi cevenini, ma l’assenza non impedisce ai padroni di casa di raggiungere il traguardo grazie ad una rete di Federico Munerati, la fortissima ala destra troppo precocemente dimenticata dalla nazionale.
Torino (Campo di Via Philadelphia): 30 giugno 1929:

JUVENTUS – AMBROSIANA INTER 1-0

RETE: 47′ Munerati.

JUVENTUS: Combi, Rosetta, Caligaris, Barale III, Varglien I, Mosca, Munerati, Galluzzi, Sanero, Crotti, Barisone. ALL.: Haytcken

AMBROSIANA INTER: Smerzi, Allemandi, Gianfardoni, Pietroboni, Viani I, Castellazzi, Conti L., Balestrini, Meazza, Blasevich, Mazzoletti.

ARBITRO: Turbiani di Ferrara.
A San Siro, sempre per il medesimo obbiettivo, si trovano di fronte il Milan e il Genoa. Tecnicamente i liguri hanno l’organico migliore, ma i rossoneri sono reduci da una stagione ad altissimo livello nella quale si sono presi il lusso di uscire imbattuti dai due incontri col Torino. Non fosse stato per alcuni inopinati passi falsi contro squadre di bassa classifica, i milanisti avrebbero potuto lottare fino in fondo per la finale. Rimane comunque questo traguardo prestigioso da raggiungere. I padroni di casa sembrano i grandi favoriti stante anche l’assenza di Levratto tra gli ospiti. La partita, però si mette subito bene per la squadra allenata da Renzo De Vecchi in vantaggio dopo un quarto d’ora con Franco Chiecchi, mezz’ala cresciuta nell’Hellas Verona, dotata di grande tecnica e di buon fiuto del gol. Gli uomini del presidente Piero Pirelli reagiscono al colpo e a sette minuti dall’intervallo, grazie a “Pi n” Santagostino, raddrizzano la gara. Passano solo cinque minuti e l’ex juventino Torriani porta in vantaggio i rossoneri.

Nella ripresa il Genoa si getta in avanti per cercare di rimediare, ma tutto sembra vano fino a quando, a soli dieci minuti dalla fine, Umberto Lombardo, terzino di scuola alessandrina, riesce ad impattare la gara. A questo punto, come spesso succede, stanchezza e paura di perdere vanno di pari passo e nemmeno i due tempi supplementari saranno sufficienti a sbloccare la situazione a favore di una delle due squadre.
Milano (Stadio San Siro): domenica 30 giugno 1929:

MILAN – GENOVA 1893 2-2 d.t.s.

RETI: 15′ Chiecchi III, 38′ Santagostino II (MI), 43′ Torriani (MI), 80′ U. Lombardo.

MILAN: Compiani, Perversi, Schenoni, Marchi, Sgarbi, Pomi, Torriani, Santagostino II, Pastore, Aigotti, Tansini.

GENOVA 1893: De Prà, Spigno, Lombardo U., Barbieri I, Burlando, Gilardoni, Puerari, Bodini I, Catto, Chiecchi III, Rosso. ALL.: R. De Vecchi.

ARBITRO: Carraro di Padova.
La settimana successiva trascorre nell’attesa dell’atto decisivo della stagione: sul neutro di Roma, Bologna e Torino si contendono il massimo trofeo nazionale.

Come si è visto si tratta di due ottime squadre; probabilmente quella granata può contare su una rosa più ampia, ma gli uomini allenati da Felsner sembrano comunque in grado di reggere fisicamente. Per la partita di Roma l’allenatore austriaco opera un cambio nella formazione inserendo Martelli al posto del maggiore dei fratelli Busini, mentre Cargnelli schiera sul terreno di gioco lo stesso undici che ha vinto la settimana precedente.

Sugli spalti dello stadio del P.N.F. c’è il pubblico delle grandi occasioni per un evento sportivo talmente importante da essere trasmesso anche alla radio. E’ la prima volta che l’intera popolazione ha la possibilitòà di seguire via etere, attraverso la voce di Giuseppe Savelli Fioretti, le gesta di due squadre di club in quanto un simile onore finora è toccato solamente alla nazionale.


L’incontro è equilibrato a dimostrazione di quanto le due squadre siano sullo stesso livello: sembra che si debba arrivare ai tempi supplementari quando Schiavio mette il turbo e dopo una discesa devastante libera “Teresina” Muzioli che batte il portiere granata Bosia. Per il Bologna è il delirio, mentre per i granata il gol della forte ala sinistra segna la fine di un’epoca. Il peso degli anni inizia comunque a farsi sentire su alcuni campioni granata; uomini come Aliberti, Baloncieri e Libonatti hanno già passato i trent’anni e a livello societario non c’è più l’entusiasmo che ha contribuito a costruire lo squadrone dominatore negli ultimi anni. Infatti, dopo la conquista dello scudetto del 1928, il Conte Marone Cinzano, deluso dalla vicenda Allemandi, ha lasciato il mondo del calcio. Per gli uomini di Felsner, invece, si tratta della continuazione di un ciclo che manterrà il sodalizio ai vertici del calcio italiano ed europeo per molti anni ancora.
Roma (Stadio del P.N.F.): domenica 7 luglio 1929:

BOLOGNA-TORINO 1-0

RETE: 82′ Muzzioli.

BOLOGNA: Gianni, Monzeglio, Gasperi, Genovesi, Baldi, Pitto, Martelli, Della Valle, Schiavio, Busini III, Muzzioli. ALL.: H. Felsner

TORINO: Bosia, Monti III, Martin II, Martin III, Colombari, Janni, Vezzani, Baloncieri, Libonatti, Rossetti II, Franzoni. ALL.: T. Cargnelli.

ARBITRO: Carraro di Padova.
La rosa dei campioni d’Italia:

Baldi I, Besoli, Busini I, Busini III, Cogolli, Della Valle, Di Gianberardino, Gasperi, Genovesi, Gianni, Ghillini, Lolli, Martelli, Mercatelli, Monzeglio, Muzioli, Negrini, Perin, Pitto,Pozzi, Schiavio, Zuffi.



Prima di andare tutti in vacanza e da questi anni inizieranno ad andarci anche i figli degli operai, dato che stanno prendendo piede le colonie marine organizzate sia dall’O.N.M.I, sia dalle grandi aziende, c’è ancora da emettere un verdetto. Milan e Genoa scendono in campo per contendersi l’accesso alla Mitropa Cup. Si gioca sul terreno del Genoa. I tecnici riconfermano le stesse formazioni che avevano pareggiato a Milano. La gara risulta equilibrata e quando Piero Pastore porta in vantaggio il Milan poco dopo la mezz’ora del primo tempo, il verdetto sembra certo. Il Genoa, però, possiede giocatori esperti e dotati di carattere e Rosso, dopo sette minuti della ripresa, impatta l’incontro. La battaglia diventa furibonda, ma il risultato non si sblocca. Si va ai supplementari e ancora una volta il verdetto non cambia. Nemmeno dopo 240 minuti di gioco non ci sono ne vincitori ne vinti. Ripetere la gara è impossibile in quanto la competizione europea è ormai alle porte e non ci sono i tempi tecnici per rigiocare. In questi casi, non esistendo ancora la formula dei calci di rigore, il verdetto viene affidato alla sorte con il più crudele dei testa o croce. Il lancio della monetina arride al Genoa.

Per le ambizioni rosso-nere questa è una brutta sconfitta acuita anche dall’abbandono di Piero Pirelli che, dopo vent’anni lascia la presidenza del club del quale era stato uno dei fondatori.

Genova (Stadio Luigi Ferraris): domenica 12 luglio 1929:

GENOVA 1893 – MILAN 1-1 aet

RETI: 32′ Pastore (MI), 52′ Puerari.

GENOVA 1893: De Prà, Lombardo U., Spigno, Barbieri I, Burlando, Gilardoni, Puerari, Bodini I, Catto, Chiecchi III, Rosso. C.T.: R. De Vecchi

MILAN: Compiani, Perversi, Schenoni, Marchi, Sgarbi, Pomi, Torriani, Santagostino II, Pastore, Aigotti, Tansini.

ARBITRO: A. Gama di Milano.
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