CENT'ANNI DI STORIA D'ITALIA RACCONTATI DAL CALCIO

LE GRANDI SFIDE DI SERIE A E TUTTA LA CHAMPION'S LEAGUE SU MEDIASET PREMIUM

LE SOCIETÀ SI FONDONO: NASCE LA ROMA!

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather
Nell’estate del 1927 la Federcalcio porta a compimento due dei tre punti fondamentali del programma esposto da Leandro Arpinati al momento del suo

insediamento alla presidenza l’anno precedente: la chiusura totale agli stranieri (il calcio italiano perde elementi del calibro di Hirzer, Povolni e Weistz) e il

completamento dell’opera di fusione delle compagini attive nello stesso comune, eccezion fatta per quello di Milano. Un simile atto d’imperio è reso possibile da una

norma federale che impedisce ad una città di essere rappresentata da più di una società nella stessa serie. Tuttavia vi sono realtà come Torino, Milano, Genova e Roma

dove si esibiscono sodalizi con grandi risultati alle spalle ed un vasto seguito di pubblico, la cui fusione sarebbe contro producente. E’ senz’altro il caso di

Juventus e Torino che per questo motivo non vengono accorpate. A Genova, a Milano e a Roma esistono più di due realtà ad alto livello; per Genova e Milano si decide di

non toccare la squadra con più titoli (Genoa e Milan) e di fondere tra loro le altre. Nel capoluogo ligure vengono unite l’Andrea Doria e la Sampierdarenese dando

origine alla Dominante, mentre in quello lombardo (ciò accadrà però solo l’anno successivo) si accorpano l’Internazionale e l’U.S. Milanese, creando l’Ambrosiana

Inter.

A Roma, invece, esisterebbero le condizioni per fondere assieme tutte le società, Alba, Fortitudo e Lazio, non essendo nessuna delle tre mai stata campione nazionale.

Tuttavia il presidente laziale Giorgio Vaccaro riesce ad evitarla appellandosi al fatto che la società bianc’azzurra è diventata ente di utilità morale grazie al

regio decreto del 1921. Orfana dell’apporto di uomini e strutture degli aquilotti, nasce così l’Associazione Sportiva Roma di cui

vale la pena ricostruirne minuziosamente le fasi della fondazione.

Scopo di un simile progetto, è quello di unire le forze calcistiche dell’Urbe in modo da contrapporre, alle più agguerrite e solide compagini settentrionali, una

squadra modernamente organizzata e formata da atleti di primo piano., Fino a questo momento nel mondo calcistico capitolino, ha predominato il classismo più acceso.

Ogni squadra romana di prima divisione ha rappresentato un gradino di una piramide sociale stratificata. Ognuna di esse possiede qualcosa che manca all’altra;

incollate insieme avrebbero, però, fatto germogliare e crescere il fenomeno testaccino e radicato, nell’animo degli sportivi romani, la passione giallorossa. Questo è

quanto comprende Italo Foschi, organizzatore di notevole prestigio e di onestà a tutta prova, diventato promotore dell’iniziativa rinnovatrice del calcio romano. In

questo periodo egli ricopre la carica di federale e, contemporaneamente, è membro del C.O.N.I. e presidente della Fortitudo Pro Roma. I vecchi borghigiani rivendicano

l’apporto più sostanzioso alla fondazione dell’Associazione Sportiva Roma, dato che da questo club provengono ben 12 giocatori, di cui cinque indosseranno in seguito

la maglia della nazionale.

Il dibattito attorno a questo progetto è molto acceso, trattandosi comunque di accorpare società acerrime nemiche da anni. I contrari sostengono che la fusione, voluta

dall’avv. Italo Foschi non è altro che un atto d’imperio; i favorevoli invece sostengono che, data la situazione economica dei diversi sodalizi e l’impossibilità di

gareggiare ad armi pari con le formazioni settentrionali, diventi una necessità., Questa, in ultima analisi, è la molla che fa scattare una simile operazione

altrimenti impensabile. Essa scaturisce da diverse cause concomitanti: anche per volere del regime fascista la capitale d’Italia deve salire, nei valori calcistici

nazionali, ai livelli di Torino, di Genova, di Milano, ma anche di Bologna. I grandi clubs del norditalia si sono rafforzati attraverso l’apporto di circoli cittadini,

diventati appendici dei granata, dei bianconeri, dei neroazzurri, dei rossoneri, dei rossoblu etc. Roma, questo movimento di unione non l’ha mai avuto, soprattutto

perchè i diversi grappoli di tifosi non intendono abbandonare le rivalità rionali che, nel ’26, sono ancora profonde. La rivalità rionale significa anche rivalità di

classe e distacco sociale tra gli abitanti di un rione e di un altro.

Va comunque ricordato che il movimento unitario del calcio romano è cominciato molto prima della data di fondazione dell’A.S. Roma. Come punto emblematico di partenza

occorre attestarsi – per meglio intendere le finalità desiderate da Italo Foschi – al 1922, anno in cui militano nella prima divisione regionale otto squadre

capitoline: la Lazio, il Roman, la Juventus, la Fortitudo, l’Alba, l’Audace, la Pro Roma, l’U.C. Romana. In questa stagione la Fortitudo giunge in finale nazionale con

la Pro Vercelli (dopo che le due compagini si sono affermate rispettivamente nel girone della Lega Sud e in quello della Lega Nord). La Pro Vercelli diventa campione

vincendo i due incontri: per 3-0 il primo e per 5-2 il secondo. Un simile risultato sortisce l’effetto di caricare l’ambiente: si ricercano opportunità per rendere più

solide le formazioni; l’U.C. Romana si fonde nella Pro Roma. Questa poi, si amalgama alla Fortitudo, mantenendo la doppia ragione sociale (Fortitudo Pro Roma).

Sull’altro versante l’Alba assorbe la sezione calcio dell’Audace, oltre a cartellinare i pochi giocatori rimasti liberi della disciolta Juventus. I due movimenti

collaterali, anche se rivali, di unione delle forze calcistiche della capitale preludono, ovviamente alla fusione finale. Italo Foschi, in quel periodo, ha assunto la

presidenza della Pro Roma, la cui ragione sociale è Associazione Sportiva Fascista Pro Roma. Nel 1927, l’avvocato si fa quindi promotore della fusione.
Tutta l’operazione si conclude con la firma del 22 luglio, lo stesso giorno del Trionfo italiano al campionato mondiale ciclistico con Binda vittorioso e Girardengo,

Piemontesi e Belloni rispettivamente al 2°, 3°, 4° posto.

I colori del nuovo sodalizio sono il giallo e il rosso –quelli di Roma – mentre come simbolo viene scelta la lupa. Si tratta senz’altro di un’operazione d’immagine

molto azzeccata col risultato di facilitare enormemente l’identificazione nella squadra da parte dei tifosi, che in nome della “romanità” mettono da parte le vecchie

rivalità. E’ subito chiaro che la neonata società può godere di un seguito largamente superiore a quello della Lazio, i cui simboli si dimostrano lontani dal sentire

comune degli abitanti capitolini.

Viene costituita una commissione tecnica con il compito di selezionare i migliori giocatori delle società; la prima rosa romanista è formata da:

Ballante, Angelo Bianchi, il terzino Corbyons, Chini, Degni, Fasanelli, Mattei, Rovida, Ziroli e Celestini provenienti Dall’Alba; Bramante, Antonio

Bianchi, Cappa, Canestrelli, De Micheli, Ferraris IV (il biondino di Borgo San Pio che diventerà campione del mondo nel 1934), Preti, il portiere Rapetti, Scocco,

Scardola, Sbrana e Zamporlini provenienti dalla Fortitudo ed infine Giorgio Carpi, l’unico giocatore che non volle mai essere pagato, Bossi, Fosso e Maddaluno

provenienti dal Roman.

Tutti questi giocatori vengono ingaggiati per un compenso mensile di 30.000 lire e vengono guidati in panchina da William Garbut.

L’ingaggio del tecnico inglese è senz’altro la prima grande operazione di mercato portata avanti dalla neonata società capitolina che, negli anni successivi, si

distinguerà per altri colpi sensazionali.

L’entusiasmo e il calore con cui i tifosi avrebbero sostenuto la Roma viene testimoniato immediatamente nell’amichevole con gli Ungheresi della Ujpest, disputata il 28

luglio del 1927, al Motovelodromo Appio.

In un periodo in cui si afferma la figura del calciatore professionista, il caso di Giorgio Carpi Non è l’unico: a Napoli gioca un forte paraguaiano; nobile di

origine italiana, Attila Sallustro, non ha mai voluto essere pagato in quanto ha sempre considerato il football un hobby. L’unico regalo che riceverà, oltre alla

notorietà, sarà una lussuosa auto Balilla donatagli dal presidente campano Giorgio Ascarelli.

Quelle citate all’inizio non sono state le uniche fusioni: a Bari, Taranto, Savona e Venezia vengono unite le squadre locali.

PAGINA SUCCESSIVA Facebooktwittergoogle_pluslinkedinrssyoutubeby feather