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SCOPPIA IL CASO ALLEMANDI!

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Proprio nei giorni in cui la Roma calcistica festeggia la neonata società, a Torino un giornalista romano, tale Perminelli, è lo spettatore involontario del primo caso

di corruzione del calcio italiano.

È un’estate torrida, quella del ’27! Le finestre della pensione di piazza Madonna degli Angeli le finestre spalancate in cerca d’ossigeno per

avventori allo stremo delle forze. Tra questi c’è anche Luigi Allemandi, affacendato nei preparativi della sua partenza definitiva dal capoluogo piemontese:
prima la villeggiatura, poi il probabile trasferimento al Bologna, dove dovrebbe far coppia con un altro formidabile terzino: Eraldo Monzeglio. Prima di partire, però,

il giocatore attende una risposta da un certo Gaudioso. Costui, proprio in questi giorni di fine luglio si presenta nella stanza di Gigi con una cattiva notizia:

Chi è Nani? Chi è Gaudioso? Nani è un solerte dirigente granata che, per compiacere il presidente Marone Cinzano, il quale vuole a tutti i costi la vittoria nel derby

del 12 giugno, decide di facilitare le cose alla sua squadra. Tra le frequentazioni del Nani c’è un certo Gaudioso, estremamente amico del giovane terzino della

Juventus Luigi Allemandi. Visti i patemi del dirigente, il Gaudioso gli prospetta la possibilità di ammorbidire Allemandi attraverso il versamento di una somma

cospiqua: 50.000 lire, l’equivalente di cinque balilla e 125 volte lo stipendio che il terzino percepisce in un mese alla Juventus. Il granata, in modo sprovveduto,

accetta la proposta e allunga immediatamente ad Allemandi un anticipo di 25.000 lire con la promessa di fargliene avere altrettante a partita giocata (e vinta). 50.000

lire… Non certo per colpa di Allemandi, uno dei migliori in campo, la Juventus perde derby e scudetto. Vistosi praticamente gabbato, Nani, l’unico a festeggiare mal

volentieri il risultato, non ha nessunissima intenzione di sganciare la seconda rata, mettendo una parola definitiva in questa calda giornata di fine luglio. I toni

si alzano, le finestre sono spalancate e la pensione attualmente è al completo. Sul registro dei clienti è segnato anche il nome Perminelli che ha in custodia le

chiavi della stanza adiacente a quella di Allemandi e che in quel momento, esercitando u suo legittimo diritto, la sta occupando.

Ferminelli è un giornalista romano trapiantato da qualche anno a Torino, dove, dopo un breve periodo di apprendistato alla Stampa, è stato assunto come redattore al

Paese Sportivo. Fin da inizio stagione il giornalista è in aperta polemica con la società granata, colpevole di non averlo incluso ad inizio stagione nell’elenco degli

aventi diritto alla tessera permanente per il Filadelfia. Lui (sembra storia di oggi…) se n’è lagnato con la società, che si scusa immediatamente per l’equivoco

invitandolo a passare in sede per ritirare l’agognata tessera, compiendo, agli occhi del giornalista, un altro reato di “lesa Maestà”. A questo punto la società

granata decide di non assecondare i capricci di qual si voglia giornalista e la tessera rimane ben custodita negli uffici. La penna romana inizia a vergare per tutta

la stagione articoli di fuoco contro il Torino, comparsi pure su un foglio milanese, Lo Sport, e su
un settimanale satirico romano, Il Tifone.

Naturalmente anche Ferminelli boccheggia per il caldo in quelle interminabili giornate di fine luglio, a Torino e la sua finestra è costantemente spalancata come una

bocca pronta ad ingoiare le urla sempre più alte di Allemandi e Gaudioso per il godimento dello “scriba” capitolino! Perminelli si trova un pezzo sensazionale, servito

a domicilio, perdipiù capace di affossare l’odiato Torino. Immediatamente su Lo Sport escono poche righe. I redattori milanesi vogliono affrontare l’argomento con

estrema cautela rendendo le allusioni contenute in un breve trafiletto assolutamente incomprensibili.

Ci pensano i redattori del Tifone, invece, a sparare un bel titolo:

E sotto, la piccata ricostruzione dei

fatti del Ferminelli pronto ad avanzare sospetti sulla legittimità dello scudetto appena assegnato.

A questo punto la Federazione mette tutto a tacere ed affida al segretario Giuseppe Zanetti il compito di svolgere minuziose indagini su quanto sarebbe accaduto nei

giorni antecedenti il derby di giugno.

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