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ALESSANDRIA-ROMA 0-2: BOTTE DI MARZO!

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Gli avvenimenti principali del marzo calcistico 1929 si registrano durante la gara Alessandria-Roma. È un pomeriggio gelido e brumoso e il primo tempo di questo incontro di cartello si conclude a reti inviolate. Nella ripresa Volk indirizza di testa in rete un pallone sul quale il portiere dei padroni di casa Morando si protende invano in un tuffo aereo. Un difensore appostato sulla linea di porta respinge di pugno e l’arbitro Scarpi di Dolo concede il rigore; pubblico e

giocatori locali insorgono contro la decisione reclamando la sanzione del preteso fallo di Volk nello scontro col portiere.

L’arbitro è irremovibile e Barzan si incarica di calciare il penalty, previo schieramento tra i pali di Giovanni Ferrari. Morando giace infatti inanimato ai bordi del

campo e per il terzino giallorosso la trasformazione si dimostra una semplice formalità. L’incontro riprende ed inizia un violento scambio di colpi proibiti senza che

l’arbitro veneto intervenga con
opportune espulsioni. Forse per pareggiare il conto con il portiere locale, in una mischia sotto la porta giallorossa Ballante viene colpito anonimamente da un

tremendo pugno in faccia e fa la fine del collega. Si accende una zuffa furibonda sedata solo con l’intervento in campo dei carabinieri. Ciononostante la partita

riprende senza sanzioni arbitrali. In seguito Volk, con una delle sue famose “sciabolate”, raddoppia. A questo punto il pubblico invade il terreno di gioco. Scarpi,

duramente malmenato, viene salvato a stento dai tutori dell’ordine, mentre i giallorossi sono costretti ad abbandonare precipitosamente lo stadio in tenuta da gioco,

lasciando negli spogliatoi tutti gli effetti personali. Trovarsi per le vie cittadine, con l’uniforme degli aborriti calciatori ospiti, in mezzo alla folla inferocita,

non garantisce nessuna incolumità. Bernardini e compagni, protetti alla meglio dalla polizia, si allontanano dalla città a bordo di alcuni taxi e persino di una

carrozzella. Dovendo recarsi ben lontano addirittura a Novi Ligure, dove vengono benevolmente ospitati da un dirigente della società in maglia grigia.

Gli incresciosi fatti di Alessandria fanno il paio con quelli di Novara: risse tra giocatori per decisioni se vogliamo sbagliate degli arbitri e, nel caso appena

descritto, con il coinvolgimento del pubblico avrebbero dovuto far riflettere sulla necessità inderogabile di formare una vera coscienza sportiva tra atleti e

spettatori. Invece non si è mai fatto nulla: anzi quando accade qualcosa del genere lo si è sempre classificato come un avvenimento nuovo, dimenticando il pregresso al

punto da arrivare alla negazione di gravi avvenimenti precedenti. Purtroppo la violenza legata agli incontri di calcio c’è e c’è sempre stata, diventando semmai

organizzata nel momento in cui sono nate le tifoserie.

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